Un estremista che ha combattuto come foreign fighter in Siria
Era un foreign fighter e per quasi dueanni avrebbe combattuto tra le file dell'Isis in Siria e in Iraq. Per poi rientrare in Europa e indottrinare il fratello Ahmed, portandolo su quelle posizioni...
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Era un foreign fighter e per quasi due
anni avrebbe combattuto tra le file dell'Isis in Siria e in Iraq. Per poi rientrare in Europa e indottrinare il fratello Ahmed, portandolo su quelle posizioni radicali che lo hanno spinto a uccidere a coltellate due ragazzine in nome di Allah. I primi elementi che emergono dopo l'arresto di Anis Hanachi, non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un soggetto pericoloso, a cominciare da quella nota arrivata dalla Francia alle autorità italiane la sera di martedì 3 ottobre, 48 ore dopo l'attentato davanti alla stazione di Saint-Charles.
I francesi accusavano Anis di associazione terroristica, per aver trascorso quasi due anni - dal 2014 al 2016 - nelle file jihadiste in Siria, e di complicità con il fratello nell'attentato. Avrebbe avuto anche lui un ruolo nell'organizzazione della strage. Segnalavano inoltre la sua possibile presenza in Italia fin dal 27 settembre e, soprattutto, sostenevano che nelle conversazioni con gli amici avrebbe più volte detto di «essere stanco», di «non poter andare avanti». Un segnale d'allarme serio, per il nostro Antiterrorismo, perché poteva nascondere la volontà del 25enne tunisino di passare all'azione in Italia.
Fino al 3 ottobre, però, quel nome per le nostre autorità di sicurezza non voleva dire nulla. Né era segnalato tra quelli sospettati di terrorismo. Sono state le verifiche con le banche dati a fornire una prima risposta: Anis aveva già avuto a che fare con l'Italia, nell'ottobre del 2014, quando era sbarcato con altri tunisini a Favignana spacciandosi per libico. In quell'occasione fu bloccato e respinto in patria e da allora se ne erano perse le tracce.
anni avrebbe combattuto tra le file dell'Isis in Siria e in Iraq. Per poi rientrare in Europa e indottrinare il fratello Ahmed, portandolo su quelle posizioni radicali che lo hanno spinto a uccidere a coltellate due ragazzine in nome di Allah. I primi elementi che emergono dopo l'arresto di Anis Hanachi, non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un soggetto pericoloso, a cominciare da quella nota arrivata dalla Francia alle autorità italiane la sera di martedì 3 ottobre, 48 ore dopo l'attentato davanti alla stazione di Saint-Charles.
I francesi accusavano Anis di associazione terroristica, per aver trascorso quasi due anni - dal 2014 al 2016 - nelle file jihadiste in Siria, e di complicità con il fratello nell'attentato. Avrebbe avuto anche lui un ruolo nell'organizzazione della strage. Segnalavano inoltre la sua possibile presenza in Italia fin dal 27 settembre e, soprattutto, sostenevano che nelle conversazioni con gli amici avrebbe più volte detto di «essere stanco», di «non poter andare avanti». Un segnale d'allarme serio, per il nostro Antiterrorismo, perché poteva nascondere la volontà del 25enne tunisino di passare all'azione in Italia.
Fino al 3 ottobre, però, quel nome per le nostre autorità di sicurezza non voleva dire nulla. Né era segnalato tra quelli sospettati di terrorismo. Sono state le verifiche con le banche dati a fornire una prima risposta: Anis aveva già avuto a che fare con l'Italia, nell'ottobre del 2014, quando era sbarcato con altri tunisini a Favignana spacciandosi per libico. In quell'occasione fu bloccato e respinto in patria e da allora se ne erano perse le tracce.
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