«Non farò l’aiuto prete Il vescovo ha fatto i conti senza l’oste»
Don Alvaro dopo nove anni si congeda da Argenta Monsignor Ghizzoni lo aveva destinato a Portomaggiore
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ARGENTA. «Lo dico apertamente: sono un prete realizzato e soddisfatto». A dirlo è don Alvaro Marabini, per nove anni parroco di Argenta, Che domenica durante le messe saluterà gli argentani, cisto che lascia la parrocchia per andare in pensione. E il sacerdote anticipa la sua decisione di mettersi a disposizione della diocesi di Ferrara, e dire «no» al vescovo di Ravenna che l’aveva destinato ad aiutare il parroco di Portomaggiore andando a celebrare messe domenicali.
«Ero in salute - racconta don Alvaro - finchè ho dovuto subire un intervento a cuore aperto. È andato bene ma ha portato conseguenze e le forze sono venute meno. L’altro motivo è la realtà parrocchiale, molto complessa e gestirla finanziariamente è come un’azienda; ci sono 13 dipendenti da stipendiare, una casa di riposo con 50 ospiti, due gruppi appartamento, la scuola materna con un calo demografico che ha portato da 100 bimbi dell’anno scorso a 65 di quest’anno poi c’è il centro giovanile. Per questo ho pensato che era meglio passare il bastone a mani più sicure».
Ad Argenta don Alvaro ha trascorso nove anni impegnativi, ma «con molto entusiasmo - aggiunge -. E non volevo deludere il vescovo Verucchi. Passare da rettore del seminario ad una parrocchia, non è stato facile. Quando sono arrivato, ho trovato un milione e 200 mila euro di debiti e ora esco dalla parrocchia con una condizione onorevole, lasciando al successore (don Fulvio Bresciani; ndr) qualche cosa. Come prete mi sono levato tutte le soddisfazioni possibili perchè, avendo venduto l’albergo in montagna(il Pineta a Caviola, nel Bellunese;ndr) che era una metastasi, è stato facile con quel denaro rimettere a posto le strutture parrocchiali: nove anni esaltanti».
Rimpianti? «Da rettore - riprende -, avevo tempo per mantenere rapporti soprattutto in Vaticano, uno su tutti col segretario del Papa. Questo mi consentiva di aiutare il collegio etiopico e le suore. Oggi? Beh, c’è la sofferenza di dover scegliere, lasciare le tue cose, ma questo va visto alla luce della Fede. Il fatto poi che ho voluto con tutta l’autorità che ero capace, di rimanere ad Argenta, mi conforta: lasciare sarebbe stato un passo psicologico che non sarei riuscito a superare. Poi c’è mia mamma, 91 anni che non è un pacco». Il vescovo di Ravenna - racconta -, «mi ha fatto capire, insistendo, che era meglio che io uscissi di scena e io, risoluto, ho detto di no. Gli ho risposto che sono un sacerdote della diocesi di Ferrara e ho aggiunto: «Io da Argenta non mi sposto e tu Lorenzo(mons Ghizzoni,ndr) hai fatti i conti senza l’oste». Don Massimo Manservigi - precisa - mi ha detto: “Don, se vuoi, puoi fare un servizio per la nostra diocesi e a deciderlo siamo noi».
Così don Alvaro non andrà a supporto di Portomaggiore: «Il vescovo Ghizzoni mi propose Ripapersico e Quartiere e io ho risposto che preferisco aiutare la mia diocesi e vado a Ospital Monacale, come officiante. Poi si vedrà per Traghetto».
Giorgio Carnaroli
«Ero in salute - racconta don Alvaro - finchè ho dovuto subire un intervento a cuore aperto. È andato bene ma ha portato conseguenze e le forze sono venute meno. L’altro motivo è la realtà parrocchiale, molto complessa e gestirla finanziariamente è come un’azienda; ci sono 13 dipendenti da stipendiare, una casa di riposo con 50 ospiti, due gruppi appartamento, la scuola materna con un calo demografico che ha portato da 100 bimbi dell’anno scorso a 65 di quest’anno poi c’è il centro giovanile. Per questo ho pensato che era meglio passare il bastone a mani più sicure».
Ad Argenta don Alvaro ha trascorso nove anni impegnativi, ma «con molto entusiasmo - aggiunge -. E non volevo deludere il vescovo Verucchi. Passare da rettore del seminario ad una parrocchia, non è stato facile. Quando sono arrivato, ho trovato un milione e 200 mila euro di debiti e ora esco dalla parrocchia con una condizione onorevole, lasciando al successore (don Fulvio Bresciani; ndr) qualche cosa. Come prete mi sono levato tutte le soddisfazioni possibili perchè, avendo venduto l’albergo in montagna(il Pineta a Caviola, nel Bellunese;ndr) che era una metastasi, è stato facile con quel denaro rimettere a posto le strutture parrocchiali: nove anni esaltanti».
Rimpianti? «Da rettore - riprende -, avevo tempo per mantenere rapporti soprattutto in Vaticano, uno su tutti col segretario del Papa. Questo mi consentiva di aiutare il collegio etiopico e le suore. Oggi? Beh, c’è la sofferenza di dover scegliere, lasciare le tue cose, ma questo va visto alla luce della Fede. Il fatto poi che ho voluto con tutta l’autorità che ero capace, di rimanere ad Argenta, mi conforta: lasciare sarebbe stato un passo psicologico che non sarei riuscito a superare. Poi c’è mia mamma, 91 anni che non è un pacco». Il vescovo di Ravenna - racconta -, «mi ha fatto capire, insistendo, che era meglio che io uscissi di scena e io, risoluto, ho detto di no. Gli ho risposto che sono un sacerdote della diocesi di Ferrara e ho aggiunto: «Io da Argenta non mi sposto e tu Lorenzo(mons Ghizzoni,ndr) hai fatti i conti senza l’oste». Don Massimo Manservigi - precisa - mi ha detto: “Don, se vuoi, puoi fare un servizio per la nostra diocesi e a deciderlo siamo noi».
Così don Alvaro non andrà a supporto di Portomaggiore: «Il vescovo Ghizzoni mi propose Ripapersico e Quartiere e io ho risposto che preferisco aiutare la mia diocesi e vado a Ospital Monacale, come officiante. Poi si vedrà per Traghetto».
Giorgio Carnaroli
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