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Ferrara sprofonda «Allerta dimenticata»

Ferrara sprofonda «Allerta dimenticata»

Il suolo scende ancora di 1-2 centimetri l’anno, mezzo metro in trent’anni Più acqua da sollevare, bolletta da 6 milioni. Bonifiche: soldi per le idrovore

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Ferrara continua a sprofondare, a velocità solo di poco inferiore a 30 anni fa, ma i soldi per contrastare questa pericolosa deriva in questo lasso di tempo si sono ridotti fino a sparire del tutto. «Bisogna ripristinare le fonti di finanziamento, anche perché i cambiamenti climatici stanno peggiorando la situazione» è il grido d’allarme lanciato qualche giorno fa dai Consorzi di bonifica, di Ferrara e di Ravenna, i territori più esposti a questo fenomeno per via della loro posizione di partenza in gran parte al di sotto del livello del mare. Perdere mezzo metro di quota in poche decine d’anni, per gran parte della nostra provincia, risulterebbe letale, a differenza dei territori appenninici che pure sprofondano più velocemente, e di questo passo ci si arriverà.

Velocità pericolose

I conteggi dei consorzi sono chiari in materia. «Il fenomeno della subsidenza non è esaurito, i nostri territori continuano ad abbassarsi al ritmo di 1-2 metri all’anno, a seconda delle situazioni - ha spiegato Riccardo Roversi, direttore della Bonifica di Ferrara, anche in un recente forum in Senato a Roma - Nell’arco di 20-30 anni fanno mezzo metro in meno. È il caso di ricordare che gran parte della provincia è costantemente tenuta a secco dal nostro sistema di idrovore, e ogni centimetro di abbassamento significa dover sollevare quantità imponenti di acqua in più ogni anno». La bolletta è di 6 milioni di euro. Il tutto grava su di un sistema di 170 opere idrauliche costruite tra 50 e 100 anni fa, che hanno bisogno già oggi di costante manutenzione al quale è dedicato quasi per intero il bilancio del Consorzio, assieme alla cura della rete di canali». Si tratta di 30 milioni di euro, costituiti quasi esclusivamente dai contributi di agricoltori e residenti, all’interno dei quali non ci sono abbastanza risorse per avviare un piano di rinnovamento degli impianti ormai obsoleti. «Circa il 30% degli impianti di sollevamento ha bisogno di essere rinnovato» è la valutazione di Roversi.

Problema dimenticato

Tutto questo era ben noto fin dagli anni Ottanta, e all’epoca la politica prese sul serio questo problema. Risale al 1980, infatti, la legge 845 che finanziò interventi contro la subsidenza prima nella provincia di Ravenna, dove il fenomeno è più accentuato, e poi nel Ferrarese e nel Rodigino. I finanziamenti nazionali furono subito concentrati sul rinnovo e il potenziamento degli impianti di bonifica, con flussi certi che hanno permesso per una decina di anni una programmazione reale. Poi la legge è stata pian piano svuotata e da qualche anno lasciata completamente senza fondi, rientrando la materia nelle competenze regionali. «La Regione data la difficile situazione economica ha azzerato i finanziamenti, Ferrara è stata un po’ dimenticata» lamenta Roversi.

I Consorzi di Bonifica, sorretti dal presidente nazionale Anbi, Francesco Vincenzi («il problema subsidenza deve tornare ad essere una responsabilità nazionale e non gravare solo sulle comunità nazionali»), hanno avanzato richieste precise per il rifinanziamento della vecchia legge, in vista della Finanziaria 2018, che è un percorso più semplice rispetto alla creazione di un contenitore normativo nuovo di zecca. «Ribadito che con i soldi dei consorziati si può fare solo la gestione ordinaria, anche perché opere e canali sono di proprietà dello Stato - rimarca Franco Dalle Vacche, presidente della Bonifica di Ferrara - è necessario garantire un flusso di fondi di 4-5 milioni l’anno, per riavviare la programmazione degli interventi. I soldi tra l’altro ci sono già, si tratta degli 8,5 miliardi di euro stanziati dal governo per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio nazionale, ma non possono accusarci di non aver preparato i progetti: costano centinaia di migliaia di euro di soldi versati dai consorziati, non possiamo spenderli senza prima certezze sui fondi a disposizione per realizzarli». Per venire incontro ai costi annuali dei pompaggi si potrebbero invece attivare sconti sulla bolletta energetica, che nel 2017 supererà i 5 milioni di euro, e non può essere in parte attenuata dall’impiego del fotovoltaico («i nostri impianti lavorano anche di notte» fa presente Dalle Vacche).

Trivelle passate e presenti

Un capitolo a parte merita la ricerca delle cause profonde, è il caso di dirlo, di questa subsidenza. I Consorzi di Bonifica non ci girano intorno, «i territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravenna sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1983 al 1964 - ha denunciato Giancarlo Mantovani, direttore dei Consorzi di bonifica polesani al forum in Parlamento - L’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali». Un fenomeno di natura diversa, quindi, dall’inabissamento appenninico, che ha concause dovute all’azione dell’uomo.

L’attività di ricerca e in qualche caso anche di sfruttamento dei bacini metaniferi, attraverso le trivellazioni, come noto non si è arrestata nemmeno negli ultimi anni, seppure i Consorzi di Bonifica abbiamo assunto una posizione rigida in materia. «Abbiamo sempre dato parere negativo a nuove trivellazioni, ma la Regione Emilia Romagna non sembra essere dello stesso avviso» è l’allarme lanciato da Dalle Vacche. Sarà quanto meno il caso di valutare con particolare attenzione le possibili conseguenze su questo fronte.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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