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Il paracadute Sondrio per banca e Fondazione

di Gian Pietro Zerbini
Il paracadute Sondrio per banca e Fondazione

Il Cda ha espresso soddisfazione: ci cercano per la nostra solidità La prossima cessione alla Popolare salverà comunque il marchio 

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«In un periodo in cui si comprano banche per 1 euro e il mercato è quanto mai in assestamento, avere istituti di credito che vogliono comprare le tue azioni è un fatto positivo». È questa in sostanza il nocciolo del ragionamento fatto alla Cassa di Risparmio di Cento alla notizia dell’interesse per l’acquisto delle banca da parte della Popolare di Sondrio.

Gli scenari. Non è mistero che a Cento si cercavano delle alleanze forti per poter reggere una concorrenza, che negli ultimi mesi, anche con l’arrivo della corazzata Bper, si è fatta sempre più agguerrita nel territorio. Questo interessamento, tenuto segreto fino all’ultimo, anche per evitare speculazioni in quanto la Popolare di Sondrio è quotata in Borsa, può alla fine avere due risvolti positivi. C’è il riconoscimento di una solidità della banca centese, confermata anche dagli ultimi bilanci e se le nozze andranno in porto si arriverà ad una proprietà lombarda, ma che conserverà marchio e brand della CariCento, banca conosciuta in un territorio che interessa molto la Popolare di Sondrio che negli ultimi anni ha allargato il proprio giro di affari anche nel Veneto, arrivando attualmente ad avere 330 filiali in più regioni. Ci vorrà quasi tutto il 2018 per perfezionare la cessione della banca e nel frattempo l’attuale Cda rimarrà in carica anche perché il mandato scade nella primavera del 2019.

La Popolare di Sondrio. La banca lombarda si dichiara disposta inizialmente a rilevare il 51% delle azioni in possesso della Fondazione CariCento, che oggi arriva a detenere il 67% del capitale della Cassa ed in un prossimo futuro ad acquisirne potenzialmente fino al 100%, in tal modo corrispondendo alle esigenze dei Piccoli Azionisti.

Il ruolo della Fondazione. Il secondo aspetto positivo dell’operazione per i vertici centesi riguarda la Fondazione che aveva ancora pochi anni di tempo per mettersi in regola con le nuove normative stabilite dall’accordo tra il ministero e l’Abi che obbliga la riduzione del pacchetto azionario delle Fondazioni bancarie sotto il 33% del loro patrimonio. Questo per evitare, come è successo a Ferrara, che in caso di crac bancario la Fondazione possa contare su altri capitali e non esclusivamente sulle azioni della banca. Questa sembra l’occasione buona per rientrare nei parametri e non arrivare in altri momenti e con l’acqua alla gola alla ricerca ossessiva di un acquirente. Dato anche che vendere azioni bancarie in questo periodo appare una vera impresa.

Il Cda centese. Intanto dopo la notizia da Sondrio, il consiglio di amministrazione della banca centese presieduto da Carlo Alberto Roncarati si è riunito ieri in seduta straordinaria per analizzare la formalizzazione di una lettera di intenti sottoscritta congiuntamente dalla Banca Popolare di Sondrio e dalla Fondazione CariCento. «Valutati i risvolti dell’operazione - dice il Cda - il Consiglio ha giudicato positivamente l’interesse manifestato da parte di uno dei primari gruppi bancari a livello nazionale per redditività, solidità e reputazione ad estendere la propria operatività nella regione Emilia-Romagna per il tramite di una banca, quale CariCento, definita dagli stessi interessati come “caratterizzata da un modello di business solido e resiliente che ha consentito di produrre utili con continuità anche nello sfidante contesto economico dell’ultimo decennio». Il Cda ha anche espresso un preliminare giudizio positivo sull’ipotesi di integrazione che potrà svilupparsi una volta compiuta felicemente la “due diligence”, operazione di verifica che obbligatoriamente dovrà essere compiuta nei prossimi mesi da parte della Popolare e sulla quale è fiducioso che non emergano elementi di contrarietà.

«La Banca Popolare di Sondrio - continua in una nota il Cda - ha caratteristiche del tutto analoghe a quelle di CariCento: forte radicamento territoriale, spiccato senso identitario, cura e attenzione del cliente. Sono i comuni tratti distintivi che potranno dare adito a costruttive sinergie derivanti dalla coerenza fra le culture aziendali e i modelli di business e la complementarietà industriale, organizzativa e geografica, come riportato dalla stessa Banca Popolare».

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