Il nido non riapre Bambini a casa e genitori in difficoltà
Il Mary Poppins comunica la chiusura a settembre inoltrato «Abbiamo avuto grossi problemi con la nuova sede»
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L’asilo nido Mary Poppins di Ferrara dopo l’estate non ha mai riaperto e sono circa dieci le famiglie che si sono trovate a gestire una situazione non facile, con figli da uno a tre anni rimasti a casa, nessuna domanda fatta nei nidi comunali e liste d’attesa negli altri istituti della città.
Al contrario di quanto avvenuto in casi analoghi, i responsabili della struttura questa volta ci mettono la faccia e, raggiunti telefonicamente, spiegano cosa è successo tra voce rotta e forte preoccupazione. «Siamo stati raggirati, c’è una causa in corso e siamo nelle mani dei nostri legali». Il Mary Poppins, è stato inaugurato nel novembre 2011, un nido per bambini dai 12 ai 36 mesi in via Grillenzoni. Un appartamento composto di tre ambienti con cinque posti e tre unità di personale. Le cose vanno bene, i genitori sono contenti e i responsabili decidono di cercare una struttura più grande in grado di ospitare più bambini. La trovano in via Foro Boario, si tratta di un piccolo capannone che risponde alle loro esigenze e stipulano un contratto d’affitto con il proprietario versando una caparra di 600 euro. In estate iniziano i lavori, la struttura va infatti messa tutta a norma per poter ospitare i piccoli ma arrivati alla fine il Comune non rilascia il certificato di agibilità perché mancano alcune certificazioni, tra cui quella antisismica. «Non abbiamo potuto aprire - dicono i responsabili - abbiamo investito tanto, tra arredi e lavori e siamo rimasti a piedi anche noi. Adesso siamo in causa e siamo angosciati perché non sarà facile venirne fuori».
E di raggiri parla però parla anche l’altra parte in causa, il proprietario dell’appartamento chiesto in affitto. «Mi sono fidato ed ho sbagliato», è l’amaro commento: «Lo scorso maggio – prosegue – venne da me una signora chiedendo in affitto il capannone che ho in Foro Boairo per farci un asilo. Io non avevo nulla in contrario ma ho fin da subito precisato che l’avrei affittato così com’era e che lei avrebbe dovuto pensare a tutti i lavori, permessi ed autorizzazioni. Il contratto è stato accettato ed ho avuto come caparra 600 euro». È aggiunge, «La signora ha avviato i lavori di adeguamentodisfando pavimenti, modificando l’impianto elettrico ed altro ancora finché, arrivata quasi a conclusione dell’opera di manutenzione, si è dovuta fermare poiché mancava l’abitabilità che doveva rilasciare il Comune ma che incideva circa per 1500 euro». Fin qui le versioni dei fatti concordano. «La signora in questione mi ha detto che non avrebbero pagato quella cifra e che avrei dovuto farlo io. Ho risposto che gli accordi erano altri e loro hanno rinunciato al progetto». «Dopo aver rotto tutto - prosegue il proprietario - pretendeva di avere la caparra indietro, che non ho voluto restituire perché ho chiesto il ripristino dei luoghi e così lei non mi ha ridato indietro le chiavi. Non mi è restato che rivolgermi all’avvocato, ovviamente spendendo altri soldi...». Insomma, ognuno ha le sue ragioni, ma intanto i genitori sono stati informati solo a settembre inoltrato e i bambini sono rimasti a casa...
Annarita Bova
Margherita Goberti
Al contrario di quanto avvenuto in casi analoghi, i responsabili della struttura questa volta ci mettono la faccia e, raggiunti telefonicamente, spiegano cosa è successo tra voce rotta e forte preoccupazione. «Siamo stati raggirati, c’è una causa in corso e siamo nelle mani dei nostri legali». Il Mary Poppins, è stato inaugurato nel novembre 2011, un nido per bambini dai 12 ai 36 mesi in via Grillenzoni. Un appartamento composto di tre ambienti con cinque posti e tre unità di personale. Le cose vanno bene, i genitori sono contenti e i responsabili decidono di cercare una struttura più grande in grado di ospitare più bambini. La trovano in via Foro Boario, si tratta di un piccolo capannone che risponde alle loro esigenze e stipulano un contratto d’affitto con il proprietario versando una caparra di 600 euro. In estate iniziano i lavori, la struttura va infatti messa tutta a norma per poter ospitare i piccoli ma arrivati alla fine il Comune non rilascia il certificato di agibilità perché mancano alcune certificazioni, tra cui quella antisismica. «Non abbiamo potuto aprire - dicono i responsabili - abbiamo investito tanto, tra arredi e lavori e siamo rimasti a piedi anche noi. Adesso siamo in causa e siamo angosciati perché non sarà facile venirne fuori».
E di raggiri parla però parla anche l’altra parte in causa, il proprietario dell’appartamento chiesto in affitto. «Mi sono fidato ed ho sbagliato», è l’amaro commento: «Lo scorso maggio – prosegue – venne da me una signora chiedendo in affitto il capannone che ho in Foro Boairo per farci un asilo. Io non avevo nulla in contrario ma ho fin da subito precisato che l’avrei affittato così com’era e che lei avrebbe dovuto pensare a tutti i lavori, permessi ed autorizzazioni. Il contratto è stato accettato ed ho avuto come caparra 600 euro». È aggiunge, «La signora ha avviato i lavori di adeguamentodisfando pavimenti, modificando l’impianto elettrico ed altro ancora finché, arrivata quasi a conclusione dell’opera di manutenzione, si è dovuta fermare poiché mancava l’abitabilità che doveva rilasciare il Comune ma che incideva circa per 1500 euro». Fin qui le versioni dei fatti concordano. «La signora in questione mi ha detto che non avrebbero pagato quella cifra e che avrei dovuto farlo io. Ho risposto che gli accordi erano altri e loro hanno rinunciato al progetto». «Dopo aver rotto tutto - prosegue il proprietario - pretendeva di avere la caparra indietro, che non ho voluto restituire perché ho chiesto il ripristino dei luoghi e così lei non mi ha ridato indietro le chiavi. Non mi è restato che rivolgermi all’avvocato, ovviamente spendendo altri soldi...». Insomma, ognuno ha le sue ragioni, ma intanto i genitori sono stati informati solo a settembre inoltrato e i bambini sono rimasti a casa...
Annarita Bova
Margherita Goberti
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