zagatti (Cgil)
«Riforma del lavoro fallimentare Ecco i dati»
«Il tempo è galantuomo; un certo modo di fare politica molto meno, purtroppo. Il vizietto della propaganda proprio non lo si vuol perdere. Sono trascorse appena due settimane dall’ultima iniziativa...
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«Il tempo è galantuomo; un certo modo di fare politica molto meno, purtroppo. Il vizietto della propaganda proprio non lo si vuol perdere. Sono trascorse appena due settimane dall’ultima iniziativa in salsa ferrarese tesa ad esaltare i risultati della riforma del mercato del lavoro: “più contratti a tempo indeterminato e stabilità ai giovani; più tutele; basta figli e figliastri ed estese tutele per tutti i lavoratori”. I numeri però, se spogliati dalla propaganda, raccontano un’altra realtà». È l’avvio del ragionamento di Cristiano Zagatti, segretario Cgil, sui dati del mercato del lavoro, subito virato sul piano nazionale. «Cosa dicono veramente i dati sul lavoro? Boom di contratti a tempo determinato, salgono gli occupati ma calano le ore lavorate. Lo spiega uno studio della Fondazione Di Vittorio - insiste Zagatti - Il numero totale degli occupati è tornato ai livelli del 2008 per effetto del balzo in avanti del lavoro dipendente a termine (il tempo determinato raggiunge il numero più alto dal 2004 a oggi, arrivando a 2,8 milioni, con un aumento di quasi un milione rispetto all’anno iniziale). A fronte di una sostanziale parità del tempo indeterminato si registra, inoltre, un forte calo del lavoro autonomo (che scenda ad agosto a quota 5,3 milioni, circa 900mila in meno rispetto al 2004), mentre cresce il part time, soprattutto involontario, che raggiunge nel suo complesso i 4 milioni 329mila occupati (+1 milione rispetto al 2008)». Le ore lavorate sono a -5,8 miliardi e le unità lavorative annue a -4,5%, che corrisponde a 1 milione di posti equivalenti. «La riforma del mercato del lavoro è stato un errore politico - è la conclusione di Zagatti - troppo costoso sia in termini economici che sociali, perché non ha dato linfa allo sviluppo e ha aumentato la precarietà e cancellato diritti».
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