Trasgressori, multe fino a 100mila euro
All’origine dell’introduzione della “tassa sulla spesa” c’è la direttiva europea 720 del 2015 che a sua volta modifica una precedente direttiva (la 94/62/Ce) per quel che riguarda la riduzione dell’ut...
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All’origine dell’introduzione della “tassa sulla spesa” c’è la direttiva europea 720 del 2015 che a sua volta modifica una precedente direttiva (la 94/62/Ce) per quel che riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. La direttiva Ue è stata recepita dall’Italia in sede di conversione del Decreto Legge Mezzogiorno, con l’articolo 9-bis della legge di conversione 123 del 3 agosto 2017. Fra le misure idonee a raggiungere l’obiettivo, le istituzioni europee fissavano «la fissazione del prezzo, imposte e prelievi e restrizioni alla commercializzazione». Precisando però che «gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica fornite come imballaggio per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici oppure se il loro uso previene la produzione di rifiuti alimentari». In altre parole, in base alla direttiva la tassazione dei sacchetti per frutta e verdura non era obbligatoria. La legge 123 del 3 agosto vieta invece la distribuzione gratuita delle buste di plastica monouso a partire dal 1º gennaio 2018. E nei confronti dei commercianti che si rifiutassero di farle pagare la legge adotterà il pugno di ferro con misure severissime: sono infatti previste multe da 2.500 a 100mila euro «se la violazione dei divieto dovesse riguardare ingenti quantitativi di borse di plastica o se il loro valore dovesse essere superiore al 10% del fatturato dei trasgressore, nonché in caso di utilizzo di diciture non idonee ad attestare che le borse rientrino in una delle tipologie commercializzabili».
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