giornata della prevenzione
Difendersi dalle calamità, l’opera della Protezione civile
La Giornata Nazionale della prevenzione è stata aperta ieri mattina dal sindaco Tiziano Tagliani che ha sottolineato l’impegno e la professionalità della Protezione Civile nell’affrontare gli effetti...
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La Giornata Nazionale della prevenzione è stata aperta ieri mattina dal sindaco Tiziano Tagliani che ha sottolineato l’impegno e la professionalità della Protezione Civile nell’affrontare gli effetti di gravi eventi come terremoti, alluvioni e allagamenti. «Spesso non si può prevedere un disastro causato dalla natura – ha esordito – ma oggi sappiamo come affrontarli anche grazie alla campagna informativa svolta nelle scuole e in tanti altri luoghi da questi volontari che ringrazio pubblicamente».
Due i banchetti che hanno poi segnato il percorso compiuto da molti cittadini al seguito di Francesco Scafuri lo storico del Comune di Ferrara che ha iniziato sul Listone parlando diffusamente dei terremoti che hanno colpito nei secoli la città e successivamente davanti al “padimetro” e nei pressi del muretto del Castello, delle rotte del Po.
“Si ricordano ben 14 forti terremoti – ha ricordato – il primo nel 1044; seguirono altri episodi nel 1306, 1421 e quello fortissimo del 16-17 novembre 1570 che costrinse il duca Alfonso II e la Corte a vivere in tenda per lunghi mesi in quanto le scosse proseguirono per oltre un anno. I morti furono dai 100 ai 150 ma solo grazie agli ampi spazi aperti dei numerosi giardini ed orti della città. Gravissimi i danni agli edifici”. Sul fronte alluvioni, i livelli delle piene del Po, alcune devastanti, sono riportate sul padimetro. La peggiore fu quella del 1951 di cui si ha ancora viva la memoria che arrivò a 4,28 metri sopra il segno di guardia. (m.g.)
Due i banchetti che hanno poi segnato il percorso compiuto da molti cittadini al seguito di Francesco Scafuri lo storico del Comune di Ferrara che ha iniziato sul Listone parlando diffusamente dei terremoti che hanno colpito nei secoli la città e successivamente davanti al “padimetro” e nei pressi del muretto del Castello, delle rotte del Po.
“Si ricordano ben 14 forti terremoti – ha ricordato – il primo nel 1044; seguirono altri episodi nel 1306, 1421 e quello fortissimo del 16-17 novembre 1570 che costrinse il duca Alfonso II e la Corte a vivere in tenda per lunghi mesi in quanto le scosse proseguirono per oltre un anno. I morti furono dai 100 ai 150 ma solo grazie agli ampi spazi aperti dei numerosi giardini ed orti della città. Gravissimi i danni agli edifici”. Sul fronte alluvioni, i livelli delle piene del Po, alcune devastanti, sono riportate sul padimetro. La peggiore fu quella del 1951 di cui si ha ancora viva la memoria che arrivò a 4,28 metri sopra il segno di guardia. (m.g.)
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