L’incendio è divampato poco prima dell’allarme
In procura fascicolo contro ignoti: i vigili del fuoco alla ricerca delle cause. Si valuta il corto circuito, poi l’innesco col materiale coibentante dei frigoriferi
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FERRARA. Nessuno è riuscito ancora ad entrare nel capannone della Bofrost, di ciò che resta dopo l’incendio: troppo caldo, troppa devastazione e poca sicurezza, ancora. Per poter eseguire i primi rilievi e capire perchè l’incendio è riuscito a divorare in poche ore il magazzino e i 10 furgoncini-frigo per le consegne. Nè i tecnici dei vigili del fuoco sono entrati, tantomeno quelli dell’Arpae per rilievi e analisi, fotografie. E nessuno riesce ancora a capire cosa possa essere successo domenica mattina, cosa possa aver innescato l’incendio che nell’arco di poche ore ha causato oltre 2milioni e mezzo di euro di danni.
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Al momento, i tecnici di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco che “vedono” sulla scena degli incendi cause e punti di innesco, non riescono ad orientarsi: «E’ stato distrutto tutto dalle fiamme», ossia, prima di poter fare valutazioni occorre compiere sopralluoghi approfonditi, studiare tutti i reperti della combustione, le tracce dentro il capannone ridotto ormai ad uno scheletro che fumava ancora, ieri mattina, come i furgoncini delle consegne. Ogni ipotesi, ovviamente - oggi più che mai e non è solo la frase di circostanza canonica in questi casi - viene seguita. Quella del rogo accidentale è la più accreditata: ma come può essere possibile?
Diverse le ipotesi: dall’impianto fotovoltaico sul tetto che potrebbe aver innescato un corto circuito, agli stessi impianti elettrici all’interno. Tra i tanti dubbi, una piccola certezza che dovrà - ovviamente - essere confermata dagli esami tecnici che solo da stamane potranno essere svolti in modo approfondito, quando fisicamente si potrà entrare all’interno, in sicurezza: il rogo si sarebbe innescato poco tempo prima dell’allarme, lanciato come si ricorda alle 9.30 di domenica mattina.
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Insomma, le fiamme non avrebbero covato a lungo, perchè potrebbero essersi propagate velocemente per la presenza dei materiali coibentanti delle celle frigorifero (poliuretani, infiammabilissimi) dove è stoccata la merce e questo potrebbe spiegare il fumo denso e nero che si era sprigionato nei primi momenti, e che - per fortuna, come avevano sottolineato i tecnici - è stato portato in alta atmosfera e non trasportato ad esempio verso la città o zone abitate. Le indagini sono in corso, aperte, apertissime: un fascicolo giudiziario è stato aperto dalla procura cittadina, dal pm di turno, «contro ignoti»: un fascicolo “contenitore” in cui verrà inserito il primo atto tecnico, l’informativa che i vigili del fuoco stileranno sulla base dello studio e delle valutazioni di tutti i reperti e di ciò che troveranno per dare indicazioni e avvalorare l’ipotesi più sondata, al momento, dagli inquirenti: le cause accidentali.
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Intanto, oltre il lavoro degli inquirenti (ieri pomeriggio i vigili del fuoco sono tutti rientrati), deve andare avanti quello del personale Bofrost Ferrara che già da oggi riprenderà l’attività di vendita e di consegna agli oltre 15mila clienti in tutto il Ferrarese: un segnale per andare oltre la devastazione dell’incedio.
Daniele Predieri
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