«Quattro macro Comuni e welfare aziendale»
I sindacati: maxi-fusioni istituzionali per risparmiare milioni da reinvestire Il contributo delle imprese su case di riposo, trasporto pubblico e libri di testo
3 MINUTI DI LETTURA
Cambiare le pensioni; dare lavoro ai giovani; garantire a tutti una sanità efficiente; rinnovare i contratti a partire da quelli pubblici. Sono queste le proposte sui temi previdenziali dei sindacati Cgil, Cisl ed Uil nei confronti del Governo che saranno ribadite sabato 14 ottobre durante una “giornata di mobilitazione nazionale”; a Ferrara il presidio si terrà dalle 9.30 alle 11 davanti alla Prefettura.
Il confronto in materia di pensioni avviato con il Governo nel 2016, ha portato alla sottoscrizione di un verbale di sintesi ed all’introduzione di una flessibilità per accedere alla pensione ed ad altre modifiche. «Ora per la fase due vogliamo risposte concrete – hanno concordato ieri Bruna Barberis (Cisl), Cristiano Zagatti (Cgil) e Massimo Zanirato (Uil) - come ne vorremmo sulle altre proposte relative alla situazione economica del nostro territorio, fatte durante la recente e deludente Consulta tenutasi in Castello. Erano presenti in quella circostanza il consigliere regionale Patrizio Bianchi, quattro sindaci tra cui il presidente della Provincia, Tiziano Tagliani e diversi assessori, ma esclusi Cna e la LegaCooperative, nessuno è intervenuto, non solo per proporre ma neppure per criticare». La sintesi di quella giornata per i rappresentanti dei tre sindacati è dunque che a Ferrara la classe dirigente presenta problemi di qualità e non è in grado di fare proposte. I problemi da affrontare sono invece tanti e vanno dal tasso di disoccupazione che nel nostro territorio non si abbassa a sufficienza, alla qualità del lavoro; dal preoccupante calo demografico al numero di anziani che invece aumenta, fino all’abbandono scolastico specie nelle zone del Basso Ferrarese.
Ma di rimedi i sindacati ne hanno individuati e riassunti in due proposte: riordino istituzionale e utilizzo del welfare aziendale. «Per il primo punto – ha illustrato Zanirato – la proposta è unire i Comuni in quattro realtà, quanti sono i Distretti socio sanitari e già questo significherebbe un elevato numero di milioni di euro risparmiati e quindi da reinvestire sul territorio. Il secondo punto è basato su un accordo quadro territoriale che destinerebbe una quota di risorse da parte dell’economia locale a diversi settori, come il sostegno alle rette molto alte delle case di riposo, agli abbonamenti del trasporto locale, ai costi dei libri di testo ed altro da concordare, ma sempre a vantaggio dei cittadini. Ci piacerebbe sapere perché durante la Consulta nessuno si è soffermato su questi argomenti». Barberis ha concordato con la posizione di Zanirato aggiungendo che i calcoli sulle eventuali entrate che potrebbero derivare da un cambiamento simile, saranno fatti da professionisti del settore per dimostrare la positività della proposta. «Cerchiamo di invertire anche il pendolarismo dei nostri lavoratori – ha concluso la rappresentante Cisl – rendendo Ferrara più appetibile e riportando nel nostro territorio quella parte dell’economia che è spostata a Bologna, Modena ed in altre città».
C’è dunque un cambiamento di posizioni strategiche da parte del sindacato, nel momento in cui individua direttamente come recuperare risorse e come investirle. Cifre alla mano, Zagatti ha ricordato che in ott o anni i nati a Ferrara da 3.000 sono scesi a 2.016, che la nostra popolazione è quella con la più bassa possibilità di spesa, gli anziani aumentano, la sanità non copre le esigenze della popolazione così come il trasporto. «Siamo destinati a sparire o a star male – ha dichiarato il segretario provinciale Cgil – Non si tratta solo di economia del territorio ma di governo del territorio; se non c’è un’architettura istituzionale adeguata, non si ottengono risultati». Di qui l’insistenza dei sindacati ferraresi sulla fusione tra Comuni, che pure procedono, anche se non con la velocità che vorrebbero i confederali.
Margherita Goberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il confronto in materia di pensioni avviato con il Governo nel 2016, ha portato alla sottoscrizione di un verbale di sintesi ed all’introduzione di una flessibilità per accedere alla pensione ed ad altre modifiche. «Ora per la fase due vogliamo risposte concrete – hanno concordato ieri Bruna Barberis (Cisl), Cristiano Zagatti (Cgil) e Massimo Zanirato (Uil) - come ne vorremmo sulle altre proposte relative alla situazione economica del nostro territorio, fatte durante la recente e deludente Consulta tenutasi in Castello. Erano presenti in quella circostanza il consigliere regionale Patrizio Bianchi, quattro sindaci tra cui il presidente della Provincia, Tiziano Tagliani e diversi assessori, ma esclusi Cna e la LegaCooperative, nessuno è intervenuto, non solo per proporre ma neppure per criticare». La sintesi di quella giornata per i rappresentanti dei tre sindacati è dunque che a Ferrara la classe dirigente presenta problemi di qualità e non è in grado di fare proposte. I problemi da affrontare sono invece tanti e vanno dal tasso di disoccupazione che nel nostro territorio non si abbassa a sufficienza, alla qualità del lavoro; dal preoccupante calo demografico al numero di anziani che invece aumenta, fino all’abbandono scolastico specie nelle zone del Basso Ferrarese.
Ma di rimedi i sindacati ne hanno individuati e riassunti in due proposte: riordino istituzionale e utilizzo del welfare aziendale. «Per il primo punto – ha illustrato Zanirato – la proposta è unire i Comuni in quattro realtà, quanti sono i Distretti socio sanitari e già questo significherebbe un elevato numero di milioni di euro risparmiati e quindi da reinvestire sul territorio. Il secondo punto è basato su un accordo quadro territoriale che destinerebbe una quota di risorse da parte dell’economia locale a diversi settori, come il sostegno alle rette molto alte delle case di riposo, agli abbonamenti del trasporto locale, ai costi dei libri di testo ed altro da concordare, ma sempre a vantaggio dei cittadini. Ci piacerebbe sapere perché durante la Consulta nessuno si è soffermato su questi argomenti». Barberis ha concordato con la posizione di Zanirato aggiungendo che i calcoli sulle eventuali entrate che potrebbero derivare da un cambiamento simile, saranno fatti da professionisti del settore per dimostrare la positività della proposta. «Cerchiamo di invertire anche il pendolarismo dei nostri lavoratori – ha concluso la rappresentante Cisl – rendendo Ferrara più appetibile e riportando nel nostro territorio quella parte dell’economia che è spostata a Bologna, Modena ed in altre città».
C’è dunque un cambiamento di posizioni strategiche da parte del sindacato, nel momento in cui individua direttamente come recuperare risorse e come investirle. Cifre alla mano, Zagatti ha ricordato che in ott o anni i nati a Ferrara da 3.000 sono scesi a 2.016, che la nostra popolazione è quella con la più bassa possibilità di spesa, gli anziani aumentano, la sanità non copre le esigenze della popolazione così come il trasporto. «Siamo destinati a sparire o a star male – ha dichiarato il segretario provinciale Cgil – Non si tratta solo di economia del territorio ma di governo del territorio; se non c’è un’architettura istituzionale adeguata, non si ottengono risultati». Di qui l’insistenza dei sindacati ferraresi sulla fusione tra Comuni, che pure procedono, anche se non con la velocità che vorrebbero i confederali.
Margherita Goberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
