Serve oltre un miliardo per sanare il dissesto
Il rapporto dei Consorzi di Bonifica che confermano i rischi del territorio Quasi mille gli interventi consigliati in regione, sono settanta nel Ferrarese
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Resta alto il rischio di dissesto idrogeologico in Emilia Romagna e anche in provincia di Ferrara. In base ai dati dell’ultimo monitoraggio statico effettuato con il contributo dei Consorzi di Bonifica emiliani associati all’Anbi si segnalano quasi mille casi di crisi rilevati nel territorio regionale passati in due anni da 926 a 942 (70 nel Ferrarese). In crescita anche il totale del costo per gli interventi da effettuare che sfiora il miliardo e 116 milioni con un aumento in termini di finanziamenti di 675mila euro.
Per quanto riguarda la provincia di Ferrara in particolare si segnala l’intervento per la sponda del Cer (canale emiliano romagnolo) in prossimità di Sant’Agostino per 940mila euro. Sono invece 53 gli interventi necessari nei territori gestiti dal Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara per quasi 244 milioni e vanno dall’Alto Ferrarese al Delta.
Il consorzio Renana, che in regione presenta lo stato di disagio maggiore con la necessità di 371 interventi, prevede due interventi per arginare la subsidenza nel comune di Argenta. Sono infine 24 su un totale di 183 gli interventi che occorrerebbe fare per sanare la situazione in territorio ferrarese delle strutture gestite dal Consorzio di bonifica Burana. Si tratta di interventi che riguardano prevalentemente la zona delle Pilastresi a Stellata e nel comune di Bondeno.
Oltre ad avere sul nostro territorio un ruolo sempre più attivo e concreto nella lotta quotidiana al progressivo fenomeno del dissesto idrogeologico i Consorzi di Bonifica dell’Emilia Romagna associati ad Anbi svolgono anche una rilevante e costante funzione di monitoraggio tecnico-scientifico delle aree maggiormente a rischio nei diversi comprensori che presidiano.
Ogni anno Anbi, l’associazione nazionale che li coordina, comunica l’elenco dettagliato dell’entità del rischio che ricade sulle singole comunità individuando ed indicando, su segnalazione capillare dei numerosi Consorzi di Bonifica presenti in tutto il paese, importi per la messa in sicurezza e progetti di fattibilità utili per rendere il nostro territorio - così perennemente fragile - più adeguato all’abitabilità umana e alla possibilità di fare economia di lungo periodo.
«L’Emilia Romagna - dichiarano all’Anbi regionale - nel panorama italiano, non è sicuramente un territorio esente da rischi ambientali di ogni tipo e gli ultimi anni, complici i mutamenti climatici repentini, ne sono stati la più palese dimostrazione. Così, alla luce dei dati statistici rilevati negli ultimi dodici mesi negli estesi comprensori di bonifica regionali, occorre dire che il rischio di dissesto idrogeologico resta alto anche se in linea con quello degli anni scorsi. Gli interventi programmati e realizzati dai Consorzi sono stati molteplici, ma sono altrettanto numerose le richieste e le azioni politiche concertate avviate con gli enti locali competenti ed in particolare la Regione Emilia Romagna; azioni diffuse di messa in sicurezza forti di somme stanziate che dovranno consolidare nei fatti le zone più interessate dal fenomeno di dissesto sia nelle aree montane che in quelle pedecollinari e di pianura».
Per quanto riguarda la provincia di Ferrara in particolare si segnala l’intervento per la sponda del Cer (canale emiliano romagnolo) in prossimità di Sant’Agostino per 940mila euro. Sono invece 53 gli interventi necessari nei territori gestiti dal Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara per quasi 244 milioni e vanno dall’Alto Ferrarese al Delta.
Il consorzio Renana, che in regione presenta lo stato di disagio maggiore con la necessità di 371 interventi, prevede due interventi per arginare la subsidenza nel comune di Argenta. Sono infine 24 su un totale di 183 gli interventi che occorrerebbe fare per sanare la situazione in territorio ferrarese delle strutture gestite dal Consorzio di bonifica Burana. Si tratta di interventi che riguardano prevalentemente la zona delle Pilastresi a Stellata e nel comune di Bondeno.
Oltre ad avere sul nostro territorio un ruolo sempre più attivo e concreto nella lotta quotidiana al progressivo fenomeno del dissesto idrogeologico i Consorzi di Bonifica dell’Emilia Romagna associati ad Anbi svolgono anche una rilevante e costante funzione di monitoraggio tecnico-scientifico delle aree maggiormente a rischio nei diversi comprensori che presidiano.
Ogni anno Anbi, l’associazione nazionale che li coordina, comunica l’elenco dettagliato dell’entità del rischio che ricade sulle singole comunità individuando ed indicando, su segnalazione capillare dei numerosi Consorzi di Bonifica presenti in tutto il paese, importi per la messa in sicurezza e progetti di fattibilità utili per rendere il nostro territorio - così perennemente fragile - più adeguato all’abitabilità umana e alla possibilità di fare economia di lungo periodo.
«L’Emilia Romagna - dichiarano all’Anbi regionale - nel panorama italiano, non è sicuramente un territorio esente da rischi ambientali di ogni tipo e gli ultimi anni, complici i mutamenti climatici repentini, ne sono stati la più palese dimostrazione. Così, alla luce dei dati statistici rilevati negli ultimi dodici mesi negli estesi comprensori di bonifica regionali, occorre dire che il rischio di dissesto idrogeologico resta alto anche se in linea con quello degli anni scorsi. Gli interventi programmati e realizzati dai Consorzi sono stati molteplici, ma sono altrettanto numerose le richieste e le azioni politiche concertate avviate con gli enti locali competenti ed in particolare la Regione Emilia Romagna; azioni diffuse di messa in sicurezza forti di somme stanziate che dovranno consolidare nei fatti le zone più interessate dal fenomeno di dissesto sia nelle aree montane che in quelle pedecollinari e di pianura».
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