Parcheggi a Cona, un passo di civiltà
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sui problemi della sosta all'ospedale
FERRARA. Come sia possibile che un ospedale di recente costruzione, piantato in aperta campagna, con piazzali che potrebbero essere scavati o sopraelevati e spazi intorno da colonizzare, soffra di una carenza cronica di parcheggi è un mistero che fa dannare. Solo in parte spiegato con il fallimento della metropolitana di superficie che avrebbe dovuto offrire un’alternativa comoda e frequente all’uso dell’auto, e con il mancato allineamento dei progetti edilizi a piani sanitari che, tagliando e chiudendo in provincia, accentrano su Cona un numero sempre crescente di pazienti.
I duemila posti del nuovo Sant’Anna (2.048 distribuiti in sette parcheggi, più 120 stalli riservati ed altri 300 chiusi da sbarra ad uso esclusivo dell’Università – a voler essere pignoli) non bastano. Né l’area per 180 auto in fase di realizzazione nei pressi del pronto soccorso può risolvere il problema. Anzi. Probabilmente non sarà neppure sufficiente a soddisfare la maggiore richiesta che ci sarà dal mese prossimo con il trasferimento a Cona del centro di riabilitazione San Giorgio.
I posti sono meno del necessario e quando arrivano i vigili le multe fioccano, come la Nuova ha filmato e raccontato in settimana. Contravvenzioni ad automobilisti che se la cercano, che per non fare qualche centinaio di passi in più mollano la macchina dov’è d’intralcio, ma pure a chi davvero non trova un buco libero e ha un’urgenza. Quel tipo di urgenza che si può avere all’ospedale, purtroppo mai frivola.
Mancano i parcheggi. E mi viene da dire che manchi anche l’attenzione dovuta ad una questione diffusa, il problema di quei pazienti che si trovano momentaneamente nelle condizioni di aver bisogno di una carrozzina per spostarsi. A Cona le sedie a rotelle non mancano, sono a disposizione lasciando documento e numero di telefono. Non proprio sulla porta, come ci si aspetterebbe, ma neppure troppo lontano. Il punto è che, a voler rispettare divieti di accesso e di fermata, non c’è modo di portare il proprio caro in macchina vicino all’ingresso.
A seguire le regole, occorre trovare posto chissà dove (e quasi mai nel sotterraneo), lasciare il paziente che non può camminare in auto, andare a piedi a ritirare la sedia a rotelle, tornare al parcheggio a prendere la persona per poi accompagnarla, spingendo, in ospedale. E fare il percorso inverso, all’uscita.
Ecco, io comprendo che per progettare e realizzare i nuovi parcheggi - che sono necessari, lo ribadisco - servano tempi lunghi e molti denari, ma ritengo che permettere la sosta breve davanti agli ingressi a chi ne ha effettivo bisogno, giusto il tempo di far scendere il paziente e farlo accomodare su una sedia a rotelle, sia un passo di civiltà da compiere presto.
Buona domenica
Luca Traini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
