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Igor, il Pm: archiviate le accuse dei Verri

Igor, il Pm: archiviate le accuse dei Verri

«Papà è morto perché è stato mandato allo sbaraglio». La procura: «Nessuno poteva sapeva che il killer fosse nel Mezzano»

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Tutti sapevano del pericolo che Igor Vaclavic/Norbert Feher rappresentava fin dal 2 aprile, il giorno dopo la morte di Davide Fabbri, ucciso nel suo bar a Budrio: l’allerta venne diramata dopo l’omicidio a «tutti gli organi investigativi dei carabinieri della Regione Emilia Romagna». Nessuno sapeva, però, dove si trovasse Igor, o meglio si riteneva «si muovesse nel territorio di confine tra le province di Ferrara e Bologna». Casa sua, le valli argentani dove è stato cercato per mesi, mai trovato. E nessuno delle autorità di ordine pubblico nel Ferrarese aveva «consapevolezza della presenza di Igor nel territorio del Mezzano, anche nei giorni precedenti l’omicidio di Valerio Verri, avvenuto l’8 aprile». Ragiona così il pm Ciro Alberto Savino e dopo 7 mesi chiude l’indagine, tira la riga e chiede l’archiviazione all’esposto della famiglia Verri, i figli Francesca ed Emanuele, che sostengono ancora oggi che «nostro padre non si doveva trovare lì, nel Mezzano, vi fu “sottovalutazione” da parte degli inquirenti i quali solo dopo la sua morte bloccarono i pattugliamenti della Polizia provinciale». Insomma, Verri venne mandato allo sbaraglio, nel Mezzano? Risponde con le sue conclusioni, il pm Savino: «Nessun elemento investigativo faceva presagire concretamente la presenza nelle zone del Mezzano del ricercato Igor Vaclavic alias Norbert Feher prima dell'8 aprile, giorno dell'omicidio di Verri». Perchè - spiega - «gli inquirenti hanno avuto contezza della collocazione di Vaclavic in quella che in seguito divenne 'zona rossa’, solo dopo i fatti delittuosi del tragico 8 aprile». Dunque non era quindi possibile esigere od ordinare, come invece sosteneva l'esposto dei familiari, «l'astensione dal pattugliamento ordinario del territorio». L’indagine di cui il pm chiede l’archiviazione è rubricata a modello 45: conoscitiva, senza ipotesi di reato nè indagati. Quindi, le accuse sostenute - interpretazione in modo tecnico - sono talmente deboli da non concretizzare nemmeno un tipo di reato piuttosto di un altro. Secondo pm e polizia giudiziaria che ha raccolto documenti negli uffici che si sono occupati del caso Igor (Prefettura, carabinieri, Polizia di Stato, polizia provinciale) nessuno di loro aveva elementi investigativi per supporre la presenza di Igor nel Mezzano. Dove l’8 aprile, Verri con Marco Ravaglia (agente ferito e salvo perchè si fece creder morto da Igor) incrociarono il killer in fuga: Verri non fu 'mandato allo sbaragliò, disarmato, come sosteneva la famiglia e il suo legale Fabio Anselmo, perchè nessuno sapeva della sua presenza lì. Nemmeno Ravaglia che aveva condiviso su un gruppo whatsapp con colleghi una foto di Vaclavic, segnalandone la pericolosità. Escludendo però, nelle sue testimonianze, che fosse «pervenuta comunicazione ufficiale o ufficiosa che Igor poteva trovarsi nella zona del Mezzano» e di «non aver mai sospettato che la persona intercettata potesse essere Igor». «Se avessi avuto - spiegava Ravaglia - il benché minimo sospetto che si aggirasse in una zona da noi pattugliata o che fosse sul Fiorino che inseguimmo, avrei immediatamente allertato i carabinieri senza intervenire e avrei fatto lo stesso anche se avessi avuto a bordo un altro agente della Provinciale, armato».

Daniele Predieri

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