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Gorino: abbiamo vinto noi I profughi mai arrivati

di Annarita Bova
Gorino: abbiamo vinto noi I profughi mai arrivati

Nel paese della mancata accoglienza nessuno vuole metterci la faccia «Noi non speculiamo su quella povera gente, ma vogliamo stare tranquilli»

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GORINO. Hanno vinto loro. A un anno dalla rivolta di Gorino, nessun richiedente asilo ha messo piede sul territorio. Strani vincitori, a dire il vero, che hanno deciso di non metterci più la faccia e parlano come fiumi in piena ma non vogliono mostrarsi e davanti all’obiettivo della macchina fotografica si girano di spalle.

«Sono finito su Le Figarò - dice ridendo uno dei “capi” della rivolta - Ero io quello seduto sulla pedana di legno. Per alcuni sono un eroe, per altri un razzista. Sono invece solo un padre che vuole stare tranquillo. Chi è gnu nisun e sten ben acsì. E nessuno ci verrà perché qui di case libere non ce ne sono». Ecco inquadrato il problema. «Ci chiedono di accogliere, ma cosa possiamo farci se abbiamo tutte le case occupate?». Lo scorso anno, come spiegato davanti alle telecamere durante una delle decine di trasmissioni, il problema per i richiedenti asilo, che sarebbero dovuti entrare nell’Ostello, erano «la nebbia e le zanzare», cui oggi si aggiungono la mancanza di alloggi ma anche il fatto che «qui non c’è niente, niente. Ha chiuso anche l’edicola adesso. Cosa farebbero qui? Dovrebbero solo stare in giro tutto il giorno...no, no. Non è posto adatto Gorino, siamo troppo fuori dal mondo». Giornali, televisioni, radio hanno invaso il paese per quasi una settimana e in un primo momento nessuno si è sottratto, anzi. «Noi abbiamo solo questo Ostello, l’anno scorso non c’era nemmeno il bar in paese - dicono i protagonisti delle giornate più calde davanti a un aperitivo - Sono arrivati con prepotenza, ci hanno detto che dovevamo andare via e che la struttura sarebbe stata chiusa. Sapevamo che sarebbero arrivate solo donne e bambini ma poi invece è venuto fuori che portavano anche gli uomini. Ci siamo solo difesi, abbiamo cercato di tutelare quello che è nostro. Non siamo a Milano, siamo a Gorino. Ed è inutile dipingerci come mostri, avrebbero dovuto almeno avvertirci, parlare con noi».

Hanno vinto loro, è evidente. «Siamo il paese della mancata accoglienza? Sì. Dite pure quello che vi pare, parlate di noi in ogni modo possibile tanto il risultato è e deve restare uno solo...». Il 24 ottobre del 2016 è stato il Prefetto a individuare l’Ostello quale struttura in grado di ospitare. Negli altri comuni della provincia sono i privati che hanno messo a disposizione gli alloggi. «A Goro e Gorino non c’è gente che ha bisogno di fare soldi in questo modo sporco. Perché alla fine noi siamo razzisti, ma c’è anche tanta ipocrisia in giro. Hanno una casa vuota e fatiscente? Hanno un albergo dove non va nessuno perché in condizioni pietose? Allora prendono i soldi dalle cooperative e ci mettono dentro quei poveracci. E poi la chiamano accoglienza».

In verità nessuno si aspettava un’eco così forte, una sorta di tsunami che ha letteralmente travolto tutti. «Noi abbiamo detto no e ci siamo tirati indietro. Sono arrivati da Ferrara e dal Veneto poi a fare casino. Sono andati in giro con al felpa con su scritto Gorino quando fino al giorno prima non sapevano nemmeno dove fosse Gorino - continuano col viso serio - Persino i francesi ci hanno dato dei razzisti. A noi? Ma cosa ne sanno loro di come si vive qui? Comunque non si discute, posto non ne abbiamo e non ne avremo. Forse a Goro o a Bosco Mesola, ma forse».

Goro e Gorino, insieme per qualche ora in quei giorni così difficili ma pur sempre diffidenti l’una nei confronti dell’altra. «A Goro i profughi? Eh, ma no, qui non sono mai arrivati, non penso verranno mai». Davanti al Bar del Porto, come sul molo la posizione rispetto ai colleghi di Gorino non cambia di una virgola. «Non c’è motivo per cui debbano venire qui, nessun privato si è offerto, non abbiamo case sfitte o inutilizzate - dicono alcuni pescatori - Poi se vogliono mandare qualche donna o i bambini magari ne parliamo prima, cerchiamo di capire bene ma davvero non sappiamo come fare. Abbiamo il dovere di aiutare prima i nostri, siamo arrivati a autotassarci per garantire ai nostri figli scuole e strade decenti. Dobbiamo pensare a noi, e non perché siamo cattivi o orchi come ci vogliono fare passare. Solo che sappiamo solo noi come si vive qui, dove non c’è niente se non la sicurezza di una vita tranquilla». Sì, ma se fossero solo donne e bambini? «Gli uomini arrivano sempre, non ci prendono in giro. Ma comunque il problema non si pone perché non abbiamo strutture. Anche quelle pubbliche non sono a norma, mica possiamo spendere migliaia di euro per sembrare buoni. Pensino quello che vogliono fuori da qui. A Goro ci viviamo noi e vogliamo stare bene, perché poi negli altri comuni, quelli dell’accoglienza, alla fine di problemi ne hanno eccome». Insomma, «a noi non importa. Che parlino pure, che dicano quello che vogliono. Noi andiamo a dormire lasciando le chiavi fuori dalla porta, gli altri hanno le inferriate».

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