«Mai più eventi non sicuri Facciamo prima e non dopo»
di Daniele Predieri
Il capo della Polizia, Franco Gabrielli ieri al convegno sulle regole della sicurezza Precisi ruoli e responsabilità divisi tra forze dell’ordine e gli organizzatori privati
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Ha la memoria di uomo di Stato (massimo dirigente di polizia, prefetto e superprefetto, capo della protezione civile e oggi della Polizia di Stato), Franco Gabrielli, ricordando il titolo del giornale del Mattino di Napoli, 26 novembre 1980, che «tre giorni dopo il terremoto in Irpinia, scriveva in un titolo “Fate presto” (alludendo ai ritardi, ndr). Oggi, invece, vogliamo modularlo in “Facciamo prima”». Perchè ancora oggi, come è emerso al convegno della Polizia di Stato alla Sala Estense dove si sono confrontati massimi esperti di sicurezza, amministratori e dirigenti delle forze dell’ordine, siamo ancora il paese del dopo: il dopo tragedia, strage, incidente. «E siamo ancora il paese del cinema Statuto», rincara Gabrielli, alludendo alla tragedia del 13 febbraio 1983 in cui morirono 64 persone per le uscite di sicurezza bloccate e l’incendio che si sviluppò per tessuti non ignifughi che non lasciò scampo: da allora, dopo, tutti cinema sono più che sicuri.
Dopo piazza San Carlo
Ma la sicurezza deve essere garantita anche nelle piazze, dove si svolgono eventi, manifestazioni, spettacoli. L’ultima tragedia che ha imposto nuove regole solo “dopo” (da applicare, perchè già codificate), è di alcuni mesi fa: 3 giugno scorso, piazza San Carlo, sempre a Torino, 1562 feriti e una morta, nel caos causato da 30mila persone che stavano guardando sul maxischermo la finale di Champions League della Juventus, e che in preda al panico per paura di un attentato scapparono (furono scoppiati petardi). Tanto che 4 giorni dopo, il 7 giugno, Gabrielli emanò questa circolare, con regole su ruoli e responsabilità di tutto e di tutti, per imporre quelle non rispettate quella sera, per «un fatto che è diventato un monito», indica Gabrielli.
Non poteva che partire da Ferrara, l’appello del capo della Polizia, al convegno (Safety e Security: ruoli, competenze, sinergie per un gioco di squadra”) sulla sicurezza partecipata, tra pubblico e privata.
Ogni anno 120 eventi a Ferrara
Perchè è qui all’ombra del Castello Estense (non solo in senso figurato, ma pertinente con la sicurezza nelle piazze) che si sono sperimentati i modelli di organizzazione. Tutto parte dalle esperienze sulla gestione dell’ordine pubblico a Ferrara nelle manifestazioni ed eventi di spettacolo (120 l’anno, voluti per una città a vocazione turistica, ha ricordato Maria Teresa Pinna, dirigente del Servizio manifestazioni culturali del Comune di Ferrara), sui protocolli firmati con i gestori delle discoteche e la sicurezza dentro e fuori lo stadio per le partite di serie A della Spal. Tanto da candidare Ferrara ad essere «città pilota della sicurezza in Italia», hanno spiegato i tecnici, tanto che il modello della cabina di regia messa in piedi in questi eventi è presa ad esempio in oltre 30 province in Italia, hanno riferito gli esperti al convegno. Parlando di “circolare Gabrielli”, occorre farlo sulle necessità di garantire sicurezza con il contributo di tanti, soprattutto dei privati, organizzatori di eventi. «E in caso non ci siano le condizioni, questi eventi non si hanno da fare», sintetizza Gabrielli sulla «famigerata circolare», ironizza alle critiche, che, ricorda lui stesso, «fu rimandata al mittente la prima stesura, dava un colpo al cerchio e uno alla botte», e che nella seconda ha proposto un principio base che Gabrielli ripete: «Mai ragioni di ordine pubblico potranno consentire, comunque, lo svolgimento di manifestazioni che non garantiscano adeguate misure di safety». Mai più nessuna deroga, sottovalutazione, scaricabarile, dunque, nel paese del dopo: gli stadi dovranno essere a norma, tutte le condizioni garantite, per eventi pubblici con filtraggi e altro ai varchi di accesso, i sindaci dovranno firmare ordinanze per vietare vetri e altro (bottiglie, il problema di piazza San Carlo) e ci vorranno tanti addetti per controllare tutto.
Da 20 anni patto sicurezza in città
Ribadendo questo, Gabrielli ha citato le considerazioni della vice prefetto di Ferrara Puniccia Niglio, anche lei a livello locale nella cabina di regia delle manifestazioni, che ha ricordato che «già due settimane prima era stata emanata circolare analoga» e che «a Ferrara da 20 anni, dal 1998, si pensa al patto di sicurezza per garantire l’incolumità di tutti». Insomma, le regole ci sono sempre state, ma bisogna applicarle, prima: «Altrimenti eventi e manifestazioni non vanno fatte se non ci sono i requisiti» ha ribadito il viceprefetto. Non più nessuna attenuante, giustificazione «si è sempre fatto così», poichè gli organizzatori privati (e pubblici, enti e comuni) dovranno garantire la loro parte di sicurezza.
Nuove regole per il Castello
Sicurezza partecipata da tanti, e coordinata da questura e prefettura. Perchè alla fine si arrivi, questo l’obiettivo che parte da Ferrara, alla possibilità di adottare nelle piazze, e in occasioni di eventi, una sorta di regolamento d’uso simile a quello adottato già negli stadi, che di fatto, seguendo il modello Ferrara. è già stato applicato ad esempio all’ombra del Castello, da due anni, per l’incendio di Capodanno: stabilire chi e cosa non far entrare nell’area della festa. E chi dovrà fare cosa per far rispettare le regole. Prima, non dopo.
Dopo piazza San Carlo
Ma la sicurezza deve essere garantita anche nelle piazze, dove si svolgono eventi, manifestazioni, spettacoli. L’ultima tragedia che ha imposto nuove regole solo “dopo” (da applicare, perchè già codificate), è di alcuni mesi fa: 3 giugno scorso, piazza San Carlo, sempre a Torino, 1562 feriti e una morta, nel caos causato da 30mila persone che stavano guardando sul maxischermo la finale di Champions League della Juventus, e che in preda al panico per paura di un attentato scapparono (furono scoppiati petardi). Tanto che 4 giorni dopo, il 7 giugno, Gabrielli emanò questa circolare, con regole su ruoli e responsabilità di tutto e di tutti, per imporre quelle non rispettate quella sera, per «un fatto che è diventato un monito», indica Gabrielli.
Non poteva che partire da Ferrara, l’appello del capo della Polizia, al convegno (Safety e Security: ruoli, competenze, sinergie per un gioco di squadra”) sulla sicurezza partecipata, tra pubblico e privata.
Ogni anno 120 eventi a Ferrara
Perchè è qui all’ombra del Castello Estense (non solo in senso figurato, ma pertinente con la sicurezza nelle piazze) che si sono sperimentati i modelli di organizzazione. Tutto parte dalle esperienze sulla gestione dell’ordine pubblico a Ferrara nelle manifestazioni ed eventi di spettacolo (120 l’anno, voluti per una città a vocazione turistica, ha ricordato Maria Teresa Pinna, dirigente del Servizio manifestazioni culturali del Comune di Ferrara), sui protocolli firmati con i gestori delle discoteche e la sicurezza dentro e fuori lo stadio per le partite di serie A della Spal. Tanto da candidare Ferrara ad essere «città pilota della sicurezza in Italia», hanno spiegato i tecnici, tanto che il modello della cabina di regia messa in piedi in questi eventi è presa ad esempio in oltre 30 province in Italia, hanno riferito gli esperti al convegno. Parlando di “circolare Gabrielli”, occorre farlo sulle necessità di garantire sicurezza con il contributo di tanti, soprattutto dei privati, organizzatori di eventi. «E in caso non ci siano le condizioni, questi eventi non si hanno da fare», sintetizza Gabrielli sulla «famigerata circolare», ironizza alle critiche, che, ricorda lui stesso, «fu rimandata al mittente la prima stesura, dava un colpo al cerchio e uno alla botte», e che nella seconda ha proposto un principio base che Gabrielli ripete: «Mai ragioni di ordine pubblico potranno consentire, comunque, lo svolgimento di manifestazioni che non garantiscano adeguate misure di safety». Mai più nessuna deroga, sottovalutazione, scaricabarile, dunque, nel paese del dopo: gli stadi dovranno essere a norma, tutte le condizioni garantite, per eventi pubblici con filtraggi e altro ai varchi di accesso, i sindaci dovranno firmare ordinanze per vietare vetri e altro (bottiglie, il problema di piazza San Carlo) e ci vorranno tanti addetti per controllare tutto.
Da 20 anni patto sicurezza in città
Ribadendo questo, Gabrielli ha citato le considerazioni della vice prefetto di Ferrara Puniccia Niglio, anche lei a livello locale nella cabina di regia delle manifestazioni, che ha ricordato che «già due settimane prima era stata emanata circolare analoga» e che «a Ferrara da 20 anni, dal 1998, si pensa al patto di sicurezza per garantire l’incolumità di tutti». Insomma, le regole ci sono sempre state, ma bisogna applicarle, prima: «Altrimenti eventi e manifestazioni non vanno fatte se non ci sono i requisiti» ha ribadito il viceprefetto. Non più nessuna attenuante, giustificazione «si è sempre fatto così», poichè gli organizzatori privati (e pubblici, enti e comuni) dovranno garantire la loro parte di sicurezza.
Nuove regole per il Castello
Sicurezza partecipata da tanti, e coordinata da questura e prefettura. Perchè alla fine si arrivi, questo l’obiettivo che parte da Ferrara, alla possibilità di adottare nelle piazze, e in occasioni di eventi, una sorta di regolamento d’uso simile a quello adottato già negli stadi, che di fatto, seguendo il modello Ferrara. è già stato applicato ad esempio all’ombra del Castello, da due anni, per l’incendio di Capodanno: stabilire chi e cosa non far entrare nell’area della festa. E chi dovrà fare cosa per far rispettare le regole. Prima, non dopo.
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