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Medici, niente tirocinio per lavorare in Europa

Il corso di laurea Unife si è adeguato alla norme internazionali sulla formazione La presidente Bellini: noi attenti a medicina di genere e temi eticamente sensibili 

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Un corso di studi con una finestra sull’Europa e sempre più aperto alle ultime acquisizioni scientifiche che assegnano al “genere” (maschio, femmina) un peso sempre più importante nella diagnosi e nella terapia. Dopo il boom di Biotecnologie (1400 iscritti) e Scienze biomediche (800) che hanno abbandonato il numero programmato, la prossima settimana, per l’università di Ferrara, sarà la volta di Medicina. Le lezioni iniziano per 175 studenti che sono stati ammessi dopo la selezione col test ministeriale. «Il ministero ci ha concesso di aumentare gli ammessi da 150 a 175 - ricorda la prof. Tiziana Bellini, presidente del corso di Medicina e prorettore alla didattica - ma il numero comunque resta insufficiente a garantire la sostituzione dei medici che andranno in pensione nei prossimi anni». Il tema non è nuovo: per una coincidenza di tipo anagrafico, che risale alla nascita del Sistema sanitario nazionale, migliaia di camici bianchi delle Asl o degli ospedali pubblici lasceranno la professione nei prossimi 10-15 anni e il numero di laureati e soprattutto di specialisti non sarà sufficiente a ripristinare l’equilibrio. «Speriamo che il numero di studenti che verrà programmato dal Ministero possa aumentare ma anche e soprattutto le borse per gli specializzandi - puntualizza la presidente del corso - evitando al contempo che i flussi di laureati e specializzandi siano troppo distanti fra loro». Numeri a parte, a Medicina si stanno muovendo da tempo in un’ottica europea. Fortemente raccomandato dai presidenti di Medicina italiani, l’adeguamento del sistema dei crediti/tirocinio ai parametri europei ha consentito negli ultimi due anni a Unife di incamminarsi sul binario della tessera professionale europea, che consentirà ai laureati dell’anno 2020/2021 di poter accedere direttamente alla professione, nei paesi europei, senza dover passare per nuovi tirocini. Gli studenti potranno essere seguiti, a partire dal 2018/2019, anche da un tutor clinico istituzionalizzato, che può essere un medico di famiglia, uno specialista o un medico ospedaliero che collabora per aumentare di formazione “sul campo”. «Un altro fronte importante su cui ci siamo impegnati - prosegue Bellini - è la medicina di genere. Le pubblicazioni scientifiche su questo tema sono quadruplicate nel giro di pochi anni e i corsi di laurea in medicina si stanno adeguando (sono già 40 su 59). È importante però capire che medicina di genera non significa medicina delle donne, ma di uomini e donne perché la stessa patologia può presentare nei due generi differenti sintomi e necessitare di differenti terapie». C’è infine la questione dei temi eticamente sensibili: Medicina li sta affrontando con «un approccio specifico alle Medical Humanities che aiuta lo studente ad orientarsi su queste tematiche - conclude Bellini - In generale comunque resta sempre valida la richiesta di maggiori risorse per la ricerca, che in Italia è ancora troppo sacrificata». (gi.ca.)

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