«Quegli studenti caduti in trappola e usati come scudo»
di Alessandra Mura
Il presidente del Centro Islamico: ingannati dal connazionale «Quel personaggio non ha nulla a che fare con noi»
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«Questo personaggio ha solo una cosa in comune con i musulmani che vivono a Ferrara: ha condiviso lo stesso suolo per qualche giorno. Un grazie e un plauso alle forze dell’ordine che hanno arrestato un delinquente. Il diritto a vivere in sicurezza non ha religione e non è né di destra né di sinistra».
Hassan Samid, presidente dl Centro di Cultura Islamica di via Traversagno, ha accolto con soddisfazione ma anche con apprensione la notizia dell’arresto del tunisino ricercato per l’attentato di Marsiglia. Se è positivo che l’Antiterrorismo sia stato in grado di bloccare Anis in tempi brevissimi, la presenza di un pericoloso estremista a Ferrara «non fa certo bene alla nostra comunità. Non abbiamo certo bisogno di vicende come questa. Hanachi è del tutto estraneo al nostro ambiente, ma basta una notizia di questo genere per suscitare critiche in certa opinione pubblica, trovando legami inesistenti e creando allarmismo».
Anche per questo Hassan si dice particolarmente dispiaciuto per gli universitari tunisini finiti coinvolti loro malgrado per l’ospitalità richiesta ad Anis a un conoscente, ignaro di tutto: «Mi dispiace moltissimo per quei ragazzi che sono caduti in questa trappola, facendosi ingannare dal legame di provenienza. Di certo questa storia è stata un brutto colpo. Anis li ha sfruttati, perché chi ha qualcosa da nascondere in genere cerca protezione proprio mescolandosi tra la gente perbene, insospettabile. Ne parlavamo proprio l’altra sera, al Centro islamico, un fatto del genere potrebbe capitare a chiunque».
Il discorso si allarga oltre i confini ferraresi, alle nuove rotte fantasma dei clandestini che interessano proprio la Tunisia, «un Paese particolare, ancora molto debole dopo la fine del regime di Ben Ali, dove hanno trovato crescente spazio gruppi violenti e radicali. I foreign fighers rischiano pene durissime, anche quella capitale, se tornano in Patria, ed è per questo che preferiscono l’Europa. Chi sbarca percorrendo queste rotte fantasma scappa da una condizione di illegalità. L’attenzione sui rientri dalle zone di guerra deve essere massima».
L’arresto di Anis, in ogni caso, non deve innescare timori immotivati: «Per quel che riguarda Ferrara, siamo tranquillissimi, qui non ci sono cellule jihadiste. Quello che è successo qui poteva accadere in qualsiasi altra città, è stato solo un fatto casuale. E mi è piaciuta moltissimo la posizione delle forze dell’ordine nei confronti degli universitari tunisini, chiarendo senza mezze misure la loro buona fede. Non è cosa da poco, per la nostra comunità».
Hassan Samid, presidente dl Centro di Cultura Islamica di via Traversagno, ha accolto con soddisfazione ma anche con apprensione la notizia dell’arresto del tunisino ricercato per l’attentato di Marsiglia. Se è positivo che l’Antiterrorismo sia stato in grado di bloccare Anis in tempi brevissimi, la presenza di un pericoloso estremista a Ferrara «non fa certo bene alla nostra comunità. Non abbiamo certo bisogno di vicende come questa. Hanachi è del tutto estraneo al nostro ambiente, ma basta una notizia di questo genere per suscitare critiche in certa opinione pubblica, trovando legami inesistenti e creando allarmismo».
Anche per questo Hassan si dice particolarmente dispiaciuto per gli universitari tunisini finiti coinvolti loro malgrado per l’ospitalità richiesta ad Anis a un conoscente, ignaro di tutto: «Mi dispiace moltissimo per quei ragazzi che sono caduti in questa trappola, facendosi ingannare dal legame di provenienza. Di certo questa storia è stata un brutto colpo. Anis li ha sfruttati, perché chi ha qualcosa da nascondere in genere cerca protezione proprio mescolandosi tra la gente perbene, insospettabile. Ne parlavamo proprio l’altra sera, al Centro islamico, un fatto del genere potrebbe capitare a chiunque».
Il discorso si allarga oltre i confini ferraresi, alle nuove rotte fantasma dei clandestini che interessano proprio la Tunisia, «un Paese particolare, ancora molto debole dopo la fine del regime di Ben Ali, dove hanno trovato crescente spazio gruppi violenti e radicali. I foreign fighers rischiano pene durissime, anche quella capitale, se tornano in Patria, ed è per questo che preferiscono l’Europa. Chi sbarca percorrendo queste rotte fantasma scappa da una condizione di illegalità. L’attenzione sui rientri dalle zone di guerra deve essere massima».
L’arresto di Anis, in ogni caso, non deve innescare timori immotivati: «Per quel che riguarda Ferrara, siamo tranquillissimi, qui non ci sono cellule jihadiste. Quello che è successo qui poteva accadere in qualsiasi altra città, è stato solo un fatto casuale. E mi è piaciuta moltissimo la posizione delle forze dell’ordine nei confronti degli universitari tunisini, chiarendo senza mezze misure la loro buona fede. Non è cosa da poco, per la nostra comunità».
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