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Costi di gestione alle stelle chiude il centro Lipu sul Po

di Marcello Pulidori
Costi di gestione alle stelle chiude il centro Lipu sul Po

L’amarezza del vicepresidente nazionale dell’associazione Lorenzo Borghi «Nel 2016 qui oltre mille studenti, a rischio anche il Giardino delle Capinere»

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Oltre mille studenti in visita/lezione, un numero imprecisato ed altissimo di animali soccorsi, curati e rimessi in libertà, ed un amore sconfinato per la natura ed in particolare per gli uccelli. Un patrimonio di inestimabile valore che rischia (potrebbe essere questione di giorni) di andare completamente perduto. Lorenzo Borghi, ferrarese dall’antica storia personale, non è soltanto il vicepresidente nazionale della Lipu, ma della Lega Italiana Protezione Uccelli e la vera anima, qui ed altrove. Non è personaggio da sparate, ha fatto della concretezza la sua fede. Dunque le sue possono essere considerate parole prive di ogni senso della retorica: «Sto, e stiamo -ha spiegato ieri mattina davanti alla stazione che si trova a Pontelagoscuro e che, non a caso, si chiama “centro visite” - di vendere la stazione perché non riusciamo più a condurre dignitosamente in porto le iniziative necessarie alla vita della Lipu. Per la verità - dice con parole amare Borghi - la stazione è già in vendita e addirittura c’è una mezza trattativa in corso». Se l’inizio è sconfortante, il prosieguo rischia di essere anche peggiore. «E pensare - dice ancora Borghi - che gli uccelli sono un termometro straordinariamente importante rispetto a quello che accade a livello ambiente, cioè il luogo dove tutti noi viviamo». Tutto quello che riguarda il capitolo “fauna selvatica” è di competenza della Regione. Il centro di recupero di Pontelagoscuro sorge su terreno di proprietà dell’Aipo, l'Agenzia Interregionale per il fiume Po. «Sono 35 anni - prosegue il vicepresidente nazionale della Lipu - che mi occupo della salvaguardia degli uccelli e degli animali più in generale (vedi fauna selvatica, ndr). Se vogliamo mantenere in vita il ”Giardino delle capinere” di Via Porta Catena a Ferrara, non ci resta che vendere questa stazione/centro visite. Non abbiamo tante alternative». Ma perché, chiediamo, si è arrivati a questo punto? Pochi, forse, i contributi pubblici? «Anche, ma non solo - riprende Borghi - . Il fatto è che questa stazione della Lipu è riconosciuta ufficialmente dalla Regione come centro di educazione ambientale. Oltre ad essere classificato come centro di recupero della fauna selvatica di categoria A. Basta questo per capire cosa abbiamo fatto, come Lipu, in questi tanti anni». Qualche numero? «Più di 500 soci solo a Ferrara, che è una delle delegazioni più importanti. Poi c’è il lato economico, delle risorse: per condurre l’attività qui e al Giardino delle Capinere servono circa 45 mila euro l’anno. La convenzione con la Regione viene rinnovata di anno in anno, ma ultimamente non abbiamo ricevute belle notizie». Borghi entra nel merito, nel dettaglio: «Per essere molto chiari: la Regione ci assegna come contributo circa 10 mila euro l’anno, mentre altri 16 mila ci arrivano dal Comune. Noi ringraziamo di tutto questo, ci mancherebbe -spiega ancora Borghi - ma purtroppo non basta. I 10 mila euro della Regione servono per le spese relative a veterinari, medicine, alimenti per gli animali ed, eventuali, primi 7 giorni in caso di ricovero in centri specializzati». Un dato, almeno uno, un po’ confortante c’è: il manufatto che ospita anche convegni, riunioni oltre alle tantissime e già ricordate visite studentesche, e che si trova a Pontelagoscuro è di proprietà della Lipu. Da qui l’idea di venderlo e col ricavato irrobustire le risorse per il Giardino delle Capinere ed evitare che anche questo venga inserito nella lista “a rischio”. «Dove andrebbero a finire specie straordinarie come gufi, allocchi, barbagianni, oche, civette, ricci, lepri, fagiani e potrei proseguire - chiede Lorenzo Borghi - , che fine potrebbero fare?».

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