L’omaggio ai caduti nella cerimonia di ieri al Famedio
La giornata dedicata ai defunti in particolare ai soldati caduti per «eliminare l’odio e la guerra e per una società civile nella pace operosa», come è riportato all’interno del Famedio della Certosa,...
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La giornata dedicata ai defunti in particolare ai soldati caduti per «eliminare l’odio e la guerra e per una società civile nella pace operosa», come è riportato all’interno del Famedio della Certosa, è stata sottolineata ieri dalla celebrazione di una Messa officiata dall’arcivescovo Gian Carlo Perego alla presenza del Prefetto Michele Tortora, del sindaco Tiziano Tagliani e dalla rappresentanza di tutte le forze d’Armi e combattentistiche.
«Ci ritroviamo in questo luogo santo per celebrare i nostri cari defunti morti per la libertà» – ha esordito l’arcivescovo all’omelia - e ricordando le parole di Giobbe, ricche di speranza, ha proseguito dicendo «Io so che il mio Redentore è vivo ; questo è il destino dei nostri fratelli ed il nostro, l’ultimo atto della nostra vita. La distanza con Dio, a causa dei nostri peccati, può rendere offuscata questa visione, ma il Suo amore si riversato nei nostri cuori, allunga così la nostra comunione con Lui».
Fra le altre riflessioni l’arcivescovo ha ribadito che la morte non ha pietà, ma è vinta dall’amore , così come i sentimenti che hanno spronato i soldati a fare il proprio dovere fino ad offrire la loro vita per la patria, li ha portati vicino a Dio.
«Affidiamo i nostri caduti al Signore insieme a tutti i nostri defunti – ha concluso mons Perego – Dinnanzi alla morte, al totale distacco dalla vita sento il dovere, come scrisse papa Palo VI, di celebrare la bellezza e la nostra fugace esistenza».
Al termine della Messa è stata letta la Preghiera della Patria sottolineata dalle note del Silenzio fuori ordinanza ed infine l’arcivescovo ha benedetto le corone che sono state depositate al Famedio.
Margherita Goberti
«Ci ritroviamo in questo luogo santo per celebrare i nostri cari defunti morti per la libertà» – ha esordito l’arcivescovo all’omelia - e ricordando le parole di Giobbe, ricche di speranza, ha proseguito dicendo «Io so che il mio Redentore è vivo ; questo è il destino dei nostri fratelli ed il nostro, l’ultimo atto della nostra vita. La distanza con Dio, a causa dei nostri peccati, può rendere offuscata questa visione, ma il Suo amore si riversato nei nostri cuori, allunga così la nostra comunione con Lui».
Fra le altre riflessioni l’arcivescovo ha ribadito che la morte non ha pietà, ma è vinta dall’amore , così come i sentimenti che hanno spronato i soldati a fare il proprio dovere fino ad offrire la loro vita per la patria, li ha portati vicino a Dio.
«Affidiamo i nostri caduti al Signore insieme a tutti i nostri defunti – ha concluso mons Perego – Dinnanzi alla morte, al totale distacco dalla vita sento il dovere, come scrisse papa Palo VI, di celebrare la bellezza e la nostra fugace esistenza».
Al termine della Messa è stata letta la Preghiera della Patria sottolineata dalle note del Silenzio fuori ordinanza ed infine l’arcivescovo ha benedetto le corone che sono state depositate al Famedio.
Margherita Goberti
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