Profughi in famiglia Ferrara pronta a partire
Il progetto Vesta entra nella fase della preparazione dei nuclei candidati I giovani non accompagnati saranno accolti e guidati nel percorso di inclusione
2 MINUTI DI LETTURA
Hanno dai 18 ai 18 anni e mezzo, sono profughi e sono soli, senza figure parentali a cui fare riferimento e che possano guidarli una volta usciti dal guscio protettivo dei progetti per minori stranieri non accompagnati.
È a questi ragazzi che è rivolto il progetto Vesta di accoglienza in famiglia che, intrapreso già l’anno scorso a Bologna, nel 2018 partirà anche a Ferrara. Vesta - come la dea romana del focolare domestico - poggia sull’idea più immediata di inclusione, la condivisione della quotidianità. Il progetto è gestito dalla cooperativa Camelot e sviluppato insieme al Comune di Ferrara all'interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar). A fare da apripista è stata appunto Bologna, che dall’inizio di questa esperienza ha completato 29 accoglienze e ne conta 18 in corso, mentre altre 126 famiglie hanno presentato la loro candidatura attraverso la piattaforma digitale www.progettovesta.com
La formula prevede l’accoglienza di un giovane rifugiato in famiglia per un periodo che varia dai 6 ai 9 mesi, per accompagnarlo e guidarlo nel suo percorso di integrazione, vivendo insieme. Un “pacchetto” di vita reale, in un nuovo Paese, con tutte le sfaccettature dello stare in famiglia, condividere la socialità, conoscere usi e abitudini, assumersi compiti e incombenze, acquisire consapevolezza del proprio ruolo in una comunità.
Ora tocca a Ferrara. Fino a poche settimane fa si contavano 7 famiglie candidate, ma il numero in questi giorni è aumentato di diverse unità, sempre attraverso la piattaforma digitale. A giorni partirà dunque a Ferrara la fase preparatoria del progetto, in vista dell’accoglienza vera e propria. Le famiglie candidate hanno di fronte un percorso di formazione che consiste in un primo incontro conoscitivo con lo staff di Vesta e altre cinque tappe preparatorie con gli esperti (psicologi, legali, istituzioni) dell’equipe del progetto. Al termine di questo “training”, della durata di un mese e mezzo, si farà il punto con la famiglia per stabilire se procedere con l’accoglienza. Il tutto nell’interesse e a tutela sia dei nuclei candidati, sia dei giovani rifugiati, per non creare illusioni e false aspettative.
L’esempio migliore, come sempre, è dato dall’esperienza. Come quella di Moussa, rifugiato del Benin accolto da una coppia bolognese, Antonella e Fabrizio: «Mi hanno consigliato nei momenti di difficoltà, mi hanno aiutato con l’italiano e mi hanno spinto a credere in quello che volevo fare - racconta Moussa - Ora studio, faccio teatro e lavoro come operatore in un centro di accoglienza per aiutare altri ragazzi come me».
Alessandra Mura
È a questi ragazzi che è rivolto il progetto Vesta di accoglienza in famiglia che, intrapreso già l’anno scorso a Bologna, nel 2018 partirà anche a Ferrara. Vesta - come la dea romana del focolare domestico - poggia sull’idea più immediata di inclusione, la condivisione della quotidianità. Il progetto è gestito dalla cooperativa Camelot e sviluppato insieme al Comune di Ferrara all'interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar). A fare da apripista è stata appunto Bologna, che dall’inizio di questa esperienza ha completato 29 accoglienze e ne conta 18 in corso, mentre altre 126 famiglie hanno presentato la loro candidatura attraverso la piattaforma digitale www.progettovesta.com
La formula prevede l’accoglienza di un giovane rifugiato in famiglia per un periodo che varia dai 6 ai 9 mesi, per accompagnarlo e guidarlo nel suo percorso di integrazione, vivendo insieme. Un “pacchetto” di vita reale, in un nuovo Paese, con tutte le sfaccettature dello stare in famiglia, condividere la socialità, conoscere usi e abitudini, assumersi compiti e incombenze, acquisire consapevolezza del proprio ruolo in una comunità.
Ora tocca a Ferrara. Fino a poche settimane fa si contavano 7 famiglie candidate, ma il numero in questi giorni è aumentato di diverse unità, sempre attraverso la piattaforma digitale. A giorni partirà dunque a Ferrara la fase preparatoria del progetto, in vista dell’accoglienza vera e propria. Le famiglie candidate hanno di fronte un percorso di formazione che consiste in un primo incontro conoscitivo con lo staff di Vesta e altre cinque tappe preparatorie con gli esperti (psicologi, legali, istituzioni) dell’equipe del progetto. Al termine di questo “training”, della durata di un mese e mezzo, si farà il punto con la famiglia per stabilire se procedere con l’accoglienza. Il tutto nell’interesse e a tutela sia dei nuclei candidati, sia dei giovani rifugiati, per non creare illusioni e false aspettative.
L’esempio migliore, come sempre, è dato dall’esperienza. Come quella di Moussa, rifugiato del Benin accolto da una coppia bolognese, Antonella e Fabrizio: «Mi hanno consigliato nei momenti di difficoltà, mi hanno aiutato con l’italiano e mi hanno spinto a credere in quello che volevo fare - racconta Moussa - Ora studio, faccio teatro e lavoro come operatore in un centro di accoglienza per aiutare altri ragazzi come me».
Alessandra Mura
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
