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«Fusione ok, ma si investa»

di Davide Bonesi
«Fusione ok, ma si investa»

Viaggio fra le attività commerciali sempre più in crisi: mancano persone e soldi

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BERRA-RO. La fusione tra i Comuni di Berra e Ro è di fatto esplosa, i sindaci Eric Zaghini e Antonio Giannini hanno già cominciato l’iter, andando prima in Regione per lo studio di fattibilità (che sarà affidato all’Università di Ferrara), incontro seguito da quello con i sindacati per le questioni relative ai dipendenti delle due amministrazioni. A giorni è atteso anche l’annuncio ufficiale congiunto da parte dei due primi cittadini, ma è chiaro che in entrambi i territori comunali di questo si sta già parlando. In caso di completamento del percorso di fusione, alle due amministrazioni andrebbero 1 milione e 300mila euro all’anno per dieci anni, soldi necessari per investimenti. Il dilemma è capire come andrà investito tale denaro, ammesso che i residenti di Berra, Ro e rispettive frazioni vedano di buon occhio questo matrimonio. Va chiaramente ricordato che questa sarebbe la seconda fusione all’interno dell’Unione Terre e Fiumi, di fatto smembrata dopo l’identico iter avviato da Formignana e Tresigallo e l’uscita di Jolanda, la quale diventerà effettiva dall’1 gennaio 2018.

Per affrontare il tema fusione tra Berra e Ro l’obiettivo è stato puntato in particolare sui commercianti, quelli che stanno soffrendo in maniera più evidente la crisi. Non a caso girare per il centro di Berra e Ro in orario di apertura dei negozi mette a dir poco malinconia, tra serrande abbassate (e arrugginite) e negozi vuoti. Ormai le attività commerciali si contano sulle dita di una mano e tra chiusure recenti ed altre imminenti la situazione è destinata a peggiorare.

Ma qualche segnale positivo c’è, vedi la Pizzeria Cristian di Ro gestita da 10 anni dal pizzaiolo da cui prende nome il locale: «Non mi lamento, chiaro che non si prendono grandi cifre, però riesco a mantenere la mia famiglia. Sto seguendo la fusione, personalmente speravo che l’Unione Terre e Fiumi diventasse un solo Comune, ma con il caso Jolexit è tramontato tutto. Ben vengano i soldi per la fusione, il dubbio è su come saranno investiti. Di certo va aiutato il commercio, le persone sono sempre meno e comprano altrove».

Paola Toffano è fioraia a Ro da 25 anni e ha visto i passi della crisi: «Non so cosa pensare della fusione, capisco che non ci si voglia unire a Copparo, per non diventare ulteriore periferia ma tanto peggio di così non può andare... Penso che il nostro Comune abbia toccato il fondo: non ci sono persone in giro ed è impossibile fare affari».

Lo stesso concetto per Paolo Altafin, titolare del minimarket in piazza a Ro che sta per chiudere: «Non abito qui, non entro nel merito della fusione, però il Comune deve investire dove c’è maggiore convenienza. Si investa sulle aree artigianali, ora sono vuote e dove manca lavoro l’economia non può girare».

Spostandoci a Guarda, frazione di Ro, le cose non migliorano e il polso della situazione l’ha la barista Alice Viadana: «Sento solo proteste e non so che benefici concreti possa dare la fusione, specie se si parla di attività commerciali. Nel nostro bar la clientela è soprattutto formata da anziani ed in cinque anni di gestione abbiamo perso ben 14 clienti, deceduti per ragioni d’età. Mi auspico che la fusione serva ad incentivare il lavoro, altrimenti è già un miracolo “galleggiare”».

Il tabaccaio Alex Marzola è sulla stessa linea: «Spero vengano incentivate le attività, ad esempio riducendo le tasse. Poi serve lavoro perché la gente non ha soldi in tasca. Magari dei lavori, manca sempre la palestra».

Trasferendoci a Berra, le poche attività sopravvissute sono racchiuse in pochi metri, ma di clienti neanche l’ombra. «Sono di Serravalle e ho questo negozio da vent’anni - dice la fiorista Romina Quaglio -; ho visto tanti amici chiudere, d’altronde non abbiamo alcun aiuto. Cosa serve? Lavoro, meno tasse, incentivi per chi vuole investire nel territorio, ma anche garantire servizi, come quelli per i disabili nelle scuole. Non so la fusione cosa darà, di certo già a Serravalle le cose vanno meglio solo perché c’è maggiore unità fra le persone. E se qualcuno si permette di segnalare certe situazioni viene denunciato (riferimento alle due donne denunciate per i commenti su Facebook, ndr)».

Giorgio Balboni conosce bene entrambe le realtà, ora ha la macelleria a Berra, ma fino a 4 anni era a Ro: «Le differenze sono minime, ormai c’è poca gente in entrambi i paesi. La fusione è necessaria, i Comuni piccoli non possono più garantire servizi. Se ne parla da tanto, all’inizio sembrava che l’Unione potesse avere un’evoluzione diversa, ma l’effetto è durato poco. Di certo le attività commerciali aiuti non ne hanno mai avuti, magari basterebbe ridurre le tasse...».

Fra tanti negozianti con più decenni di lavoro sulle spalle, ecco una ragazza, madre fra pochi mesi, Silvia Fazzi: «Ho questo negozio (merceria e abbigliamento, ndr) da sette anni e se all’inizio come il mio a Berra ce n’erano altri tre, ora sono rimasta solo io, ma si lavora poco. Sono curiosa di andare alle riunioni per sapere come funzionerà la fusione, spero solo ci sia un futuro per i nostri figli, ormai rischiamo di perdere anche le scuole. I soldi servono, ci sono tantissime cose da fare, a partire dalle strade. E lo spostamento della Mi Swaco è un ulteriore problema: i dipendenti venivano a fare acquisti in paese».

Da 33 anni la rodigina Monica e il marito Andrea (di Cologna) gestiscono il forno: «Fossi più giovane sarei già via... Potevo e dovevo lasciare anni fa, sono affezionata ai miei clienti, ma così non si può più andare avanti».

Anna Maria Climelli, gestisce il negozio di frutta e verdura: «Manca lavoro, non ci sono persone in giro, i negozi non lavorano. Ma la fusione è positiva, vediamo cosa diranno gli studi di settore, certo si uniscono due Comuni in difficoltà, ma qualche beneficio son sicura ci sarà».

Dopo la visibilità ricevuta con Master Chef, Dario Baruffa ha aperto l’osteria “La vecia Bera”: «Spero che la fusione aiuti le attività commerciali, perché il movimento è scarso, il mio locale lavora con la gente da fuori, anche di altre regioni. Serve quello che serve ovunque: lavoro, case affittate, aiuti alle associazioni che sono utili alla vita del paese».

Da 18 anni gestisce uno dei due tabacchi la berrese doc Cinzia Franchi: «Sarebbe servita la fusione con un Comune più avanzato, non Ro che ha gli stessi nostri problemi. Siamo ancora area agricola, c’è l’importante realtà della Capa a Cologna, per questo dovevamo aprire le porte a Jolanda, che ha le Bonifiche. L’Unione Terre e Fiumi non ha dato benefici: strade da panico e i pochi servizi sono tutti a Copparo. Spero solo che i giovani capiscano come le attività di paese servano, da vecchi non si gira».

Profondo conoscitore del paese è anche il barbieri Giampiero Pincelli: «In pochi anni sono state chiuse tante, troppe, attività. Diciamocelo, il paese di giorno sembra il far west, immaginatevi la sera, è difficile perfino trovare persone per una partita a carte. La fusione serve eccome, non siamo riusciti nel calcio, ma a livello politico è l’unica strada percorribile. Spiace che Jolanda abbia scelto diversamente, mentre Copparo ha nulla a che vedere con queste piccole realtà».

Al Bar Centrale di Ro parlano pochi fra i clienti presenti, anche se i loro pareri hanno scatenato diverse reazioni. «La fusione è l’unico fatto positivo - dice Aldo Scagnati -, ma i soldi in arrivo vanno gestiti bene ». «Sono d’accordo - dice Marcello Dormiente -, il denaro deve servire per le strade, sfalcio erba, strutture per anziani». «Dobbiamo spostarci per far tutto - aggiunge Michele Sandri -, sulla fusione dico solo di valutare le persone, non conta il colore politico».

A proposito di politici, severo il giudizio di Gabriele Pavani, consigliere d’opposizione: «Operazione marginale e penso che dietro non ci sia un progetto».

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