Sacchetti per l’ortofrutta, ecologici ma a pagamento
di Alessandra Mura
Dal 1º gennaio non saranno più gratuiti: il costo sarà tra i due e i dieci centesimi Le reazioni: «D’ora in poi solo dall’ortolano». «Prenderò prodotti confezionati»
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Sabato mattina, un supermercato del centro. I clienti si aggirano nel reparto ortofrutta e scelgono mele, pomodori, patate. Magari anche un po’ di castagne, che è stagione di caldarroste. Per ciascun prodotto, zac!, uno strappo al rotolo dei sacchettini trasparenti, dove l’acquisto viene riposto per la pesa alla bilancia e l’applicazione dell’adesivo con il prezzo. Gesti semplici, quasi automatici, che però dal 1º gennaio prossimo potrebbero essere compiuti con molta meno disinvoltura, visto che con il nuovo anno arriverà anche la tassa sui sacchettini stimata - ma siamo ancora nell’ambito del toto-prezzo - tra i 2 e i 10 centesimi per ogni involucro. A monte c’è la volontà europea di ridurre l’impatto degli imballaggi di plastica e rendere obbligatori sacchetti completamente biodegradabili e compostabili. A valle c’è la “versione” della normativa da parte dell’Italia, che nel recepire la direttiva Ue ha stabilito che l’esborso dovrà essere a carico degli acquirenti, condizione questa che per l’Europa non era affatto vincolante.
La legge, approvata in piena estate (il 3 agosto) è passata così in sordina da essere in gran parte ancora sconosciuta, almeno a giudicare dallo stupore misto a fastidio con cui alcuni ferraresi interpellati ieri mattina hanno accolto la notizia. «Giusto il principio, sbagliato il sistema - commenta Paola Rossini - Mi sta benissimo avere più attenzione per l’ambiente, ma perché il peso deve ricadere sempre sulle spalle dei clienti?»
«Tutto dipenderà dal costo dei nuovi sacchetti - afferma Giovanna Chiccoli - perché tra 2 e 10 cent c’è una bella differenza». E per tutta riposta apre la busta della spesa. Nel reparto ortofrutta ha comprato radicchio trevigiano per 70 cent, banane per 1,5 euro e clementine per poco meno di un euro. In tutto 3,1 euro, e i conti sono presto fatti: «Prendiamo l’ipotesi peggiore, in questo caso avrei speso trenta centesimi solo per i sacchettini, il dieci per cento del costo dei prodotti, non mi sembra una sciocchezza».
C’è chi si pone una domanda ancora senza risposta (anche provando a orientarsi tra i meandri di direttive, decreti, leggi, modifiche e commi bis-ter e quater): «Ma si dovrà pagare anche il guanto?»
E c’è invece chi, come il signor Giorgio, ha pronta la soluzione: «Questa novità, che peraltro sapevo, non mi fa né caldo né freddo perché io la frutta e la verdura vado a comprarle dall’ortolano, con bei sacchetti di carta o cassette di legno».
Tra le tante lamentele, ecco una reazione di segno opposto, con un pizzico di praticità: «Sono favorevole alle scelte più ecologiche - premette Marco Canova - tant’è che già ora riutilizzo i sacchettini trasparenti, basta apporre il nuovo adesivo del prezzo su quello vecchio».
Altri fanno notare che a rimetterci saranno ancora una volta i single, già sballottati tra convenienti ma estenuanti confezioni famiglia e lussuose monoporzioni: «Fatemi capire, se compro un po’ di tutto ma in piccole quantità rischio la stangata con i sacchettini? - si chiede Daniela Arlotti - L’ortofrutta era uno dei pochi reparti in cui potevo comprare su misura, e adesso arriva pure questa tegola».
Barbara Fabbri è tra i rari interpellati a essere a conoscenza del provvedimento: «Lo avevo sentito alla televisione, ma avevo capito che era solo una proposta, e invece entrerà in vigore tra un paio di mesi. Che dire,, è un continuo prenderci soldi dalle tasche, prima le buste, adesso i sacchettini, non sanno davvero più che cosa inventarsi».
Ma le obiezioni investono anche l’efficacia del sistema: «Tanto vale prendere i prodotti confezionati e imballati, forse diventerà più economico, almeno se il prezzo sarà fissato a 10 cent», osserva Andrea Gatti». «Ma poi le monetine da 2 e da 5 cent non dovranno sparire? - si chiede un altro acquirente - Non è che alla fine mettendo i sacchettini a 5-6 centesimi ci rimettiamo pure con gli arrotondamenti?».
La legge, approvata in piena estate (il 3 agosto) è passata così in sordina da essere in gran parte ancora sconosciuta, almeno a giudicare dallo stupore misto a fastidio con cui alcuni ferraresi interpellati ieri mattina hanno accolto la notizia. «Giusto il principio, sbagliato il sistema - commenta Paola Rossini - Mi sta benissimo avere più attenzione per l’ambiente, ma perché il peso deve ricadere sempre sulle spalle dei clienti?»
«Tutto dipenderà dal costo dei nuovi sacchetti - afferma Giovanna Chiccoli - perché tra 2 e 10 cent c’è una bella differenza». E per tutta riposta apre la busta della spesa. Nel reparto ortofrutta ha comprato radicchio trevigiano per 70 cent, banane per 1,5 euro e clementine per poco meno di un euro. In tutto 3,1 euro, e i conti sono presto fatti: «Prendiamo l’ipotesi peggiore, in questo caso avrei speso trenta centesimi solo per i sacchettini, il dieci per cento del costo dei prodotti, non mi sembra una sciocchezza».
C’è chi si pone una domanda ancora senza risposta (anche provando a orientarsi tra i meandri di direttive, decreti, leggi, modifiche e commi bis-ter e quater): «Ma si dovrà pagare anche il guanto?»
E c’è invece chi, come il signor Giorgio, ha pronta la soluzione: «Questa novità, che peraltro sapevo, non mi fa né caldo né freddo perché io la frutta e la verdura vado a comprarle dall’ortolano, con bei sacchetti di carta o cassette di legno».
Tra le tante lamentele, ecco una reazione di segno opposto, con un pizzico di praticità: «Sono favorevole alle scelte più ecologiche - premette Marco Canova - tant’è che già ora riutilizzo i sacchettini trasparenti, basta apporre il nuovo adesivo del prezzo su quello vecchio».
Altri fanno notare che a rimetterci saranno ancora una volta i single, già sballottati tra convenienti ma estenuanti confezioni famiglia e lussuose monoporzioni: «Fatemi capire, se compro un po’ di tutto ma in piccole quantità rischio la stangata con i sacchettini? - si chiede Daniela Arlotti - L’ortofrutta era uno dei pochi reparti in cui potevo comprare su misura, e adesso arriva pure questa tegola».
Barbara Fabbri è tra i rari interpellati a essere a conoscenza del provvedimento: «Lo avevo sentito alla televisione, ma avevo capito che era solo una proposta, e invece entrerà in vigore tra un paio di mesi. Che dire,, è un continuo prenderci soldi dalle tasche, prima le buste, adesso i sacchettini, non sanno davvero più che cosa inventarsi».
Ma le obiezioni investono anche l’efficacia del sistema: «Tanto vale prendere i prodotti confezionati e imballati, forse diventerà più economico, almeno se il prezzo sarà fissato a 10 cent», osserva Andrea Gatti». «Ma poi le monetine da 2 e da 5 cent non dovranno sparire? - si chiede un altro acquirente - Non è che alla fine mettendo i sacchettini a 5-6 centesimi ci rimettiamo pure con gli arrotondamenti?».
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