La procura: condannate lui a 25 anni e lei a 19
Omicidio nel Rodigino, imputati l’ex carabiniere e la compagna centese. L’uomo conferma: spari accidentali. La donna: io non c’entro
CENTO. Venticinque anni di reclusione per il carabiniere in congedo, 19 anni e mezzo per la compagna. Sono le richieste fatte ieri in tribunale a Rovigo dal pubblico ministero Fabrizio Suriano per Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, carabiniere in congedo e Monia Desole, 42 anni, di Cento, all'epoca dei fatti residente a Frassinelle con lui. La coppia è chiamata a rispondere dell'omicidio di Antonio Piombo, 60 anni, residente col fratello Agostino a Lama Polesine in via San Francesco d'Assisi. Il corpo di Piombo era stato trovato nel pomeriggio del 27 maggio 2016 in golena a Garofolo, nel Rodigino. Ciammaichella e la Desole erano entrambi presenti, ieri, di fronte al giudice Pietro Mondaini, nel corso del processo con rito abbreviato. Cosa sia accaduto quella serata in golena, il perché Piombo sia stato ammazzato, non è mai stato chiarito a fondo. Le prime dichiarazioni di Ciammaichella affermarono che l'uomo avrebbe disturbato un incontro sessuale tra i due compagni e che la lite che ne seguì, nella concitazione, si sarebbe chiusa con due colpi di armi da fuoco, accidentali. Una versione ribadita anche ieri dai difensori di Ciammaichella, gli avvocati Virginia Falbo e Luigi Delprete di Bologna.
Radicalmente differente invece la posizione della difesa di Desole, con l'avvocato Lorenza Munari che ha fornito una ricostruzione diversa di quella serata. I due, allora, stavano tornando a casa, quando Piombo, dalla sua auto, avrebbe sfanalato nella loro direzione. Ciammaichella si sarebbe fermato e avrebbe deciso di rapinare il 60enne. Desole non avrebbe saputo a priori di questa intenzione, né - ha detto la difesa - del fatto che il compagno fosse armato. È in una rapina che anche il pubblico ministero ha individuato il movente dell'omicidio, precisando che Desole non avrebbe esploso alcuno dei due colpi, ma che comunque dovrebbe rispondere dell'omicidio a titolo di concorso morale. Le imputazioni, però, non finivano con l'omicidio, ma c'erano anche altre contestazioni. Rapina in concorso, indebito utilizzo di carte di credito; abbandono di minore. All'udienza era presente anche il fratello della vittima, Agostino Piombo, che con l'avvocato Alessandra Labia, costituita parte civile nel procedimento, ha domandato un risarcimento nell'ordine dei 600mila euro. La prossima udienza il 28 novembre, quando è attesa la sentenza.
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