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Lungo peregrinare e 4 tentativi

Caro direttorele scrivo per raccontare della mia prima, esasperante, esperienza con i cassonetti a calotta per la raccolta indifferenziata dei rifiuti. Mi reco a quello più vicino a casa (si trova...

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Caro direttore

le scrivo per raccontare della mia prima, esasperante, esperienza con i cassonetti a calotta per la raccolta indifferenziata dei rifiuti.

Mi reco a quello più vicino a casa (si trova tra via Ariosto e Cosmè Tura) e lo trovo circondato da diversi sacchetti (o sportine) della spazzatura appoggiati a terra. Intuisco che qualcosa non funziona, e infatti i diversi tentativi di conferire nel modo corretto la mia spazzatura falliscono.

Non desisto e vado verso un altro cassonetto, in corso Biagio Rossetti. Stessa scena, carta smeraldo, provo a premere il pulsante ed esce una scritta lampeggiante: standby. Più avanti, all’altezza del parcheggio Diamanti, altro bidone, altri sacchetti a terra, tessera, altro pulsante, altra scritta lampeggiante standby. Me ne torno a casa con la mia spazzatura, ma a quel punto, frustrato per l’accaduto e facendomi in un certo modo violenza visto che abitualmente sono rispettoso delle norme e dei comportamenti da tenere, torno nel primo cassonetto determinato a lasciare a terra il sacchetto, abbandonandolo in mezzo agli altri.

Arrivo e i sacchetti che prima erano a terra sono spariti, segno che evidentemente Hera ha posto rimedio al contrattempo, al che riprovo e la calotta si apre consentendomi di lasciare la mia spazzattura all’interno del cassonetto. Per carità, è vero che camminare fa bene alla salute, ma girare per un isolato con un sacchetto della spazzatura in mano, alla lunga, le assicuro, fa saltare i nervi.

Lettera firmata

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