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Una rotta inedita per la mafia albanese Indagini sui basisti

Una rotta inedita per la mafia albanese Indagini sui basisti

Gli inquirenti: si aprono adesso scenari investigativi infiniti La roba scaricata in alto mare e galleggiando portata a riva

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«La droga sequestrata, una parte, è qui davanti a voi: ma ciò che sarà interessante è quello che verrà d’ora in poi». Quello che verrà, nelle parole del colonnello Marco De Martino, sarà risalire a ritroso la filiera della droga sbarcata sui Lidi. Cercare i basisti, i trasportatori via mare, gli spedizionieri in Albania, chi la coltiva e la produce e poi impacchetta, verso l’Italia, verso Ferrara. Adesso nelle mani degli inquirenti c’è solo l’ultimo anello della catena, un giovane trasportatore di 19 anni, Rolando Rapaj, in Italia da pochi mesi, clandestino, pagato per questo trasporto, ovviamente, come gli altri tre, ora in fuga (non per molto). E sarà fondamentale, per i carabinieri, capire «come è arrivata qui questa droga, e perchè».

Non lo dice nessuno in conferenza stampa, ma - a taccuini chiusi - la “targa” della droga sequestrata è quella della mafia albanese: non potrebbe che essere così, visto che solo una organizzazione a livelli altissimi può e riesce a gestire un carico di queste dimensioni, in partenza, in arrivo, in distribuzione. La rotta del carico secondo gli inquirenti era tra il Ravennate e il Ferrarese e poi la distribuzione nel Veneto e nel Bolognese, le zone “ricche”, di soldi dove piazare il “fumo”, tanto “fumo”.

Perchè mafia albanese? Non è forzatura giornalistica, perchè - occorre ribadire e ricordare - da decenni nel Ferrarese l’organizzazione oltre mare è di casa, in tutot il Ferrarese: lo dicono vecchi i dati, lo confermano le indagini ancora sotto traccia, quelle attuali. Nel passato non era una novità (da 20 anni ad oggi, le maggiori operazioni antidroga a casa nostra sono state fatte contro la mafia albanese), ma oggi torna prepotentemente alla ribalta. Una organizzazione capace di mettere su due furgoni quattro persone, forse lontane dai vertici, sprovveduti e di non grande uno spessore criminale (che perdono o scordano i documenti di identittà nel furgone, il giovane arrestato) e permettersi di perdere un carico di questa portata. E allora? Allora, le parole dello stesso colonnello De Martino e del vicecomandante del Gruppo Ferrara, Andrea Firrincieli, non lasciano dubbi: «Si apre adesso davanti a noi, uno scenario e un mondo sconosciuti che ci porterà senz’altro ad altre conferenze stampa». Lo scenario di chi fa arrivare un carico del genere su una spiaggia a Ferrara, in pieno ottobre, ben sapendo che in questo periodo non c’è anima viva ai Lidi. E di chi entra nella pineta di Lido Spina - senza perdersi come abbiano fatto noi ieri - sapendo dove andare, quali le vie di fuga, conoscendo i posti. Dunque è possibile che questo non sia solo il primo carico, diciamo sperimentale di una nuova rotta della mafia albanese? Si può dedurre che ci si trovi davanti ad una organizzazione che ha usato ancora altre volte questo stesso modus operandi. E che la rotta verso Ferrara sia quella nuova per fare arrivare la droga. Ma doveva restare qui o essere spedita altrove? E’ possibile che vi siano basisti e magazzini in zona? «Al momento non abbiamo indicazioni in merito - spiegano i vertici - Ma non escludiamo che vi siano». E se dei trasportatori via terra, si sa qualcosa, per quelli via mare? Occorrono barche, non sospette, persone che conoscano il tratto di mare, per arrivare al largo e scaricare: gettando il carico, galleggiante. Ma poi occorre recuperarlo. I pacchi, chi li ha portati a riva? Anche questo è un altro scenario che si apre, sulle complicità ferraresi.

Daniele Predieri

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