Caso Igor, i Verri: nostro padre mandato a morire
I figli del volontario ucciso insistono: si dovevano fermare i controlli ambientali. Il nodo dell’identificazione del russo/serbo
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FERRARA. Nelle 56 pagine dell’atto contro l’archiviazione dell’esposto presentato dai figli di Valerio Verri – la guardia ecologica volontaria uccisa l’8 aprile da Igor Vaclavic – si torna a parlare di uno degli aspetti più discussi di questa tragica vicenda: l’identificazione dell’omicida.
Igor aveva già ucciso una settimana prima, a Budrio, togliendo la vita al barista Davide Fabbri. Secondo l’avvocato degli famiglia Verri, Fabio Anselmo, questa informazione avrebbe dovuto essere utilizzata per sospendere fin da subito – e non dopo il delitto dell’8 aprile – i servizi delle Guardie Ecologiche nell’Argentano e nel Mezzano, proprio perché zone notoriamente battute e frequentate da Igor. Nel documento di opposizione all’archiviazione, il legale cita anche alcuni atti che a suo parere dimostrerebbero una carenza di comunicazione e informazione tra le forze dell’ordine. Che abbiamo potuto leggere.
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Gli atti in questione sono le relazioni inviate dalla Questura e dalla Prefettura di Ferrara alla procura, e sollecitate dal pm proprio in seguito all’esposto dei figli di Verri, presentato il 10 maggio, in cui si ipotizzano omissioni sul rischio della presenza di Igor nel Mezzano. L’attenzione è rivolta alle riunioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica del 31 marzo (all’indomani della rapina ai danni della Guardia Giurata di Consandolo) e del 7 aprile, un giorno prima del delitto Verri. Va comunque sottolineato che in quella sede, dove sono ammessi anche amministratori pubblici e, in generale, persone estranee ai soggetti inquirenti, per tutelare il segreto investigativo, mai vengono forniti dettagli sulle indagini in corso.
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Nella risposta al pm datata 8 giugno, la Questura riferisce che «nessun elemento investigativo per l’ordine e la sicurezza pubblica veniva comunicato alla Questura, né in sede di riunione tecnica di coordinamento. Neppure nei giorni successivi e fino al 10 aprile (quando fu emesso il fermo per il delitto Verri, ndr), data del telex inviato in Questura dall’Arma dei carabinieri, veniva mai evidenziata la possibilità che l’autore dei fatti delittuosi (di Budrio e del Mezzano, ndr) fosse la stessa persona e la medesima potesse identificarsi per Igor Vaclavic». Un collegamento fra i crimini (tra la rapina di Consandolo del 30 marzo e l’omicidio di Budrio del 1° aprile), sottolinea la Questura «veniva ricostruito nei giorni successivi dagli organi di informazione».
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Il documento ricorda che Igor era già noto alla polizia di Stato per le rapine della banda Pajdek che terrorizzarono il Ferrarese nell’estate del 2015 e che culminarono con l’omicidio Tartari (a cui Igor non partecipò). Ma fino al 4 aprile, continua la Questura, i dati anagrafici di Igor il Russo non erano stati ancora “agganciati” a quelli del suo alias, ovvero Norbert Feher il Serbo, per mancanza di impronte digitali; solo a quella data infatti il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip) – 2ª Divisione, inserisce nella banca dati Sdi sull’anagrafica di Igor un collegamento alias con l’anagrafica di Feher. «Sino al 4 aprile, quindi, tutti gli Uffici che hanno consultato in banca dati il nominativo di Vaclavic Igor, non hanno potuto rilevare il collegamento diretto». Quando è scattata la caccia all’uomo, la polizia è stata coinvolta nelle operazioni, con anche l’impiego delle unità operative di pronto intervento, sulla scorta del consolidato rapporto di collaborazione tra Arma e Questura e della necessità di mettere in campo il maggior numero di risorse possibile.
La Prefettura, sempre in risposta al pm, in un atto del 1 giugno scrive: «Nessuna segnalazione risulta pervenuta in relazione all’omicidio di Davide Fabbri, peraltro avvenuto fuori dal territorio della provincia (Budrio). Nessuna disposizione risulta pervenuta dal Ministero dell’Interno prima dell’omicidio Verri». Dopo la tragedia del Mezzano, spiega ancora il Prefetto, i fatti vennero segnalati dai carabinieri, e la stessa Arma il 10 aprile segnalò come presunto responsabile del delitti Norbert-Igor».
Sulla base degli elementi raccolti la procura lo scorso 10 ottobre ha disposto l’archiviazione dell’esposto della famiglia Verri, non ravvisando reati di omissione collegati alla tragica fine del volontario di Legambiente. A questa decisione si oppone ora la famiglia, rilanciando la sua tesi: se gli esiti dei primi riscontri sull’identità dell’autore della rapina di Consandolo e del delitto di Budrio fossero stati comunicati alla riunione del Comitato tecnico, si sarebbe potuta prevedere la presenza di Igor nei suoi luoghi di riferimento.
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