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Poligono, indagini chiuse: il sindaco tra i quattro indagati
PORTOMAGGIORE. Quattro indagati per l’incendio al Poligono di Portomaggiore, inferno di fuoco in cui persero la vita tre persone. Il Pubblico ministero Ombretta Volta ha chiuso le indagini e sono...
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PORTOMAGGIORE. Quattro indagati per l’incendio al Poligono di Portomaggiore, inferno di fuoco in cui persero la vita tre persone. Il Pubblico ministero Ombretta Volta ha chiuso le indagini e sono stati raggiunti da avviso Fabio e Stefano Ghesini, figlio e padre titolari dell’attività, Paola Rubbia, mamma di Fabio tesoriera dell’associazione sportiva e il sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli.
La conclusione delle indagini preliminari è un momento molto delicato per la persone indagate che potranno, entro 20 giorni da quando hanno ricevuto l’avviso di cui sopra, prendere visione dell’intero fascicolo del Pubblico Ministero – depositato presso la Procura della Repubblica in questo caso di Ferrara – e decidere, insieme al proprio avvocato, di essere interrogati, raccogliere prove documentali, depositare memorie o chiedere al Pm di svolgere ulteriori indagini fondamentali a provare l’innocenza dell’indagato, indicandole in modo puntuale. Trascorso il termine di venti giorni si procederà con l’archiviazione oppure con il rinvio a giudizio.
La posizione dei membri della famiglia Ghesini è più o meno la stessa per tutti e per loro le accuse sono diverse. Il Poligono sarebbe abusivo, mancherebbero dunque tutta una serie di licenze, pareri, certificati ed anche le modalità di costruzione e la qualità dei materiali utilizzati per realizzare il piano rialzato, dove hanno perso la vita Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri non sarebbero idonei ad una attività del genere. Non solo, anche le armi utilizzate all’interno e le munizioni non sarebbero state in regola. L’accusa per loro è di omicidio colposo così come lo è per il sindaco Minarelli accusato di “aver consentito e non controllato l’apertura del poligono che non aveva autorizzazioni, nel quale scoppiò un incendio il 10 gennaio 2016, causando la morte di tre persone e il ferimento di altri tre tiratori che si trovavano all’interno”. «Per quanto mi riguarda rimango assolutamente sereno perché non mi ritengo in alcun modo responsabile di quanto accaduto - aveva detto Minarelli - e pertanto andrò dal magistrato per rispondere a tutte le sue domande e dico subito a tutti che non mi avvarrò della facoltà di non rispondere». Da capire se il sindaco si farà nuovamente interrogare in questi venti giorni a disposizione. (an.bo.)
La conclusione delle indagini preliminari è un momento molto delicato per la persone indagate che potranno, entro 20 giorni da quando hanno ricevuto l’avviso di cui sopra, prendere visione dell’intero fascicolo del Pubblico Ministero – depositato presso la Procura della Repubblica in questo caso di Ferrara – e decidere, insieme al proprio avvocato, di essere interrogati, raccogliere prove documentali, depositare memorie o chiedere al Pm di svolgere ulteriori indagini fondamentali a provare l’innocenza dell’indagato, indicandole in modo puntuale. Trascorso il termine di venti giorni si procederà con l’archiviazione oppure con il rinvio a giudizio.
La posizione dei membri della famiglia Ghesini è più o meno la stessa per tutti e per loro le accuse sono diverse. Il Poligono sarebbe abusivo, mancherebbero dunque tutta una serie di licenze, pareri, certificati ed anche le modalità di costruzione e la qualità dei materiali utilizzati per realizzare il piano rialzato, dove hanno perso la vita Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri non sarebbero idonei ad una attività del genere. Non solo, anche le armi utilizzate all’interno e le munizioni non sarebbero state in regola. L’accusa per loro è di omicidio colposo così come lo è per il sindaco Minarelli accusato di “aver consentito e non controllato l’apertura del poligono che non aveva autorizzazioni, nel quale scoppiò un incendio il 10 gennaio 2016, causando la morte di tre persone e il ferimento di altri tre tiratori che si trovavano all’interno”. «Per quanto mi riguarda rimango assolutamente sereno perché non mi ritengo in alcun modo responsabile di quanto accaduto - aveva detto Minarelli - e pertanto andrò dal magistrato per rispondere a tutte le sue domande e dico subito a tutti che non mi avvarrò della facoltà di non rispondere». Da capire se il sindaco si farà nuovamente interrogare in questi venti giorni a disposizione. (an.bo.)
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