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Case popolari, si cambia Ma il Comune è in ritardo

di Annarita Bova
Case popolari, si cambia Ma il Comune è in ritardo

Comacchio, si riunisce domani la Commissione per discutere il regolamento Il sindaco Fabbri: «Dobbiamo affrontare una situazione complessa»

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COMACCHIO. Si riunirà domani a Comacchio la Commissione comunale di Edilizia residenziale pubblica dove verrà discussa la proposta di modifica del Regolamento per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, modellata sulla base delle novità introdotte dalla legge Regionale.

In ritardo con i tempi? Molto probabilmente sì, visto che entro la fine del mese bisognerà arrivare all’approvazione. «È vero, siamo in ritardo - ammette il sindaco Marco Fabbri - Ma le elezioni prima e il fatto che comunque abbiamo diverse criticità ed un altissimo numero di alloggi e richieste, ha fatto rallentare la macchina, ma siamo pronti». E aggiunge, «ci siamo presi il tempo necessario per capire l’adeguamento alla direttiva regionale, non è stato facile per Comacchio».

Per capire, le case di Edilizia residenziale pubblica dell’Emilia-Romagna hanno, da oggi, nuove regole che definiscono i requisiti d’accesso e i canoni di affitto. A stabilirlo, una delibera della giunta regionale, che conclude il percorso di modifica del sistema avviato un anno fa.

Il canone d’affitto, ribattezzato “oggettivo”, sarà basato, oltre che sulle fasce di reddito degli inquilini, su una serie di indicatori come la metratura, le caratteristiche qualitative dell’appartamento, il comune e la zona in cui è ubicato. E gli stessi criteri saranno applicati uniformemente su tutto il territorio regionale. Il provvedimento, infatti, apporta alcuni correttivi che recepiscono le richieste dei Comuni, con l’obiettivo di rendere più efficace l’applicazione delle regole. «C’è chi pagherà di più e chi di meno - va avanti il sindaco - Il canone minimo stabilito è di 44 euro ed è proprio su questo che abbiamo avuto problemi». A Comacchio in tanti pagano molto meno e non sarà facile per diverse famiglie arrivare a versare il canone richiesto. Dovrà quindi intervenire il Comune mettendo la differenza, ed è proprio su questo che si andrà a discutere domani.

L’approvazione di un nuovo sistema di calcolo dei canoni, che fa leva su parametri oggettivi e non solo sulle condizioni reddituali delle persone che occupano gli alloggi, è un elemento che da tempo veniva richiesto alla Regione dai Comuni e dalle Acer, per avere standard e criteri più uniformi per tutto il territorio regionale. Il patrimonio di alloggi pubblici è sostenuto e finanziato da tutti i cittadini, con risorse pubbliche. È dunque fondamentale preservarlo il più possibile, destinarlo a chi ne ha effettivamente bisogno e riconoscere che ha un valore in sé nei confronti del quale occorre essere responsabili. Il punto è che non tutti possono permettersi il canone minimo. «Non è stato facile e bisognerà adesso far quadrare i conti. Il documento è però sul tavolo e aspetta solo di essere approvato».

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