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Anis, indagini sui contatti del terrorista “ferrarese”

Anis, indagini sui contatti del terrorista “ferrarese”

Dopo l’arresto di sabato proseguono gli accertamenti da parte della Digos Appena entrato in Italia, ha agganciato via Fb il connazionale che vive in città

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La presenza di una cellula di tipo jihadista in città è stata esclusa in modo netto dal questore Sbordone, così come qualsiasi legame particolare tra Anis Hanachi e il territorio estense, a esclusione dell’amico d’infanzia che da anni vive e studia in città, e che risulta del tutto estraneo ad ambienti terroristici.

Ma sono ancora diverse le domande a cui gli inquirenti, su più livelli, stanno cercando di trovare una risposta dopo l’arresto di un soggetto ritenuto di grande pericolosità e che pedalava tranquillamente per le vie del centro cittadino, sabato sera, a fianco di un amico suo connazionale che, se non sapeva che fosse ricercato per l’attacco di Marsiglia, era perfettamente consapevole che si trattava del fratello dell’autore del duplice omicidio. Nei confronti di Anis le autorità francesi avevano spiccato un Mandato di Arresto Europeo, una scheda telefonica acquistata in Liguria aveva permesso di collocarlo con sicurezza in Italia già il 4 ottobre, tre giorni dopo la strage, e i suoi successivi accessi a Facebook avevano fornito agli inquirenti la pista elettronica per monitorarlo e seguirlo fino al suo arrivo a Ferrara, il 5 ottobre. Proprio via Facebook, infatti, Anis aveva agganciato l’amico che viveva a Ferrara e con il quale era in contato quantomeno sui social. Ma quali altri appoggi aveva Anis in Italia? E pensava di compiere un attentato nel nostro Paese, dopo aver scritto diversi messaggi inquietanti ripetendo di “essere stanco” e “non poter andare avanti”?

Sono solo alcuni degli interrogativi al centro delle indagini della Digos di Ferrara, oltre che dell’Antiterrorismo di Bologna e dell’Ucigos, con il coordinamento della procura di Roma, che in questi giorni stanno scavando nella rete dei suoi contatti. Quel che è certo, è che gli inquirenti ferraresi in poco tempo sono stati in grado di intercettare i canali giusti per arrivare ad Anis, a sapere con chi si trovasse in città, dove alloggiasse e quali fossero i suoi movimenti: fino a bloccarlo a colpo sicuro sulla ciclabile di via Bologna e arrestarlo con l’accusa di complicità con il fratello Ahmed nell’attentato alla stazione di Marsiglia. Un crimine nel quale Anis secondo gli investigatori non ha avuto un ruolo concreto e diretto, ma di ispirazione e istigazione nei confronti del fratello maggiore, ucciso dalla polizia francese dopo aver accoltellato a morte due cugine di 17 e 21 anni. Oltre ad Anis, combattente dal 2014 al 2016 per l’Isis in Siria e Iraq, l’Antiterrorismo ha arrestato - tra la Tunisia e la Svizzera - altri tre fratelli Hanachi, configurando così una cellula terroristica familiare all’origine dell’attentato di Marsiglia. Il destino più immediato, ora, per Anis, è l’estradizione in Francia. L’udienza decisiva davanti alla Corte di Appello di Bologna è stata fissata per la prossima settimana, il 17 ottobre.

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