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Caricento verso la Popolare di Sondrio

Caricento verso la Popolare di Sondrio

La Fondazione tratta in esclusiva con Bps per vendere le quote, poi offerta di scambio ai piccoli azionisti fino al 100%

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Dopo Carife, anche Caricento si avvia, in modo e per motivi molto diversi, alla cessione ad un banca di dimensioni nazionali. La notizia a sorpresa, tanto che neppure gli amministratori della banca centese ne erano stati informati preventivamente, è arrivata ieri pomeriggio verso le 18, da parte della Banca Popolare di Sondrio, e poi è stata confermata da una nota della Fondazione Caricento. Bps e l’istituzione centese «hanno sottoscritto una lettera d’intenti finalizzata a realizzare, anche in conformità alle previsioni del protocollo Acri-Mef, una possibile operazione d’integrazione industriale che comporterebbe l’ingresso di Caricento all’interno del gruppo Bps». Due le fasi dell’operazione: nella prima Bps acquisirebbe dalla Fondazione «almeno il 51% del capitale sociale della Cassa mediante un pagamento in parte per cassa e in parte, prevalente, mediante scambio con azioni Bps». Nella seconda fase i valtellinesi comprerebbero «dagli altri azionisti della Cassa e dalla Fondazione, per la parte residua di azioni ancora in suo possesso, le azioni della Cassa mediante scambio con azioni Bps a condizioni economiche in linea con quelle applicate nella prima fase (salvo eventuali aggiustamenti di prassi in presenza di eventi media tempore intervenuti), così da incrementare la quota di partecipazione di Bps nel capitale sociale della Cassa almeno al 67% e potenzialmente fino al 100%».

Se la due diligence e le trattative sul valore di scambio delle azioni Caricento avranno buon fine, entro il 31 dicembre, la banca centese si avvierà ad essere quindi assorbita dal gruppo lombardo, mentre la Fondazione avrebbe sì un pacchetto azionario di tutto rilievo in Bps, al livello di quelli di colossi internazionali e dei fondi, senza però poter “pesare” in maniera determinante. Del resto le dimensioni sono notevolmente sbilanciate in favore dei valtellinesi, quasi dieci volte più grandi dei centesi: non si tratta di un accordo tra pari, insomma, ma di una vendita in prospettiva di una fusione.

Le motivazioni della cessione vanno ricercate, appunto, nell’accordo tra Acri e ministero che impone alle Fondazioni bancarie di scendere al di sotto del 33% del totale delle proprie partecipazioni concentrate in un solo istituto. L’ente guerciniano detiene il 67% della banca e da un anno e mezzo stava quindi cercando un partner adeguato, attraverso lo studio Corradini: si erano ipotizzate alleanze alla pari con altre Fondazioni, ma la decisione di trattare in esclusiva la cessione in toto del capitale con i valtellinesi segna un punto di svolta. La Fondazione guidata da Cristiana Fantozzi evidenzia «la spiccata complementarietà industriale» tra i due istituti, e in effetti la rete centese di 49 sportelli, e auspicabilmente anche l’organico di 430 addetti, sembrano salvaguardate dalla scarsissima presenza in Emilia della banca lombarda. Plausibile che Bps sia stata attirata anche dal modo di fare banche dei centesi, puntata sulla gestione del patrimonio e sul risparmio, come pure sull’elevata copertura dei crediti deteriorati. La cartina di tornasole di tutta l’operazione, e anche della recente gestione di Caricento, sarà comunque la valutazione relativa a patrimonio e asset, che si ripercuoterà direttamente sul prezzo attribuito alle azioni centesi. Attualmente il rapporto patrimonio netto/azioni è di 12,87 euro, perfino superiore a quello di offerta sul mercato che, però, è da tempo totalmente illiquido.

Oggi il Cda della banca terrà una riunione straordinaria per prendere posizione.

Stefano Ciervo

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