Caricento con Sondrio «Garanzie in contratto»
I vertici di banca e azionista di controllo forniscono rassicurazioni precise Anche dopo la vendita resterà il marchio e sarà potenziata la struttura
4 MINUTI DI LETTURA
FERRARA. Caricento schiuderà alla Banca popolare di Sondrio le porte del ricco mercato estense, la Bps risolverà ai centesi i problemi della proprietà e della liquidità delle azioni, fornendo loro servizi di qualità soprattutto per l’estero. È questa a grandi linee l’ossatura dell’accordo proposto dai valtellinesi alla Fondazione Caricento, base della trattativa aperta per la cessione della banca guerciniana al gruppo lombardo. «Loro hanno un forte disegno espansivo e hanno scelto noi per svilupparlo in Emilia: è la prova che abbiamo una signora banca - è il ragionamento di Cristiana Fantozzi, presidente della Fondazione - Parliamo di una partnership con un gruppo 13 volte più grande, è chiaro, ma abbiamo ottenuto importanti garanzie dalla Bps: il nostro logo non sparirà mai e la nostra struttura sarà potenziata. Impegni che saranno scritti nero su bianco sul contratto». Fantozzi è venuta nella redazione della Nuova a spiegare questo passaggio epocale per l’unica banca locale rimasta nel Ferrarese, accompagnata dal presidente di Caricento, Carlo Alberto Roncarati, e dal sindaco Fabrizio Toselli.
Le premesse sono note. L’accordo Acri-ministero delle Finanze del 2015 in applicazione della legge Amato-Ciampi ha imposto alle Fondazioni di non detenere più del 33% del proprio patrimonio in azioni bancarie (anche di più istituti), e l’ente guerciniano, che sfiora il 100% del patrimonio investito in Caricento, detenendone il 67%, ha affidato all’advisor Corradini il compito di trovare acquirenti. «Ci sono state proposte almeno quattro interlocuzioni, e anche da qui abbiamo acquisito consapevolezza della considerazione nella quale viene tenuta la nostra banca - continua Fantozzi - Di Sondrio ci ha convinto il progetto industriale e la loro operatività: sono la terza banca italiana in assoluto per attività con l’estero (hanno fondato una banca in Svizzera, ndr), la più forte in Iran. Loro non hanno né la volontà né l’interesse di venire a gestire una società a 400 chilometri di distanza, tanto più che hanno riconosciuto a Caricento un lavoro anche migliore su alcuni specifici settori». E su questo concetto insiste anche Roncarati, che ha avuto modo di raccogliere referenze molto positive sui valtellinesi.
Bps risponde ai requisiti di massima richiesti dai centesi: nessuna sovrapposizione territoriale, quotazione in Borsa tale da garantire anche i soci, reputazione e “filosofia” simili a quella di Caricento, cioè di banca legata al territorio. L’ideale, insistono i vertici guerciniani, per far crescere Caricento oltre l’attuale soglia dimensionale e qualitativa. I numeri del concambio azionario andranno definiti dalla due diligence in corso, «è prematuro - riconosce il presidente della Fondazione - dire adesso che ruolo potremmo giocare nel nocciolo duro dell’azionariato di Bps», che dovrà probabilmente trasformarsi in spa; ma certo non sarà un ruolo di guida del nuovo gruppo. Non c’erano altre possibilità di partnership in grado di salvaguardare il controllo centese della banca? «È noto che in passato abbiamo guardato a Carife, nell’ipotesi di creare un gruppo di dimensioni regionali, ed è stato un peccato non esserci riusciti - spiega Roncarati - In seguito tante banche più piccole ci hanno proposto un’aggregazione, ma queste operazioni portavano con sé dei rischi. Ci sarebbe stato bisogno di soldi freschi, cioè di un aumento di capitale con poche chance, tra l’altro, di essere approvato da Bankitalia e di arrivare a compimento». La strada maestra dunque portava all’incrocio con Sondrio.
Il percorso però è appena iniziato e pieno di passaggi non formali, come le autorizzazioni delle rispettive autorità di vigilanza (il Mef per la Fondazione, Bankitalia nel caso di Caricento e Bce per la Popolare di Sondrio), e trattandosi della prima acquisizione esterna della storia ultrasecolare della Bps, non ci sono precedenti ai quali aggrapparsi. «Non siamo in grado di sbilanciarsi sui tempi, anche se non dovremmo andare oltre i 2-3 mesi per definire il contratto: non vogliamo attendere troppo per dar modo a Caricento e ai suoi clienti di sviluppare le possibili attività in comune - sottolinea Fantozzi - Ma, lo ribadisco, non abbiamo problemi urgenti da risolvere». E il riferimento sotteso è a Carife, che in effetti ha seguito dinamiche del tutto diverse. Bps, tra le altre cose, è anche tesoriere di 1.200 enti pubblici, di qui la quarantina di filiali a Roma, e «crede molto nell’agricoltura», oltre ad essere appunto un pivot importante per le imprese che vogliono potenziale l’export.
Resta da capire quale sarà la sorte dei piccoli azionisti di Caricento, che si ritrovano in mano un’azione dal valore di quotazione al mercato Hi-Mtf attorno agli 11 euro, ma totalmente illiquida. C’è una soglia di concambio predefinita con le azioni Bps? «No, dipenderà dalle valutazioni che verranno fatte nelle prossime settimane. Ma bisogna ricordare - è sempre il presidente della Fondazione a parlare - che resterà ai soci centesi la possibilità di non aderire all’offerta di scambio, puntando sulla valorizzazione dell’azienda. L’ipotesi che Sondrio raggiunga il 100% del capitale di Caricento è molto sullo sfondo, si parla di diversi anni».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le premesse sono note. L’accordo Acri-ministero delle Finanze del 2015 in applicazione della legge Amato-Ciampi ha imposto alle Fondazioni di non detenere più del 33% del proprio patrimonio in azioni bancarie (anche di più istituti), e l’ente guerciniano, che sfiora il 100% del patrimonio investito in Caricento, detenendone il 67%, ha affidato all’advisor Corradini il compito di trovare acquirenti. «Ci sono state proposte almeno quattro interlocuzioni, e anche da qui abbiamo acquisito consapevolezza della considerazione nella quale viene tenuta la nostra banca - continua Fantozzi - Di Sondrio ci ha convinto il progetto industriale e la loro operatività: sono la terza banca italiana in assoluto per attività con l’estero (hanno fondato una banca in Svizzera, ndr), la più forte in Iran. Loro non hanno né la volontà né l’interesse di venire a gestire una società a 400 chilometri di distanza, tanto più che hanno riconosciuto a Caricento un lavoro anche migliore su alcuni specifici settori». E su questo concetto insiste anche Roncarati, che ha avuto modo di raccogliere referenze molto positive sui valtellinesi.
Bps risponde ai requisiti di massima richiesti dai centesi: nessuna sovrapposizione territoriale, quotazione in Borsa tale da garantire anche i soci, reputazione e “filosofia” simili a quella di Caricento, cioè di banca legata al territorio. L’ideale, insistono i vertici guerciniani, per far crescere Caricento oltre l’attuale soglia dimensionale e qualitativa. I numeri del concambio azionario andranno definiti dalla due diligence in corso, «è prematuro - riconosce il presidente della Fondazione - dire adesso che ruolo potremmo giocare nel nocciolo duro dell’azionariato di Bps», che dovrà probabilmente trasformarsi in spa; ma certo non sarà un ruolo di guida del nuovo gruppo. Non c’erano altre possibilità di partnership in grado di salvaguardare il controllo centese della banca? «È noto che in passato abbiamo guardato a Carife, nell’ipotesi di creare un gruppo di dimensioni regionali, ed è stato un peccato non esserci riusciti - spiega Roncarati - In seguito tante banche più piccole ci hanno proposto un’aggregazione, ma queste operazioni portavano con sé dei rischi. Ci sarebbe stato bisogno di soldi freschi, cioè di un aumento di capitale con poche chance, tra l’altro, di essere approvato da Bankitalia e di arrivare a compimento». La strada maestra dunque portava all’incrocio con Sondrio.
Il percorso però è appena iniziato e pieno di passaggi non formali, come le autorizzazioni delle rispettive autorità di vigilanza (il Mef per la Fondazione, Bankitalia nel caso di Caricento e Bce per la Popolare di Sondrio), e trattandosi della prima acquisizione esterna della storia ultrasecolare della Bps, non ci sono precedenti ai quali aggrapparsi. «Non siamo in grado di sbilanciarsi sui tempi, anche se non dovremmo andare oltre i 2-3 mesi per definire il contratto: non vogliamo attendere troppo per dar modo a Caricento e ai suoi clienti di sviluppare le possibili attività in comune - sottolinea Fantozzi - Ma, lo ribadisco, non abbiamo problemi urgenti da risolvere». E il riferimento sotteso è a Carife, che in effetti ha seguito dinamiche del tutto diverse. Bps, tra le altre cose, è anche tesoriere di 1.200 enti pubblici, di qui la quarantina di filiali a Roma, e «crede molto nell’agricoltura», oltre ad essere appunto un pivot importante per le imprese che vogliono potenziale l’export.
Resta da capire quale sarà la sorte dei piccoli azionisti di Caricento, che si ritrovano in mano un’azione dal valore di quotazione al mercato Hi-Mtf attorno agli 11 euro, ma totalmente illiquida. C’è una soglia di concambio predefinita con le azioni Bps? «No, dipenderà dalle valutazioni che verranno fatte nelle prossime settimane. Ma bisogna ricordare - è sempre il presidente della Fondazione a parlare - che resterà ai soci centesi la possibilità di non aderire all’offerta di scambio, puntando sulla valorizzazione dell’azienda. L’ipotesi che Sondrio raggiunga il 100% del capitale di Caricento è molto sullo sfondo, si parla di diversi anni».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
