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le reazioni in via bologna 

«Qui ci manca solo l’attentato per chiudere il cerchio»

«Qui ci manca solo l’attentato per chiudere il cerchio»

Gian Paolo Ferranti è il titolare dell’esercizio “Tutto Capsule” al civico 92 di via Bologna, esattamente nel punto in cui Hanachi è stato fermato. Della scena, avvenuta alle dieci di sera, però non...

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Gian Paolo Ferranti è il titolare dell’esercizio “Tutto Capsule” al civico 92 di via Bologna, esattamente nel punto in cui Hanachi è stato fermato. Della scena, avvenuta alle dieci di sera, però non ha visto nulla: «A quell’ora il mio negozio è chiuso, ma non è solo per questo che l’arresto non mi ha suscitato particolare impressione. Siamo talmente bombardati di notizie su violenza e terrorismo da farci l’abitudine. Il fatto che sia avvenuto a Ferrara per me non significa nulla: ho un fratello a Londra. Posso solo dire che l’estremismo va combattuto, sempre, e che sono contento che la polizia lo abbia preso».

«Il problema è che non sappiamo chi abbiamo in casa», incalza Andrea Puviani di Foto Gino, mentre una cliente sbotta; «Siamo nel panico totale, possono essercene altri in mezzo a noi».

Sapere che un pericoloso jihadista per alcuni giorni ha circolato a Ferrara spaventa e sorprende Andrea Travagli, intento a chiacchierare con un gruppo di amici poco lontano dal luogo dell’arresto. «Potevo aspettarmelo in una grande città, come Milano o Roma, ma qui proprio no. Se l’hanno catturato, buon segno, vuol dire che gli apparati di sicurezza funzionano».

«Questo era arrivato a Ferrara, magari per fare qualcosa di grosso anche qui, non ci sentiamo protetti», si allarma Sara Bianchini della tabaccheria Fumo Negli Occhi. «A Ferrara ci manca solo un attentato e poi si chiude il cerchio, altro che isola felice», aggiunge il collega Marco Felloni.

Davanti al Bar Anna il signor Giorgio si chiede: «Perché era venuto a Ferrara? Perché si vede che aveva degli appoggi. E se qui in città persone del genere si sentono protette e sostenute, non c’è proprio da star tranquilli».

In realtà Anis non aveva trovato alloggio tra gli ambienti malavitosi, ma anzi aveva cercato di rendersi il più possibile “invisibile” facendosi ospitare da un connazionale senza alcun guaio con la giustizia, e del tutto inconsapevole che fosse braccato dall’Antiterrorismo. Ma la sua presenza, nel quartiere di via Bologna, è comunque occasione per sottolineare che degrado e criminalità non sono problemi solo della Gad: «Tra l’ippodromo, l’ex Enel di via Putinati e il parchetto della scuole Tumiati di notte ci sono dei gran brutti movimenti di spacciatori. Anche questo quartiere non è più sicuro».

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