caso baltur
Morto per amianto Fava: amareggiato per questo processo
di Samuele Govoni
CENTO. «Sono amareggiato ma anche sereno, sono rammaricato ma in pace con la mia coscienza. Non è tutto così scontato come potrebbe sembrare. Al momento opportuno faremo valere le nostre ragioni; ora...
2 MINUTI DI LETTURA
CENTO. «Sono amareggiato ma anche sereno, sono rammaricato ma in pace con la mia coscienza. Non è tutto così scontato come potrebbe sembrare. Al momento opportuno faremo valere le nostre ragioni; ora aspettiamo l’inizio del processo». La data in questione è l’8 marzo 2018 e a parlare è Gianni Fava, patron della Baltur. L’imprenditore centese 75enne dovrà rispondere in tribunale della morte di Giampaolo Brugioni, ex dipendente Baltur, morto a 66 anni per un mesotelioma pleurico, malattia letale legata a doppio filo all’amianto e che non concede sconti. Fava, legale rappresentante dell’azienda centese, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza tenutasi l’altra mattina davanti al gup (giudice dell’udienza preliminare) Piera Tassoni. L’accusa formulata nei suoi confronti è di omicidio colposo. Un’imputazione che è maturata nel corso del procedimento, a causa della morte dell’operaio.
Le contestazioni dunque, sono passate da lesioni colpose a omicidio colposo. Brugioni lavorò in Baltur dal 1978 e nel 2011 scoprì di essere malato di mesotelioma. Aveva raccontato di aver lavorato per 14-15 anni a contatto con guarnizioni flangiate le quali, durante il processo di pulizia, sprigionavano polvere. «Ci sono tante valutazioni da fare e le stiamo facendo. Brugioni prima di arrivare in Baltur aveva lavorato anche in altre aziende in cui si facevano coibentazioni. Quelle aziende oggi non ci sono più ma come erano le condizioni di lavoro lì? Brugioni - prosegue fava - era un bravo lavoratore e sono davvero affranto per quanto accaduto anche se so di non avere responsabilità dirette su questa triste e dolorosa vicenda. All’epoca dei fatti ero presidente, non ero coinvolto in nessun modo nei processi produttivi. Quello che so - sottolinea - è che io e la mia famiglia abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro».
Dopo il decesso di Brugioni, avvenuto lo scorso anno, venne ordinata l’autopsia che portò i consulenti a concludere di avere ritrovato tracce di fibre di amianto nei tessuti polmonari del lavoratore, come accertato dagli esami eseguiti al Centro specialistico microscopico lombardo. Brugioni aveva lavorato per quasi 30 anni alla Baltur di Cento con le mansioni di caldaista e tecnico specializzato in bruciatori dove le guarnizioni erano costruite appunto con la fibra cancerogena. E il riscontro oggettivo dei consulenti della procura indica «una esposizione diretta e certa», collegata all’ambiente in cui il tecnico lavorava. Gianni Fava torna a parlare delle occupazioni precedenti dell’operaio defunto e chiude: «È una vicenda dolorosa per me, ma sono a posto con la mia coscienza. Ora aspetto solo la prossima udienza».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le contestazioni dunque, sono passate da lesioni colpose a omicidio colposo. Brugioni lavorò in Baltur dal 1978 e nel 2011 scoprì di essere malato di mesotelioma. Aveva raccontato di aver lavorato per 14-15 anni a contatto con guarnizioni flangiate le quali, durante il processo di pulizia, sprigionavano polvere. «Ci sono tante valutazioni da fare e le stiamo facendo. Brugioni prima di arrivare in Baltur aveva lavorato anche in altre aziende in cui si facevano coibentazioni. Quelle aziende oggi non ci sono più ma come erano le condizioni di lavoro lì? Brugioni - prosegue fava - era un bravo lavoratore e sono davvero affranto per quanto accaduto anche se so di non avere responsabilità dirette su questa triste e dolorosa vicenda. All’epoca dei fatti ero presidente, non ero coinvolto in nessun modo nei processi produttivi. Quello che so - sottolinea - è che io e la mia famiglia abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro».
Dopo il decesso di Brugioni, avvenuto lo scorso anno, venne ordinata l’autopsia che portò i consulenti a concludere di avere ritrovato tracce di fibre di amianto nei tessuti polmonari del lavoratore, come accertato dagli esami eseguiti al Centro specialistico microscopico lombardo. Brugioni aveva lavorato per quasi 30 anni alla Baltur di Cento con le mansioni di caldaista e tecnico specializzato in bruciatori dove le guarnizioni erano costruite appunto con la fibra cancerogena. E il riscontro oggettivo dei consulenti della procura indica «una esposizione diretta e certa», collegata all’ambiente in cui il tecnico lavorava. Gianni Fava torna a parlare delle occupazioni precedenti dell’operaio defunto e chiude: «È una vicenda dolorosa per me, ma sono a posto con la mia coscienza. Ora aspetto solo la prossima udienza».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
