Alternanza scuola-lavoro ecco i fondi alle imprese
Nasce un registro con i percorsi che interessano ogni anno novemila studenti Il presidente Govoni: «Ulteriore sforzo per avvicinare imprenditori e giovani»
3 MINUTI DI LETTURA
Mentre fuori i ragazzi protestano denunciando come i progetti di alternanza scuola-lavoro spesso facciano rima con sfruttamento, in Camera di Commercio si prova a mettere un po’ di ordine in un sistema che indubbiamente presenta criticità.
L’ente di Largo Castello ha visto crescere le sue competenze in questo campo, con il decreto di riordino. «È un ulteriore sforzo – spiega il presidente Paolo Govoni – con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra scuola e imprese. L’alternanza è un momento fondamentale per gli studenti, che non vanno pensati in queste circostanze come lavoratori. È importante che seguano un percorso coerente con i propri studi per poter tradurre le idee in azione e sviluppare senso di imprenditorialità». Ecco quindi la nascita del Rasl, il registro per l’alternanza scuola-lavoro, gestito dalla Camera: consultabile online, è una di banca dati che consente al dirigente scolastico di accedere a ulteriori informazioni sulle aziende candidate a ospitare studenti, tra cui il fatturato e i soci dell’azienda. Uno strumento cui bisogna iscriversi se si vuol beneficiare del bando (aperto fino al 2 marzo 2018) che mette a disposizione complessivamente 50mila euro di fondi camerali a copertura delle spese che le aziende devono sostenere per l’attività svolta dai tutor affiancati ai giovani. Altre risorse, 5mila euro, andranno alle scuole che meglio sapranno raccontare, tramite la realizzazione di video, le competenze maturate nel corso dei progetti di alternanza. «Questi percorsi – ricorda Mauro Giannattasio, direttore della Camera di Commercio – interessano potenzialmente ogni anno 9mila studenti ferraresi di licei, istituti tecnici e professionali. Il nostro obiettivo è individuare progetti di qualità». Qualche storia positiva in effetti c’è. Per esempio alla cooperativa Serena, che opera nell’assistenza domiciliare e privata per anziani e disabili. «Noi abbiamo accolto nove ragazzi nel 2017, tutti affiancati dai tutor: per gli studenti è un occasione di socializzazione al lavoro», dice Chiara Bertolasi. Monica Grandi invece apre la sua impresa di ceramiche d’arte agli allievi del Dosso Dossi: «Per loro è un momento utile a capire come funziona il settore, magari pensando di aprire in futuro una loro attività o se fare l’accademia. Peccato il calo della riduzione delle ore di laboratorio, bisogna capire come sviluppare i progetti». Una scuola storicamente al passo con l’alternanza è il Bassi Burgatti di Cento: «Fin dal 2013 – raccontano le docenti Annamaria Lodi e Lara Decol - abbiamo in essere progetti con il Miur, l’anno scorso coinvolgendo 371 allievi. Siamo nel settore tecnologico e sul territorio centese le aziende non mancano: capita che i ragazzi vengano richiamati dopo il diploma». C’è poi il Vergani, per l’agraria e l’alberghiero: «Da sempre facciamo stage – spiega il professor Eugenio Lambertini -. Le problematiche esistono, così come lo sfruttamento: in quei casi ritiro i ragazzi dalle imprese che se ne approfittano. Ma è anche vero che non è facile trovare disponibilità per impieghi che occupano i sabati e le domeniche: tra l’altro solo il 5% dei nostri allievi lavora nel settore turistico dopo il diploma, e ancor meno nella nostra provincia».
Fabio Terminali
L’ente di Largo Castello ha visto crescere le sue competenze in questo campo, con il decreto di riordino. «È un ulteriore sforzo – spiega il presidente Paolo Govoni – con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra scuola e imprese. L’alternanza è un momento fondamentale per gli studenti, che non vanno pensati in queste circostanze come lavoratori. È importante che seguano un percorso coerente con i propri studi per poter tradurre le idee in azione e sviluppare senso di imprenditorialità». Ecco quindi la nascita del Rasl, il registro per l’alternanza scuola-lavoro, gestito dalla Camera: consultabile online, è una di banca dati che consente al dirigente scolastico di accedere a ulteriori informazioni sulle aziende candidate a ospitare studenti, tra cui il fatturato e i soci dell’azienda. Uno strumento cui bisogna iscriversi se si vuol beneficiare del bando (aperto fino al 2 marzo 2018) che mette a disposizione complessivamente 50mila euro di fondi camerali a copertura delle spese che le aziende devono sostenere per l’attività svolta dai tutor affiancati ai giovani. Altre risorse, 5mila euro, andranno alle scuole che meglio sapranno raccontare, tramite la realizzazione di video, le competenze maturate nel corso dei progetti di alternanza. «Questi percorsi – ricorda Mauro Giannattasio, direttore della Camera di Commercio – interessano potenzialmente ogni anno 9mila studenti ferraresi di licei, istituti tecnici e professionali. Il nostro obiettivo è individuare progetti di qualità». Qualche storia positiva in effetti c’è. Per esempio alla cooperativa Serena, che opera nell’assistenza domiciliare e privata per anziani e disabili. «Noi abbiamo accolto nove ragazzi nel 2017, tutti affiancati dai tutor: per gli studenti è un occasione di socializzazione al lavoro», dice Chiara Bertolasi. Monica Grandi invece apre la sua impresa di ceramiche d’arte agli allievi del Dosso Dossi: «Per loro è un momento utile a capire come funziona il settore, magari pensando di aprire in futuro una loro attività o se fare l’accademia. Peccato il calo della riduzione delle ore di laboratorio, bisogna capire come sviluppare i progetti». Una scuola storicamente al passo con l’alternanza è il Bassi Burgatti di Cento: «Fin dal 2013 – raccontano le docenti Annamaria Lodi e Lara Decol - abbiamo in essere progetti con il Miur, l’anno scorso coinvolgendo 371 allievi. Siamo nel settore tecnologico e sul territorio centese le aziende non mancano: capita che i ragazzi vengano richiamati dopo il diploma». C’è poi il Vergani, per l’agraria e l’alberghiero: «Da sempre facciamo stage – spiega il professor Eugenio Lambertini -. Le problematiche esistono, così come lo sfruttamento: in quei casi ritiro i ragazzi dalle imprese che se ne approfittano. Ma è anche vero che non è facile trovare disponibilità per impieghi che occupano i sabati e le domeniche: tra l’altro solo il 5% dei nostri allievi lavora nel settore turistico dopo il diploma, e ancor meno nella nostra provincia».
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
