terremoto: i crolli alla ceramica sant’agostino
Rito abbreviato per tutti gli imputati
SANT’AGOSTINO. Saranno giudicati tutti con rito abbreviato, il prossimo aprile, gli imputati del processo per i crolli alla Ceramica Sant’Agostino, dove la notte del terremoto il 20 maggio 2012...
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SANT’AGOSTINO. Saranno giudicati tutti con rito abbreviato, il prossimo aprile, gli imputati del processo per i crolli alla Ceramica Sant’Agostino, dove la notte del terremoto il 20 maggio 2012 morirono due operai: Nicola Cavicchi, 35 anni, e Leonardo Ansaloni di 51. Tre dei quattro imputati - il titolare Ennio Manuzzi e i tecnici Andrea Govoni e Andrea Fipertani - avevano già scelto l’abbreviato, ieri davanti al gip Piera Tassoni anche il tecnico Bruno Luigi Formigoni si è unito alla richiesta. Per tutti dunque, la discussione è stata rinviata al 19 aprile.
Tutti devono rispondere di omicidio colposo: in particolare il pm Savino contesta agli imputati di non aver messo in sicurezza i capannoni e di non aver garantito la sicurezza sul luogo di lavoro. Anche se le norme antisismiche più severe sono state introdotte per la ricostruzione post-terremoto, il Ferrarese era stato dichiarato zona sismica fin dal 2003 e questo fattore - sostiene la procura - non poteva non essere preso in considerazione nella realizzazione dei capannoni industriali. Secondo la difesa invece all’epoca della costruzione dei capannoni non erano previste norme sismiche restrittive, e non ci sarebbero dunque state violazioni in materia di sicurezza. In più le difese puntano i dimostrare che, anche se fossero stati eseguiti gli interventi necessari, la forza delle scosse avrebbe fatto comunque crollare i capannoni.
Tutti devono rispondere di omicidio colposo: in particolare il pm Savino contesta agli imputati di non aver messo in sicurezza i capannoni e di non aver garantito la sicurezza sul luogo di lavoro. Anche se le norme antisismiche più severe sono state introdotte per la ricostruzione post-terremoto, il Ferrarese era stato dichiarato zona sismica fin dal 2003 e questo fattore - sostiene la procura - non poteva non essere preso in considerazione nella realizzazione dei capannoni industriali. Secondo la difesa invece all’epoca della costruzione dei capannoni non erano previste norme sismiche restrittive, e non ci sarebbero dunque state violazioni in materia di sicurezza. In più le difese puntano i dimostrare che, anche se fossero stati eseguiti gli interventi necessari, la forza delle scosse avrebbe fatto comunque crollare i capannoni.
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