Delta del Po, più salvaguardia naturale
Anche nel convegno di Ferrara ribadita la necessità di un minore impatto sul suolo
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Il futuro del Delta del Po passa attraverso cinque importanti e determinanti settori: tutela e gestione integrata e dinamica della biodiversità e del territorio, corretta ed oculata gestione del bacino fluviale e della risorsa idrica, lotta contro i fenomeni del bracconaggio faunistico ed ittico, adozione delle scelte produttive e tecnologiche più innovative a minore impatto su suolo, acqua ed aria e coinvolgimento e partecipazione delle comunità locali.
Temi sui quali al Museo Civico di Storia Naturale si è tenuto un convegno organizzato da ben 14 associazioni impegnate a tutela della natura rappresentate da Stefano Lenzi che oltre ad invitare eminenti relatori ed esperti, hanno proposto la costituzione di un “Patto territoriale ed ambientale“.
L’idea trova i presupposti giuridici già nella Legge n. 662/1996 e punta a far diventare l’area del Delta – il più ampio sistema di zone umide d’Italia – un’area pilota su scala nazionale ed internazionale per la tutela della biodiversità e del paesaggio , l’assetto idrogeologico, l’adattamento ai cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile. I contenuti delle relazioni infatti hanno affrontato singolarmente gli argomenti concordato poi nel sostenere che attualmente la situazione del territorio, essendo una zona di incrocio fra terra e mare, è molto fragile ed il suo equilibrio risulta particolarmente delicato.
A fronte dei cambiamenti sociali, climatici e dove l’uomo interviene spesso in modo dannoso , sono stati ideati diversi progetti tra cui una modalità di pesca sostenibile che la categoria dovrebbe adottare, insieme a quello che maggiormente manca : ovvero una gestione unitaria quindi il Patto territoriale, con un maggiore coinvolgimento delle istituzioni che invece procedono molto lentamente.
Margherita Goberti
Temi sui quali al Museo Civico di Storia Naturale si è tenuto un convegno organizzato da ben 14 associazioni impegnate a tutela della natura rappresentate da Stefano Lenzi che oltre ad invitare eminenti relatori ed esperti, hanno proposto la costituzione di un “Patto territoriale ed ambientale“.
L’idea trova i presupposti giuridici già nella Legge n. 662/1996 e punta a far diventare l’area del Delta – il più ampio sistema di zone umide d’Italia – un’area pilota su scala nazionale ed internazionale per la tutela della biodiversità e del paesaggio , l’assetto idrogeologico, l’adattamento ai cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile. I contenuti delle relazioni infatti hanno affrontato singolarmente gli argomenti concordato poi nel sostenere che attualmente la situazione del territorio, essendo una zona di incrocio fra terra e mare, è molto fragile ed il suo equilibrio risulta particolarmente delicato.
A fronte dei cambiamenti sociali, climatici e dove l’uomo interviene spesso in modo dannoso , sono stati ideati diversi progetti tra cui una modalità di pesca sostenibile che la categoria dovrebbe adottare, insieme a quello che maggiormente manca : ovvero una gestione unitaria quindi il Patto territoriale, con un maggiore coinvolgimento delle istituzioni che invece procedono molto lentamente.
Margherita Goberti
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