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Il Meis è sbarcato a New York «Visitatelo, ebrei d’America»

di ANDREA VISCONTI
Il Meis è sbarcato a New York «Visitatelo, ebrei d’America»

La “missione” negli Usa del ministro Franceschini e dei dirigenti del museo, Disegni e Della Seta Il progetto di respiro nazionale spiegato in un incontro all’Italian Academy della Columbia University

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NEW YORK. Ferrara si presenta a New York. Ma non è venuta a corteggiare il grande turismo americano di massa alla ricerca di una fetta di visitatori (e di dollari) che già sono contesi da Roma, Venezia o Firenze.

Ferrara sbarca a New York con una precisa veste culturale che farà sicuramente presa vista la particolare composizione demografica della Grande Mela. E’ la più popolosa città ebraica al mondo ed è il luogo naturale dunque dove presentare il progetto del Meis, il Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah.

Per l’occasione sono venuti a New York il presidente Dario Disegni e la direttrice Simonetta Della Seta che hanno raccontato il progetto, al termine di un evento tenutosi all’Italian Academy della Columbia University, presente anche il ministro Dario Franceschini. Sotto uno splendente sole newyorkese — più estivo che autunnale — i due protagonisti del Meis hanno raccontato il progretto del museo che aprirà ufficialmente il 13 dicembre.

Il perché della presentazione a New York lo spiega meglio il presidente Disegni: «Perchè riteniamo che il mondo americano dei musei e delle fondazioni e dei media sia un target di riferimento per l’iniziativa che vogliamo assumere - cioè raccontare a un pubblico internazionale le vicende storiche degli ebrei in Italia - e che ha dato dei contributi così importanti allo sviluppo della storia e della cultura del nostro Paese così come allo sviluppo della storia dell’ebraismo».

L’inaugurazione è dedicata ai primi mille anni di ebraismo in Italia, una particolare mostra come sottolinea la direttrice Simonetta Della Seta: «Gli ebrei hanno fatto l’Italia come gli italiani. Duecento anni prima di Cristo significa che erano lì prima di tutti gli altri, prima dei normanni, dei vichinghi, dei visigoti. Pensiamo che questa sarà una bella scoperta per il pubblico italiano e quello internazionale».

Del resto, per capire a fondo la cultura italiana bisogna capire la cultura ebraica in Italia. «La comunità ebraica è stata parte integrante – spiega ancora Disegni - e ha dato un contributo molto rilevante alla cultura italiana, si è identificata molto con questo Paese. La storia degli ebrei in Italia diventa anche una storia importante da scoprire in un momento come questo, quando abbiamo da affrontare questioni drammatiche come quella delle migrazioni e dell’inserimento delle popolazioni che sono in fuga dalla guerra e dalla barbarie e che approdano sulle nostre coste». Il progetto non sembra ispirarsi ad altri musei ebraici in giro per il mondo, come conferma Della Seta: «Nasciamo come una realtà completamente nuova perché è una storia mai raccontata. Siamo molto ispirati da altri musei, Berlino, Amsterdam, Parigi, Londra. Ogni grande città europea ha un museo che racconta la storia degli ebrei di quel paese. Ma nessuna di quelle storie nasce così lontana nel tempo e si è intrecciata così tanto con la cultura italiana».

Un’alta concentrazione di ebrei a New York potrebbe, quindi, rappresentare un supporto notevole per l’iniziativa. Disegni evidenzia che «abbiamo già molte relazioni con musei ebraici americani, compresi due qui a New York. Non nascondiamo l’ambizione di essere a nostra volta non soltanto importatori di oggetti ma esportatori di mostre che noi vogliamo produrre per poterle esportare. Ma speriamo anche di poter contare su contributi. Stiamo infatti ragionando sull’ipotesi di costituire un’associazione dei Friends del Meis per contributi privati non solo in Italia ma anche all’estero». Ferrara è la sede scelta per il Meis, un’occasione davvero particolare: «I ferraresi ci tengono moltissimo – spiega Simonetta Della Seta -. Noi abbiamo nel consiglio di amministrazione il vicesindaco e assessore alla cultura. La città è tutta coesa nell’aiutarci convinta che il Meis attirerà a Ferrara un pubblico che ancora non è mai arrivato nella città. Non un pubblico che va già a vedere le grandi mostre al Palazzo dei Diamanti o che va a visitare il Castello Estense, ma un pubblico nuovo, di stampo internazionale, che è appunto un pubblico ebraico che ancora non arriva».



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