Ronchi gioca la supersfida della cultura
di Gian Pietro Zerbini
L’ex assessore schiera le sue squadre del cuore in un ipotetico match tra Bologna e Ferrara
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FERRARA. Il derby calcistico tra Bologna e Spal è anche un’occasione per giocarne un altro sul piano della cultura tra le due città. Chi meglio di Alberto Ronchi può farlo, essendo stato - sempre con delega alla cultura - per 6 anni assessore nel Comune di Ferrara (in due giunte Sateriale), per 5 anni assessore regionale (giunta Errani) e per 4 anni assessore nel Comune di Bologna (giunta Merola). Dopo aver scelto la sue formazioni tipo per le due città in campo culturale (che vedete qui a fianco), l’ex leader dei Verdi scende in campo. E lo fa alla sua maniera, non rinunciando al pressing spigoloso e alle ripartenze con qualche gomitata. Il tutto senza melina o pericolo “biscotto” (senza perdere tempo e risultato combinato, tradotto per i non calciofili).
Ronchi, ho visto che nella sua formazione ideale della cultura a Bologna e a Ferrara non ha messo gli allenatori e con gli undici schierati in campo senza modulo?
Infatti. La cultura è duttile e tutti possono giocare in qualsiasi ruolo. Un po’ come l’Olanda di Cruyff.
Non ha messo i politici e dire che Ferrara potrebbe schierare un top player che siede sulla poltrona più importante del ministero della cultura?
Guardi, il politico, mi creda, fa il politico; l’uomo e la donna di cultura fanno cultura, per questo motivo non ho citato ministri, sindaci, assessori...
Veniamo ad analizzare gli schieramenti in campo. Ferrara e Bologna sembrano così vicine, ma anche lontane.
In effetti è già un paradosso il fatto che non esistano sinergia significative. Le due città distano 40 chilometri e solo 15 se consideriamo la distanza tra il Duomo di Ferrara e l’inizio dell’area metropolitana bolognese. D’altra parte se si sceglie di fare alleanze strategiche con Ravenna... Non capisco la filosofia di questa nuova area vasta cultural-turistica con la Romagna quando Ferrara poteva attingere dal grosso incremento del turismo registrato a Bologna anche grazie al suo aeroporto. I legami comunque ci sono e varrebbe la pena cercare di costruire qualcosa insieme. Francesco Bettini ad esempio è curatore del Festival jazz di Bologna ed è anche direttore artistico del Jazz club di Ferrara. Ci sono rapporti tra musicisti, Piero Odorici è un bellissimo simbolo di integrazione; Bruno Borsari ha collaborato con Edelman. Nicola Sani, sovrintendente del teatro comunale Bolognese è di origini ferraresi. La cineteca felsinea ha collaborato con Ferrara Arte per Antonioni. Silvia Fanti con Xing ha fatto attività a Ferrara con le Gallerie d’arte moderna. Ma questo delle scarse sinergie non è solo un problema tra Bologna e Ferrara, è in generale un problema nel mondo della cultura, con la tendenza ad essere un po’ autarchici e a ripetere le iniziative. Non c’è più programmazione a Bologna e a Ferrara, occorrerebbe invece ragionare di più sugli investimenti culturali. Ci sono invece risposte immediate, tentando di seguire la chimera del pubblico, si corre il rischio di proporre attività culturali ed eventi ripetitivi con la progettazione che sembra quella dei canali televisivi. Da molti anni non vedo novità significative a Ferrara e Bologna.
Dopo queste sue micidiali rasoiate - mi passi l’accostamento televisivo, da “Trono di Spade” - ci sarà pure qualcosa di buono nelle due città, culturalmente parlando…
Ma certo. Ferrara Arte è una realtà importante che andrebbe supportata maggiormente. È un unicum che a Bologna non esiste, nonostante la città felsinea spari mostre dalla mattina alla sera; sull’arte non c’è partita. Anche sul fronte del jazz, con il lavoro di Bettini, Ferrara si sta caratterizzando bene. Se si guarda nel complesso delle attività, Bologna ne ha ovviamente di più e può vantare una Fondazione cineteca che possiamo definire a livello mondiale. Ferrara francamente non ha cose specifiche per cui è conosciuta nel mondo. C’è un bellissimo lavoro di Ferrara Musica, anche questo speriamo che duri e che venga supportato, anche perché il teatro Comunale si è molto impoverito in questi ultimi anni. La scuola di Musica Moderna di Formignani è certamente un caso interessante, perché a livello regionale emiliano non c’è una realtà così strutturata e frequentata, capace di coinvolgere i ragazzi. Direi comunque che in generale a Ferrara la programmazione culturale si è un po’ persa per strada.
E Bologna come sta?
Può vantare la cineteca di Farinelli ovviamente e la presenza di una fondazione lirico sinfonica di peso, con un’orchestra stabile che è sicuramente un’eccellenza. Ci sono anche una serie di soggetti che programmano musica rock. A Ferrara c’era la possibilità di creare spazi importanti ma non sono stati adeguatamente difesi, mi riferisco ad esempio al circolo Arci Zuni con produzioni continuative legate al rock. Non dimentichiamo anche un panorama di musica classica che ruota attorno a Bruno Borsari con stagioni molto importanti. Insieme a Bologna festival, c’è un’attenzione alla scena del contemporaneo, grazie a Silvia Fanti, capace di anticipare i tempi. Si fanno cose interessanti legate al fumetto e all’illustrazione grazie anche a Liliana Cupido e l’associazione Hamelin.
Giocandolo, come finisce questo derby della cultura?
Su questo piano siamo su due categorie diverse.
Vuol dire che sul piano culturale, a differenza del calcio, Ferrara è in serie B?
No, intendo dire che sono due realtà molto significative ma diverse. A Bologna ci sono tantissime associazioni culturali in più. Il fermento culturale che c’è a Bologna non si nota a Ferrara, ma fare un confronto-scontro è quasi impossibile, sarebbe come mischiare le mele con le pere. Non mi sento di aggiudicare vittorie e sconfitte.
Ferrara o Bologna. Dove l’assessore Ronchi si è trovato meglio?
L’esperienza di Bologna è stata dal punto di vista politico insoddisfacente, mi consola il fatto di aver svolto un buon lavoro. Sono stato però soddisfatto ovunque. A Ferrara c’era un’altra realtà, erano anni in cui il bilancio era più ricco e rilevante. A Bologna in proporzione, era gli anni della crisi, i soldi erano minori. Dal punto di vista politico mi sono trovato meglio a Ferrara. In Regione credo di aver svolto un buon lavoro anche se mi sono accorto che il merito non conta nulla. La mia uscita dalla giunta è stata motivata da una scelta politicista, non per il lavoro svolto o per il merito, non avendo io più un partito di riferimento.
Concludendo, lei che è un gran tifoso della Spal andrà al Dall’Ara domenica?
No, guarderò la partita in televisione come tradizione da Frank al Molo in via Contrari a Ferrara.
Ronchi, ho visto che nella sua formazione ideale della cultura a Bologna e a Ferrara non ha messo gli allenatori e con gli undici schierati in campo senza modulo?
Infatti. La cultura è duttile e tutti possono giocare in qualsiasi ruolo. Un po’ come l’Olanda di Cruyff.
Non ha messo i politici e dire che Ferrara potrebbe schierare un top player che siede sulla poltrona più importante del ministero della cultura?
Guardi, il politico, mi creda, fa il politico; l’uomo e la donna di cultura fanno cultura, per questo motivo non ho citato ministri, sindaci, assessori...
Veniamo ad analizzare gli schieramenti in campo. Ferrara e Bologna sembrano così vicine, ma anche lontane.
In effetti è già un paradosso il fatto che non esistano sinergia significative. Le due città distano 40 chilometri e solo 15 se consideriamo la distanza tra il Duomo di Ferrara e l’inizio dell’area metropolitana bolognese. D’altra parte se si sceglie di fare alleanze strategiche con Ravenna... Non capisco la filosofia di questa nuova area vasta cultural-turistica con la Romagna quando Ferrara poteva attingere dal grosso incremento del turismo registrato a Bologna anche grazie al suo aeroporto. I legami comunque ci sono e varrebbe la pena cercare di costruire qualcosa insieme. Francesco Bettini ad esempio è curatore del Festival jazz di Bologna ed è anche direttore artistico del Jazz club di Ferrara. Ci sono rapporti tra musicisti, Piero Odorici è un bellissimo simbolo di integrazione; Bruno Borsari ha collaborato con Edelman. Nicola Sani, sovrintendente del teatro comunale Bolognese è di origini ferraresi. La cineteca felsinea ha collaborato con Ferrara Arte per Antonioni. Silvia Fanti con Xing ha fatto attività a Ferrara con le Gallerie d’arte moderna. Ma questo delle scarse sinergie non è solo un problema tra Bologna e Ferrara, è in generale un problema nel mondo della cultura, con la tendenza ad essere un po’ autarchici e a ripetere le iniziative. Non c’è più programmazione a Bologna e a Ferrara, occorrerebbe invece ragionare di più sugli investimenti culturali. Ci sono invece risposte immediate, tentando di seguire la chimera del pubblico, si corre il rischio di proporre attività culturali ed eventi ripetitivi con la progettazione che sembra quella dei canali televisivi. Da molti anni non vedo novità significative a Ferrara e Bologna.
Dopo queste sue micidiali rasoiate - mi passi l’accostamento televisivo, da “Trono di Spade” - ci sarà pure qualcosa di buono nelle due città, culturalmente parlando…
Ma certo. Ferrara Arte è una realtà importante che andrebbe supportata maggiormente. È un unicum che a Bologna non esiste, nonostante la città felsinea spari mostre dalla mattina alla sera; sull’arte non c’è partita. Anche sul fronte del jazz, con il lavoro di Bettini, Ferrara si sta caratterizzando bene. Se si guarda nel complesso delle attività, Bologna ne ha ovviamente di più e può vantare una Fondazione cineteca che possiamo definire a livello mondiale. Ferrara francamente non ha cose specifiche per cui è conosciuta nel mondo. C’è un bellissimo lavoro di Ferrara Musica, anche questo speriamo che duri e che venga supportato, anche perché il teatro Comunale si è molto impoverito in questi ultimi anni. La scuola di Musica Moderna di Formignani è certamente un caso interessante, perché a livello regionale emiliano non c’è una realtà così strutturata e frequentata, capace di coinvolgere i ragazzi. Direi comunque che in generale a Ferrara la programmazione culturale si è un po’ persa per strada.
E Bologna come sta?
Può vantare la cineteca di Farinelli ovviamente e la presenza di una fondazione lirico sinfonica di peso, con un’orchestra stabile che è sicuramente un’eccellenza. Ci sono anche una serie di soggetti che programmano musica rock. A Ferrara c’era la possibilità di creare spazi importanti ma non sono stati adeguatamente difesi, mi riferisco ad esempio al circolo Arci Zuni con produzioni continuative legate al rock. Non dimentichiamo anche un panorama di musica classica che ruota attorno a Bruno Borsari con stagioni molto importanti. Insieme a Bologna festival, c’è un’attenzione alla scena del contemporaneo, grazie a Silvia Fanti, capace di anticipare i tempi. Si fanno cose interessanti legate al fumetto e all’illustrazione grazie anche a Liliana Cupido e l’associazione Hamelin.
Giocandolo, come finisce questo derby della cultura?
Su questo piano siamo su due categorie diverse.
Vuol dire che sul piano culturale, a differenza del calcio, Ferrara è in serie B?
No, intendo dire che sono due realtà molto significative ma diverse. A Bologna ci sono tantissime associazioni culturali in più. Il fermento culturale che c’è a Bologna non si nota a Ferrara, ma fare un confronto-scontro è quasi impossibile, sarebbe come mischiare le mele con le pere. Non mi sento di aggiudicare vittorie e sconfitte.
Ferrara o Bologna. Dove l’assessore Ronchi si è trovato meglio?
L’esperienza di Bologna è stata dal punto di vista politico insoddisfacente, mi consola il fatto di aver svolto un buon lavoro. Sono stato però soddisfatto ovunque. A Ferrara c’era un’altra realtà, erano anni in cui il bilancio era più ricco e rilevante. A Bologna in proporzione, era gli anni della crisi, i soldi erano minori. Dal punto di vista politico mi sono trovato meglio a Ferrara. In Regione credo di aver svolto un buon lavoro anche se mi sono accorto che il merito non conta nulla. La mia uscita dalla giunta è stata motivata da una scelta politicista, non per il lavoro svolto o per il merito, non avendo io più un partito di riferimento.
Concludendo, lei che è un gran tifoso della Spal andrà al Dall’Ara domenica?
No, guarderò la partita in televisione come tradizione da Frank al Molo in via Contrari a Ferrara.
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