La Nuova Ferrara

Ferrara

Fermato in Svizzera il quinto fratello

Dopo Anis in città, bloccato un altro della famiglia Hanachi  

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L’ultimo dei fratelli l’hanno fermato a Chiasso, Anouar Hanachi assieme alla moglie, in Svizzera dove sarebbero arrivati in fuga dall’Italia domenica scorsa, il giorno dopo l’arresto a Ferrara, di Anis, uno dei tanti fratelli Hanachi, fratelli di Ahmed, il tunisino che a Marsiglia il 1 ottobre scorso aveva accoltellato e ucciso due ragazze e poi era stato ucciso dalla polizia francese.

Il cerchio si stringe sempre più attorno alla “cellula” familiare dei fratelli Hanachi, visto che dopo l’attentato di Marsiglia, la polizia francese ha attivato l’allerta che ha portato in successione, prima agli arresti in Tunisia di Moez e Emma/Amina, e poi a quello di Anis sabato in città e quindi domenica, l’ultimo dei 5 fratelli, Anouar.

Perché ormai è un dato oggettivo dell’inchiesta sulla “cellula” Hanachi, la polizia francese ritiene che l’attentatore di Marsiglia non avrebbe agito da solo e sarebbe stato radicalizzato e avrebbe pianificato tutto con l’aiuto dei familiari: appunto, i fratelli Hanachi. Tra tutti, è proprio Anis, 25 anni, foreign fighter che ha combattuto in Siria ed Iraq ad essere l’ispiratore della “cellula”, ad aver indottrinato e istigato il fratello Ahmed nella mattanza di Marsiglia. E adesso è toccato ad Anouar Hanachi, bloccato con la moglie al Centro di registrazione di Chiasso, dove si erano presentati come richiedenti asilo. L’allarme del resto, come a Ferrara, era scattato anche a Chiasso dove la polizia federale svizzera sapeva di aver a che fare con una «nota persona ai servizi di polizia esteri per i suoi legami con il terrorismo di matrice jihadista». Ma al momento, non è chiara la posizione dell’ultimo fratello fermato, in quanto le autorità svizzere annunciano di «aver ordinato l'espulsione della coppia per minaccia alla sicurezza interna della Svizzera». Non è ancora chiaro se e quale ruolo abbia avuto nell'attentato di Marsiglia e dunque, al momento, entrambi, Anouar e la moglie, sono in carcere i Svizzera in attesa dell’espulsione e probabilmente potrebbe essere consegnati alla polizia di frontiera italiana. Ma se Anis, il fratello arrestato a Ferrara, viene indicato come l’organizzatore di fatto dell’attentato di Marsiglia, Anouar viene indicato dall'intelligence tunisina come persona vicina ad ambienti estremisti e radicali e ora bisognerà accertare il suo ruolo nella strage.

Dopo l’arresto a Chiasso, ad Anouar e la moglie è stato sequestrato tutto ciò che avevano, compresi i telefoni che potranno- eventualmente - rivelare quanto ancora ampia sia la rete dei fratelli Hanachi e se stessero pianificando ulteriori azioni in giro per l'Europa. E se l’intelligence francese, tunisina e svizzera sono al lavoro, anche quella italiana e soprattutto la Digos ferrarese, continuano senza sosta a cercare risposte sulla presenza di Anis in città, alla ricerca di riscontri sul suo ruolo e indicazioni sulla sua permanenza in Italia e soprattutto per eventuali azioni programmate per il futuro. Perché spiegano investigatori interpellati, questa cellula familiare e “fai da te” - nel senso che potrebbe anche non avere contatti con organizzazioni verticistiche, potrebbe ugualmente essere pericolosa, perché imprevedibile.

Parte proprio da qui, dunque, l’indagine a Ferrara sulla presenza di Anis: sul perché fosse qui sono in corso ovviamente accertamenti a tappeto, non solo su chi la stava ospitando. Il ragazzo tunisino, suo connazionale e conoscente fin da ragazzi - cresciuti insieme nella città di Biserta - ha riferito agli inquirenti ferraresi di conoscere il passato di Anis, non che fosse ricercato: insieme erano stato fermati sabato sera in via Bologna, mentre tornavano verso la casa in cui abitavano in via Camillo Mazza. Lui, il ragazzo tunisino, studente a Ferrara, al momento - hanno spiegato dalla polizia - non ha nessun provvedimento a carico. È difficile sostenere che non fosse a conoscenza quantomeno del passato e dei legami familiari con l’attentatore di Marsiglia. Certo è che l’intelligence in azione tra Ferrara, Bologna e Roma sta lavorando sui contatti che Anis aveva prima di arrivare in città. Contatti che poi lo avevano posizionato a Ferrara da giovedì scorso, 5 ottobre, quando le prime celle telefoniche vengono attivate con la sua utenza. Non si sapeva granché di lui, ma l’attenzione degli inquirenti si era concentrata sull’amico “ferrarese”, il connazionale che lo stava ospitando. Da questa traccia sono arrivati ad Anis, bloccandolo: un lavoro importante con risultati assolutamente non casuali, ma voluti, cercati e trovati: un lavoro, ricordano gli inquirenti messo i campo dalla Polizia, con una collaborazione tra Antiterrorismo e le varie Digos di Bologna e Ferrara dalle cui indagini sono attesi sviluppi a breve.

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