Richiedenti asilo e spacciatori: il paradosso della reperibilità
La rete dello spaccio di droga che ha nella stazione uno dei suoi nodi centrali si avvale anche di richiedenti asilo, come annotano le cronache quotidiane dei fermi e delle segnalazioni. Ragazzi che...
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La rete dello spaccio di droga che ha nella stazione uno dei suoi nodi centrali si avvale anche di richiedenti asilo, come annotano le cronache quotidiane dei fermi e delle segnalazioni. Ragazzi che attendono una risposta dalle istituzioni sul propria istanza o che stanno valutando la possibilità di far ricorso dopo la bocciatura, come nei casi raccontati ieri e due giorni fa, se non addirittura ospitati dalla rete dell’accoglienza. Persone – una esigua ma significativa minoranza – che tradiscono il patto di fiducia con lo Stato – come il diciottenne richiedente asilo accolto a Jolanda di Savoia nell’ambito di un progetto Sprar (sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati), a cui la Prefettura due settimane fa ha revocato i benefici. Stessa sorte che potrebbe toccare ad altri tre richiedenti asilo ospiti di cooperative e arrestati tra Ferrara e Comacchio per spaccio di stupefacenti, per i quali si aspetta almeno il primo grado di giudizio.
La procedura di garanzia, fa emergere un paradosso: se il richiedente asilo si comporta male dentro la struttura di accoglienza, può essere subito escluso dai benefici; se commette reati gravi come lo spaccio, no. È il meccanismo che si trovano ad affrontare i responsabili dell’accoglienza, dall’Asp alle coop che hanno partecipato ai bandi fino al Prefetto, soprattutto dopo gli arresti di richiedenti asilo-spacciatori. «Al momento dell’ingresso nel programma i migranti firmano un nostro regolamento interno che li impegna a tenere un comportamento corretto – ha spiegato alla Nuova Ferrara Angela Alvisi, presidente Asp – In caso di reiterate violazioni, che vanno da episodi di violenza a infrazioni meno gravi e comunque non penali, vengono automaticamente esclusi dal progetto. È già successo diverse volte». Quando il richiedente asilo incorre invece in un reato penale, è necessario attendere il pronunciamento di un giudice e comunque la decisione dipende dalla Prefettura, con la complicazione della necessità di garantire una reperibilità dell’indagato.
Al tavolo di coordinamentosi è recentemente discusso di come agevolare il percorso di uscita del migrante-spacciatore mantenendolo a disposizione dell’autorità giudiziaria ma non più a contatto con gli altri richiedenti asilo per non lasciar credere loro che chi sbaglia possa cavarsela con mezza giornata in caserma.
La procedura di garanzia, fa emergere un paradosso: se il richiedente asilo si comporta male dentro la struttura di accoglienza, può essere subito escluso dai benefici; se commette reati gravi come lo spaccio, no. È il meccanismo che si trovano ad affrontare i responsabili dell’accoglienza, dall’Asp alle coop che hanno partecipato ai bandi fino al Prefetto, soprattutto dopo gli arresti di richiedenti asilo-spacciatori. «Al momento dell’ingresso nel programma i migranti firmano un nostro regolamento interno che li impegna a tenere un comportamento corretto – ha spiegato alla Nuova Ferrara Angela Alvisi, presidente Asp – In caso di reiterate violazioni, che vanno da episodi di violenza a infrazioni meno gravi e comunque non penali, vengono automaticamente esclusi dal progetto. È già successo diverse volte». Quando il richiedente asilo incorre invece in un reato penale, è necessario attendere il pronunciamento di un giudice e comunque la decisione dipende dalla Prefettura, con la complicazione della necessità di garantire una reperibilità dell’indagato.
Al tavolo di coordinamentosi è recentemente discusso di come agevolare il percorso di uscita del migrante-spacciatore mantenendolo a disposizione dell’autorità giudiziaria ma non più a contatto con gli altri richiedenti asilo per non lasciar credere loro che chi sbaglia possa cavarsela con mezza giornata in caserma.
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