La Nuova Ferrara

Ferrara

Si indaga sul buco di dieci minuti

Rogo Bofrost: alle 9.30 il custode esce e non vede, alle 9.40 l’allarme per il fumo 

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C’è un buco di 10 minuti da riempire, nell’inchiesta sul rogo alla Bofrost: i 10 minuti che intercorrono tra le 9.30, quando il custode dell’azienda esce dai capannoni e dall’area e non si accorge di nulla (né fumo o fiamme), e le 9.40 quando una guardi giurata dà l’allarme vedendo la colonna di fumo salire in cielo. Cosa può essere successo, allora, in quei 10 minuti. I tecnici della polizia giudiziaria dei vigili del fuoco stano cercando di capirlo, con i primi esami all’interno del capannone, cercando - tra ciò che resta - il punto di innesco e poi la direzione di propagazione delle fiamme. Elementi tecnici che stanno confrontando soprattutto con le persone che vengono sentite come testimoni, insomma chi ha visto o sentito qualcosa prima del colossale rogo che ha bruciato capannone e mezzi per oltre 2 milioni e mezzo di euro. Ogni ipotesi resta aperta, ovviamente, e l’indagine verrà indirizzata sulla base degli elementi raccolti all’interno del capannone e dei mezzi parcheggiati, che ieri ancora fumavano per l’incendio. La certezza dunque, è che l’incendio è partito e si è sviluppato velocemente in 10 minuti: nessuno avrebbe sentito scoppi o esplosioni, e la possibilità che si tratti di causa accidentale non è esclusa, anche perché le eventuali fiamme e il calore si sarebbero propagati innescando la combustione di tutti i pannelli coibentati delle celle frigorifere, di cui ieri si vedevano le lastre d’acciaio completamente piegate e prive della copertura isolante. Tra i tanti dubbi ancora sulle cause, emerge la certezza sull’aria che abbiamo e stiamo respirando, che confermano che non vi è stato pericolo per la salute. «I dati registrati a Ferrara, domenica - spiega Arpae - sono confrontabili con quelli del giorno precedente e successivo e con quelli registrati nelle altre province dell’Emilia Romagna negli stessi giorni. I macroinquinanti da combustione e idrocarburi aromatici al di sotto dei valori limite».

Giuliano Barbieri

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