Il paradosso dell’accoglienza: subito via chi si comporta male, non chi è indagato
Se il richiedente asilo si comporta male dentro la struttura di accoglienza, può essere subito escluso dai benefici; se commette reati gravi come lo spaccio, no. È il paradosso che si trovano ad...
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Se il richiedente asilo si comporta male dentro la struttura di accoglienza, può essere subito escluso dai benefici; se commette reati gravi come lo spaccio, no. È il paradosso che si trovano ad affrontare i responsabili dell’accoglienza, dall’Asp alle coop che hanno partecipato ai bandi fino al Prefetto, soprattutto dopo gli arresti di richiedenti asilo-spacciatori. «Al momento dell’ingresso nel programma i migranti firmano un nostro regolamento interno che li impegna a tenere un comportamento corretto - spiega Angela Alvisi, presidente Asp - In caso di reiterate violazioni, che vanno da episodi di violenza a infrazioni meno gravi e comunque non penali, vengono automaticamente esclusi dal progetto. È già successo diverse volte». Quando il richiedente asilo incorre invece in un reato penale, è necessario attendere il pronunciamento di un giudice e comunque la decisione dipende dalla Prefettura, con la complicazione della necessità di garantire una reperibilità dell’indagato. Venerdì al tavolo di corso Ercole d’Este si è discusso di come agevolare il percorso di uscita del migrante-spacciatore mantenendolo a disposizione dell’autorità giudiziaria ma non più a contatto con gli altri richiedenti asilo.
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