Causa civile contro ex sindaco e assessori
Migliaro, partito il processo per la morte di una donna con imputati gli amministratori di allora
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MIGLIARO. Le richieste per la responsabilità civile del sindaco e di altri tre ex amministratori dell’ex Comune di Migliaro è stata accolta e il 15 febbraio 2018 proseguirà così il processo per la causa civile relative alla morte di Ornella Botti, la donna di 58 anni morta annegata in un ramo del Po di Volano, a Migliaro, il 14 aprile del 2012.
La Botti si era recata con la madre al cimitero di Migliaro per una visita alla tomba del padre e, dopo aver riaccompagnato a casa la congiunta, ha perso il controllo della sua Fiat Punto a causa del fondo scivoloso, finendo nel ramo del Po di Volano che costeggia la carreggiata, punto stretto e piuttosto pericoloso, non coperto dal guard rail. Ad aggravare la situazione il fatto che viaggiava con il finestrino abbassato. Ma i sommozzatori dei vigili del fuoco la trovarono ancora con le cinture allacciate.
L’indagine era stata chiusa in un primo momento, precisamente dopo l’assoluzione di Ilaria Simoni, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Migliaro (addetta alla manutenzione delle strade), per non aver commesso il fatto. In seguito il gup Silvia Marini ha accolto le richieste dei famigliari della vittima (che si sono costituiti parte civile), che attraverso l’avvocato Eleonora Baldi hanno ottenuto l’allargamento dell’indagine. E così adesso gli indagati sono quattro, ossia l’ex sindaco Marco Roverati e gli ex assessori ai lavori pubblici del Comune di Migliaro dal 2004 al 2013, nel dettaglio Massimo Uba assessore dal 2004 al 2009, Roberto Uba che lo sostituì fino al 2010, e Daniele Frignani, che ricoprì l’incarico dal 2010 al 2013. Sia Roverati che gli Uba sono seguiti dall’avvocato Massimo Bissi, mentre per Frignani l’avvocato è Carlotta Bentivoglio.
«Attiviamo la causa civile - ribadisce l’avvocato Baldi - perché va ricordato che alla base di questa vicenda c’è il risparmio da parte dell’ente di 7.000 euro, quanto serviva per ripristinare il guard rail, installato subito dopo la morte della signora su imposizione della Regione. Il marito e le due figlie chiedono da anni giustizia per la morte della loro cara, avvenuta in un tratto stradale particolarmente pericoloso, stretto e costeggiato da una parte dal canale che porta al Po di Volano e dall’altra da un fosso».
Alla prima udienza di ieri davanti al giudice Giacomelli, oltre ai tre legali, erano presenti il marito e le due figlie della Botti e i tre ex assessori, unico assente l’ex sindaco Roverati. Prossimo appuntamento, dunque, il 15 febbraio del prossimo anno. (d.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Botti si era recata con la madre al cimitero di Migliaro per una visita alla tomba del padre e, dopo aver riaccompagnato a casa la congiunta, ha perso il controllo della sua Fiat Punto a causa del fondo scivoloso, finendo nel ramo del Po di Volano che costeggia la carreggiata, punto stretto e piuttosto pericoloso, non coperto dal guard rail. Ad aggravare la situazione il fatto che viaggiava con il finestrino abbassato. Ma i sommozzatori dei vigili del fuoco la trovarono ancora con le cinture allacciate.
L’indagine era stata chiusa in un primo momento, precisamente dopo l’assoluzione di Ilaria Simoni, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Migliaro (addetta alla manutenzione delle strade), per non aver commesso il fatto. In seguito il gup Silvia Marini ha accolto le richieste dei famigliari della vittima (che si sono costituiti parte civile), che attraverso l’avvocato Eleonora Baldi hanno ottenuto l’allargamento dell’indagine. E così adesso gli indagati sono quattro, ossia l’ex sindaco Marco Roverati e gli ex assessori ai lavori pubblici del Comune di Migliaro dal 2004 al 2013, nel dettaglio Massimo Uba assessore dal 2004 al 2009, Roberto Uba che lo sostituì fino al 2010, e Daniele Frignani, che ricoprì l’incarico dal 2010 al 2013. Sia Roverati che gli Uba sono seguiti dall’avvocato Massimo Bissi, mentre per Frignani l’avvocato è Carlotta Bentivoglio.
«Attiviamo la causa civile - ribadisce l’avvocato Baldi - perché va ricordato che alla base di questa vicenda c’è il risparmio da parte dell’ente di 7.000 euro, quanto serviva per ripristinare il guard rail, installato subito dopo la morte della signora su imposizione della Regione. Il marito e le due figlie chiedono da anni giustizia per la morte della loro cara, avvenuta in un tratto stradale particolarmente pericoloso, stretto e costeggiato da una parte dal canale che porta al Po di Volano e dall’altra da un fosso».
Alla prima udienza di ieri davanti al giudice Giacomelli, oltre ai tre legali, erano presenti il marito e le due figlie della Botti e i tre ex assessori, unico assente l’ex sindaco Roverati. Prossimo appuntamento, dunque, il 15 febbraio del prossimo anno. (d.b.)
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