«La siccità resta un incubo ma pere e mele resistono»
di Marcello Pulidori
L’analisi sul settore di Pier Carlo Scaramagli presidente della Confagricoltura Bene il grano, scarsa la produzione di mais. Segno meno per le barbabietole
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Un’annata agraria atipica, particolare, quella che sta per chiudersi. Con risultati alterni e la preoccupazione (nuova) che si chiama cimice asiatica. Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura, non si nasconde. Il suo è un bilancio fatto di luci e ombre, con produzioni che hanno dato più soddisfazioni ed altre sicuramente meno. «Intanto - precisa Scaramagli - occorre premettere che questa stagione è stata caratterizzata da una pesante siccità estiva che inevitabilmente ha penalizzato le produzioni». Un periodo di “secca”, insomma, che alla fine si è rivelato decisivo, soprattutto in negativo, cioè nel produrre danni all’agricoltura di Ferrara. Ma non tutto è andato per il verso sbagliato. E Scaramagli è il primo a sottolinearlo: «Ci sono stati prodotti - spiega -, penso ai grani, il grano tenero e quello duro, che sono stati penalizzati meno rispetto ad altri. Per fortuna questa produzione complessivamente ha fatto registrare buoni risultati: buona la quantità di grano prodotto, buona la qualità. Da questo punto di vista non ci si può lamentare».
Ciò che, invece, non va proprio giù al numero uno dell’agricoltura ferrarese sono i prezzi: «Prezzi che - commenta il presidente di Confagricoltura - continuano a non essere interessanti». Cosa s’intende per “interessanti”? «Molto semplice - risponde il presidente -: quando si dice prezzi non interessanti, s’intende prezzi bassi, cioè una penalizzazione soprattutto per i produttori che sono costretti a vendere il grano a prezzi, appunto, bassi». Mercato del grano, dunque, non soddisfacente. Prezzi che vengono stabiliti dal gioco della domanda e della offerta, e che risentono moltissimo dell’andamento e di quanto viene deciso alla Borsa delle merci di Bologna, snodo strategico non solo per l’Emilia-Romagna ma indicatore di livello nazionale. Dalla Borsa di Piazza Costituzione 8 partono quindi molte delle direttive che influenzano i mercati, soprattutto quelli delle granaglie. Ma Ferrara non produce solo granaglie. «Assolutamente no - conferma ancora Scaramagli - , un’altra importante voce è quella relativa ai cereali». Vediamoli. Mais? «Il mais - risponde il numero uno di Confagricoltura - ha risentito molto pesantemente della siccità, tanto che la produzione di mais in alcune circostanze è stata anche solo di 60 quintali per ettaro, contro i 90/100 quintali per ettaro degli ultimi anni. Mais che è stato, tra l’altro, ulteriormente sfortunato - dice Scaramagli - perché ha dovuto combattere anche contro un particolare tipo di sostanza nemica, le cosiddette aflatossine, cioè tossine che si formano proprio a causa della siccità e dell’eccessivo calore». Soia? «Altro cereale penalizzato in termini di produzione - sono sempre parole di Scaramagli - , anche qui la causa è la stessa: la siccità». Barbabietola da zucchero? «Anche qui - dice a denti stretti Scaramagli - siamo sul segno meno. Produzione scarsa per le barbabietole, anche in questo caso per colpa di questa famigerata siccità». Diversa produzione, purtroppo uguali risultati, non certo soddisfacenti. Capitolo frutta, che a Ferrara vuol dire anche albicocche, pesche e prugne. Tutti frutti sui quali si sono avversati diversi problemi (guarda caso, ancora la siccità). Altro balzo, ed altri frutti: pere e mele. Sono i prodotti che hanno tenuto meglio sia in termini di produzione, quindi quantità, che di qualità. «Anche i prezzi di mele e pere - mette il sigillo Scaramagli - sono stati soddisfacenti». Fino a 10 anni fa, Ferrara era la capitale italiana di mele e pere. Lo è tuttora, ma solo quanto ad ettari coltivati: «9 mila ettari di pere, 1.500 ettari coltivati a mele». Infine, un accenno relativo a due fenomeni, entrambi negativi: il calo delle imprese agricole e la presenza nei nostri terreni della cimice asiatica. «Le imprese calano perché gli agricoltori non guadagnano più come una volta e perché manca un ricambio generazionale». Finale dedicato alla temibile cimice asiatica: «Si sta diffondendo anche da noi - conclude Scaramagli - . Può colpire i frutteti ma anche i campi di soia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ciò che, invece, non va proprio giù al numero uno dell’agricoltura ferrarese sono i prezzi: «Prezzi che - commenta il presidente di Confagricoltura - continuano a non essere interessanti». Cosa s’intende per “interessanti”? «Molto semplice - risponde il presidente -: quando si dice prezzi non interessanti, s’intende prezzi bassi, cioè una penalizzazione soprattutto per i produttori che sono costretti a vendere il grano a prezzi, appunto, bassi». Mercato del grano, dunque, non soddisfacente. Prezzi che vengono stabiliti dal gioco della domanda e della offerta, e che risentono moltissimo dell’andamento e di quanto viene deciso alla Borsa delle merci di Bologna, snodo strategico non solo per l’Emilia-Romagna ma indicatore di livello nazionale. Dalla Borsa di Piazza Costituzione 8 partono quindi molte delle direttive che influenzano i mercati, soprattutto quelli delle granaglie. Ma Ferrara non produce solo granaglie. «Assolutamente no - conferma ancora Scaramagli - , un’altra importante voce è quella relativa ai cereali». Vediamoli. Mais? «Il mais - risponde il numero uno di Confagricoltura - ha risentito molto pesantemente della siccità, tanto che la produzione di mais in alcune circostanze è stata anche solo di 60 quintali per ettaro, contro i 90/100 quintali per ettaro degli ultimi anni. Mais che è stato, tra l’altro, ulteriormente sfortunato - dice Scaramagli - perché ha dovuto combattere anche contro un particolare tipo di sostanza nemica, le cosiddette aflatossine, cioè tossine che si formano proprio a causa della siccità e dell’eccessivo calore». Soia? «Altro cereale penalizzato in termini di produzione - sono sempre parole di Scaramagli - , anche qui la causa è la stessa: la siccità». Barbabietola da zucchero? «Anche qui - dice a denti stretti Scaramagli - siamo sul segno meno. Produzione scarsa per le barbabietole, anche in questo caso per colpa di questa famigerata siccità». Diversa produzione, purtroppo uguali risultati, non certo soddisfacenti. Capitolo frutta, che a Ferrara vuol dire anche albicocche, pesche e prugne. Tutti frutti sui quali si sono avversati diversi problemi (guarda caso, ancora la siccità). Altro balzo, ed altri frutti: pere e mele. Sono i prodotti che hanno tenuto meglio sia in termini di produzione, quindi quantità, che di qualità. «Anche i prezzi di mele e pere - mette il sigillo Scaramagli - sono stati soddisfacenti». Fino a 10 anni fa, Ferrara era la capitale italiana di mele e pere. Lo è tuttora, ma solo quanto ad ettari coltivati: «9 mila ettari di pere, 1.500 ettari coltivati a mele». Infine, un accenno relativo a due fenomeni, entrambi negativi: il calo delle imprese agricole e la presenza nei nostri terreni della cimice asiatica. «Le imprese calano perché gli agricoltori non guadagnano più come una volta e perché manca un ricambio generazionale». Finale dedicato alla temibile cimice asiatica: «Si sta diffondendo anche da noi - conclude Scaramagli - . Può colpire i frutteti ma anche i campi di soia».
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