«Fondazione CariCento Operazione da imitare»
di Gian Pietro Zerbini
Il presidente dell’associazione delle Casse di Risparmio tranquillizza gli azionisti «Ma per Fondazione Carife la salvezza passa invece per una fusione»
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Giuseppe Guzzetti, da 17 anni presidente nazionale dell’Acri (l’associazione che raggruppa le Fondazioni e le Casse di Risparmio) e da oltre 20 presidente della Fondazione Cariplo, è una figura tra le più influenti nel panorama filantropico istituzionale e finanziario italiano. Dal suo osservatorio privilegiato sta guardando le evoluzioni che interessano da vicino il territorio ferrarese.
Presidente come giudica l’operazione dell’acquisizione di CariCento da parte della Banca Popolare di Sondrio?
«La presidente della Fondazione CariCento, Cristiana Fantozzi, ha fatto un’operazione che è da segnalare come un esempio virtuoso di come ci si deve comportare e che sarebbe auspicabile venisse ripetuta anche da altre Fondazioni di origine bancaria. La presidente e il consiglio di amministrazione hanno fatto un’operazione preveggente e fondamentale, che da un lato è attenta a tutelare il patrimonio dell’ente, dall’altro permette di continuare la mission di erogare fondi nel territorio. In questo modo non si priva tra l’altro il territorio della sua banca che continuerà ad operare. La scelta poi di cedere quote azionarie a una banca solida come la Popolare di Sondrio è una mossa intelligente, perché la banca non ha sportelli nel ferrarese e nel centese, ed è una delle più strutturate a livello italiano».
Ma i piccoli azionisti rischiano di essere penalizzati da questa operazione?
«Assolutamente no. Perché si tratta di una trasparente operazione di mercato e i piccoli azionisti avranno lo stesso trattamento che sarà riservato alla Fondazione».
Non c’è da temere per il futuro quindi?
«Guardi, la Fondazione ha dato un futuro alla Cassa di Risparmio di Cento. Non è una fusione che penalizzi, ridimensioni o addirittura faccia scomparire la banca, come purtroppo è successo a Ferrara. La Cassa centese, grazie anche al presidente Carlo Alberto Roncarati e al direttore Ivan Damiano, in questi anni ha ben operato sul territorio e di questo se ne sono resi conto anche i valtellinesi».
Un’operazione di cessione di quote della Fondazione che stava diventando anche un necessità.
«In effetti, si dà attuazione al protocollo del 22 aprile del 2015 tra Mef e Acri per salvaguardare i patrimoni delle fondazioni. Occorre infatti diversificare gli investimenti, altrimenti si rischia, come è successo anche a Ferrara, che la Fondazione perda quasi tutto il capitale, perché lo aveva investito in buona parte nella banca andata poi in fallimento. È sempre rischioso puntare più del 30% in un unico investimento».
La Fondazione CariCento dopo questa operazione come ne uscirà?
«Verrà mantenuto e rafforzato il rapporto tra la Fondazione e il territorio. Inoltre ha dato un futuro a se stessa garantendo il suo patrimonio».
E la Fondazione Carife invece non si trova in salute a causa del crac della banca ferrarese...
«In questi anni abbiamo avuto la crisi soprattutto della Fondazione Carife, di quelle di Macerata, Pesaro e Jesi legate a Banca Marche e di Chieti, a causa dei dissesti bancari. Situazioni che hanno creato disagio e impedito alle Fondazioni di assolvere ai loro compiti di erogazione».
Cosa si può fare e soprattutto quale futuro per queste fondazioni e in particolare per la Fondazione Carife?
«Come Acri abbiamo pensato a una soluzione a questo problema e abbiamo trovato come interlocutore il ministro Padoan, che si è detto disponibile a una sua attenta valutazione».
Di cosa si tratta?
«Si è proposto, dove è possibile, di trovare delle fusioni tra Fondazioni di origine bancaria; in questo modo la fondazione che è dotata di patrimonio eroga anche per la fondazione in crisi l’equivalente che veniva distribuito per i servizi alla persona prima della crisi. Il tutto con la concessione di un credito d’imposta nei confronti della fondazione che svolge il servizio di erogazione anche per la fondazione che non può farlo».
Presidente, un’ultima analisi. Dopo 179 anni la Cassa di Risparmio di Ferrara scomparirà dalla geografia bancaria. Il suo commento come presidente dell’Acri?
«Devo dire che è un fatto doloroso e si poteva anche evitare una situazione così catastrofica per Ferrara. Mi lasci dire che comunque esprimo apprezzamento e solidarietà al collega Sergio Lenzi per quanto ha fatto prima alla Fondazione e poi alla Cassa e anche in Acri. Non ritengo che si possa a lui imputare l’esito negativo di questa vicenda».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Presidente come giudica l’operazione dell’acquisizione di CariCento da parte della Banca Popolare di Sondrio?
«La presidente della Fondazione CariCento, Cristiana Fantozzi, ha fatto un’operazione che è da segnalare come un esempio virtuoso di come ci si deve comportare e che sarebbe auspicabile venisse ripetuta anche da altre Fondazioni di origine bancaria. La presidente e il consiglio di amministrazione hanno fatto un’operazione preveggente e fondamentale, che da un lato è attenta a tutelare il patrimonio dell’ente, dall’altro permette di continuare la mission di erogare fondi nel territorio. In questo modo non si priva tra l’altro il territorio della sua banca che continuerà ad operare. La scelta poi di cedere quote azionarie a una banca solida come la Popolare di Sondrio è una mossa intelligente, perché la banca non ha sportelli nel ferrarese e nel centese, ed è una delle più strutturate a livello italiano».
Ma i piccoli azionisti rischiano di essere penalizzati da questa operazione?
«Assolutamente no. Perché si tratta di una trasparente operazione di mercato e i piccoli azionisti avranno lo stesso trattamento che sarà riservato alla Fondazione».
Non c’è da temere per il futuro quindi?
«Guardi, la Fondazione ha dato un futuro alla Cassa di Risparmio di Cento. Non è una fusione che penalizzi, ridimensioni o addirittura faccia scomparire la banca, come purtroppo è successo a Ferrara. La Cassa centese, grazie anche al presidente Carlo Alberto Roncarati e al direttore Ivan Damiano, in questi anni ha ben operato sul territorio e di questo se ne sono resi conto anche i valtellinesi».
Un’operazione di cessione di quote della Fondazione che stava diventando anche un necessità.
«In effetti, si dà attuazione al protocollo del 22 aprile del 2015 tra Mef e Acri per salvaguardare i patrimoni delle fondazioni. Occorre infatti diversificare gli investimenti, altrimenti si rischia, come è successo anche a Ferrara, che la Fondazione perda quasi tutto il capitale, perché lo aveva investito in buona parte nella banca andata poi in fallimento. È sempre rischioso puntare più del 30% in un unico investimento».
La Fondazione CariCento dopo questa operazione come ne uscirà?
«Verrà mantenuto e rafforzato il rapporto tra la Fondazione e il territorio. Inoltre ha dato un futuro a se stessa garantendo il suo patrimonio».
E la Fondazione Carife invece non si trova in salute a causa del crac della banca ferrarese...
«In questi anni abbiamo avuto la crisi soprattutto della Fondazione Carife, di quelle di Macerata, Pesaro e Jesi legate a Banca Marche e di Chieti, a causa dei dissesti bancari. Situazioni che hanno creato disagio e impedito alle Fondazioni di assolvere ai loro compiti di erogazione».
Cosa si può fare e soprattutto quale futuro per queste fondazioni e in particolare per la Fondazione Carife?
«Come Acri abbiamo pensato a una soluzione a questo problema e abbiamo trovato come interlocutore il ministro Padoan, che si è detto disponibile a una sua attenta valutazione».
Di cosa si tratta?
«Si è proposto, dove è possibile, di trovare delle fusioni tra Fondazioni di origine bancaria; in questo modo la fondazione che è dotata di patrimonio eroga anche per la fondazione in crisi l’equivalente che veniva distribuito per i servizi alla persona prima della crisi. Il tutto con la concessione di un credito d’imposta nei confronti della fondazione che svolge il servizio di erogazione anche per la fondazione che non può farlo».
Presidente, un’ultima analisi. Dopo 179 anni la Cassa di Risparmio di Ferrara scomparirà dalla geografia bancaria. Il suo commento come presidente dell’Acri?
«Devo dire che è un fatto doloroso e si poteva anche evitare una situazione così catastrofica per Ferrara. Mi lasci dire che comunque esprimo apprezzamento e solidarietà al collega Sergio Lenzi per quanto ha fatto prima alla Fondazione e poi alla Cassa e anche in Acri. Non ritengo che si possa a lui imputare l’esito negativo di questa vicenda».
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