Il terrorista in bici mimetizzato a Ferrara
di Alessandra Mura
Tracce elettroniche e intercettazioni: così è stato incastrato Anis
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Lo hanno fermato in via Bologna con la scusa di un controllo, mentre tornava a casa in bicicletta insieme a un amico. All’apparenza due ragazzi normali che avevano trascorso il sabato sera in centro. All’apparenza un normale accertamento di polizia. Ma di consueto e normale, in quella situazione, non c’era nulla. Perché sabato sera attorno alle 22, sulla ciclabile di via Bologna all’altezza del civico 92, poco prima dell’incrocio con via Argine Ducale, c’era Anis Hanachi, 25 anni, tunisino, fratello dell’attentatore di Marsiglia Ahmed, conosciuto come islamico radicalizzato e ricercato dall’Antiterrorismo internazionale perché ritenuto l’ispiratore del massacro di due ragazze innocenti alla stazione Saint Charles.
Agli agenti della Digos di Ferrara e Bologna ha detto di essere algerino, ma gli investigatori hanno acquisito piena certezza sulla sua identità confrontando le sue impronte digitali con le quelle fatte nel 2014 a Favignana, dove era stato fotosegnalato e poi espulso come clandestino.
Dalla Francia, dove l’autorità giudiziaria aveva spiccato un Mandato di Arresto Europeo a suo carico, erano arrivate precise indicazioni sulla sua presenza in Italia da inizio ottobre, subito dopo il duplice omicidio. Il 4 ottobre era in Liguria, dove aveva attivato una scheda telefonica italiana, e acceso così una spia sul suo ingresso nel territorio nazionale.
A Ferrara, come hanno spiegato ieri il Questore Antonio Sbordone, il dirigente dell’Antiterrorismo di Bologna Antonio Marotta e la dirigente della Digos ferrarese Francesca Fischione, era arrivato il 5 ottobre e si era mimetizzato in un ambiente tranquillo, tra studenti insospettabili suoi connazionali, in un appartamento del condominio Il Quartiere di via Camillo Mazza, non lontano dal luogo dell’arresto. Pensava di essere al sicuro, al punto che durante il suo soggiorno ferrarese non ha adottato particolari precauzioni, collegandosi anche alla sua pagina Facebook e fornendo così importantissime tracce elettroniche per gli inquirenti.
La pista delle successive intercettazioni ha condotto gli uomini della Digos prima allo studentato di via Santo Spirito, dove fino a pochi mesi fa viveva l’amico che ha offerto ospitalità ad Anis, e poi al condominio di via Camillo Mazza, dove un gruppo di quattro studenti universitari aveva preso in affitto un appartamento da poche settimane. Ragazzi a posto, regolari, così come perfettamente integrato è l’amico a cui Anis aveva chiesto ospitalità. Vengono entrambi da Biserta, dove si erano conosciuti da ragazzi. L’amico sapeva ovviamente che Anis è il fratello dell’attentatore di Marsiglia, ma non che fosse ricercato. Del resto, era con lui in bicicletta, pedalando tranquillo al suo fianco sabato sera, quando è scattato l’arresto. Nei suoi confronti non è stato adottato alcun provvedimento. Sono però in corso verifiche su altre persone che potrebbero aver favorito il complice del killer: «Ci saranno prossimi sviluppi investigativi», ha annunciato il Questore.
Di certo Ferrara non era la destinazione del fuggitivo, ma solo una tappa di passaggio. Quando è stato fermato, in una serata di pioggia, con sé aveva uno zainetto che conteneva tutti i suoi pochi effetti personali, compresi un cellulare e un tablet che sono stati sequestrati.
Non ha opposto alcuna resistenza, ma non ha nemmeno fornito collaborazione agli investigatori. Portato nel carcere dell’Arginone, si è chiuso nel silenzio. Su di lui gravano accuse pesanti come macigni: partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell’attentato compiuto dal fratello, il 1 ottobre, alla stazione di Marsiglia dove due cugine di 17 e 21 anni sono state accoltellate a morte.
Gli inquirenti ritengono che Anis non si trovasse a Marsiglia il giorno del duplice omicidio, ma sono convinti che abbia avuto un ruolo di spicco nella pianificazione e nell’istigazione dell’attentato. Nei giorni scorsi altri due fratelli di Anis e Ahmed - Anwar ed Emma - erano stati arrestati in Tunisia, e gli investigatori ritengono fondata la pista della cellula jihadista familiare. Brevissima si annuncia anche la sua permanenza all’Arginone: la Corte di Appello di Bologna ha convalidato l’arresto e Anis verrà estradato in Francia tra pochi giorni.
Agli agenti della Digos di Ferrara e Bologna ha detto di essere algerino, ma gli investigatori hanno acquisito piena certezza sulla sua identità confrontando le sue impronte digitali con le quelle fatte nel 2014 a Favignana, dove era stato fotosegnalato e poi espulso come clandestino.
Dalla Francia, dove l’autorità giudiziaria aveva spiccato un Mandato di Arresto Europeo a suo carico, erano arrivate precise indicazioni sulla sua presenza in Italia da inizio ottobre, subito dopo il duplice omicidio. Il 4 ottobre era in Liguria, dove aveva attivato una scheda telefonica italiana, e acceso così una spia sul suo ingresso nel territorio nazionale.
A Ferrara, come hanno spiegato ieri il Questore Antonio Sbordone, il dirigente dell’Antiterrorismo di Bologna Antonio Marotta e la dirigente della Digos ferrarese Francesca Fischione, era arrivato il 5 ottobre e si era mimetizzato in un ambiente tranquillo, tra studenti insospettabili suoi connazionali, in un appartamento del condominio Il Quartiere di via Camillo Mazza, non lontano dal luogo dell’arresto. Pensava di essere al sicuro, al punto che durante il suo soggiorno ferrarese non ha adottato particolari precauzioni, collegandosi anche alla sua pagina Facebook e fornendo così importantissime tracce elettroniche per gli inquirenti.
La pista delle successive intercettazioni ha condotto gli uomini della Digos prima allo studentato di via Santo Spirito, dove fino a pochi mesi fa viveva l’amico che ha offerto ospitalità ad Anis, e poi al condominio di via Camillo Mazza, dove un gruppo di quattro studenti universitari aveva preso in affitto un appartamento da poche settimane. Ragazzi a posto, regolari, così come perfettamente integrato è l’amico a cui Anis aveva chiesto ospitalità. Vengono entrambi da Biserta, dove si erano conosciuti da ragazzi. L’amico sapeva ovviamente che Anis è il fratello dell’attentatore di Marsiglia, ma non che fosse ricercato. Del resto, era con lui in bicicletta, pedalando tranquillo al suo fianco sabato sera, quando è scattato l’arresto. Nei suoi confronti non è stato adottato alcun provvedimento. Sono però in corso verifiche su altre persone che potrebbero aver favorito il complice del killer: «Ci saranno prossimi sviluppi investigativi», ha annunciato il Questore.
Di certo Ferrara non era la destinazione del fuggitivo, ma solo una tappa di passaggio. Quando è stato fermato, in una serata di pioggia, con sé aveva uno zainetto che conteneva tutti i suoi pochi effetti personali, compresi un cellulare e un tablet che sono stati sequestrati.
Non ha opposto alcuna resistenza, ma non ha nemmeno fornito collaborazione agli investigatori. Portato nel carcere dell’Arginone, si è chiuso nel silenzio. Su di lui gravano accuse pesanti come macigni: partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell’attentato compiuto dal fratello, il 1 ottobre, alla stazione di Marsiglia dove due cugine di 17 e 21 anni sono state accoltellate a morte.
Gli inquirenti ritengono che Anis non si trovasse a Marsiglia il giorno del duplice omicidio, ma sono convinti che abbia avuto un ruolo di spicco nella pianificazione e nell’istigazione dell’attentato. Nei giorni scorsi altri due fratelli di Anis e Ahmed - Anwar ed Emma - erano stati arrestati in Tunisia, e gli investigatori ritengono fondata la pista della cellula jihadista familiare. Brevissima si annuncia anche la sua permanenza all’Arginone: la Corte di Appello di Bologna ha convalidato l’arresto e Anis verrà estradato in Francia tra pochi giorni.
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