La Nuova Ferrara

Ferrara

Raddoppiata la pena ai complici di Igor

di Daniele Predieri
Raddoppiata la pena ai complici di Igor

14 anni a Patrik Ruszo e 15 a Ivan Pajdek, la procura aveva chiesto la metà. Svelato il retroscena: a Villanova c’era il basista

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Più che un assassino e un rapinatore seriale sembra un impiegato che gira nei corridoi del tribunale con la sua cartelletta blu sotto il braccio, imperturbato e imperturbabile: e dire che ha appena incassato altri 15 anni di carcere (oltre i 30 che sta scontando per l’omicidio di Pier Luigi Tartari), per le tre rapine dell’estate del terrore 2015, mentre il ragazzo imputato con lui, che allora lo seguiva come un’ombra, Patrik Ruszo, dovrà fare i conti con i 14 anni di condanna inflitti dal giudice Piera Tassoni, come comprimario del terrore di questi anni a Ferrara, che gli si sommano all’ergastolo, anche lui, per l’omicidio Tartari. Finisce così, ieri pomeriggio, dopo due ore di camera di consiglio del giudice Piera Tassoni, il processo per le rapine ai complici di Igor, processo più che scontato visto che furono loro stessi a confessare quelle rapine e soprattutto il coinvolgimento di quell’«Igor il russo», che allora nessuno conosceva come il killer spietato, ora ricercato in mezzo mondo e che nessuno ancora trova dopo 7 mesi di caccia all’uomo. Erano loro due, Pajdek e Ruszo, i complici di Igor Vaclavic (che allora tutti conoscevano così e non come Norbert Feher dopo l’orrore dei due omicidi, quelli di Davide Fabbri e Valerio Verri): tutti insieme in quell’estate giravano la provincia seminando la paura nelle case di anziani inermi, legandoli e imbavagliandoli, o massacrandoli di botte con bastoni come accaduto per Alessandro Colombani, per 70 euro e la tessera bancomat. Colombani, unica vittima presente in aula di quell’estate del terrore, soltanto ieri ha saputo dalla voce di Pajdek chi aveva indicato alla banda la sua casa come obiettivo per andare a rubare. «Me lo disse A.B. (il nome viene tenuto coperto perchè sono stati trasmessi gli atti per altre indagini, ndr», anche questo uno dei tanti protagonisti della Corte dei miracoli, che aveva base a Berra, attorno alla quale gravitava questa banda di «ladri di gasolio», diventati assassini. Il pm Giuseppe Tittaferrante che aveva seguito fin dall’inizio l’inchiesta sulle rapine non ha avuto dubbi, elencandole con tutti i riscontri trovati e soprattutto sottolineando la gravità di questi assalti. Addirittura facendo anche un collegamento - ipotetico, ovviamente - all’omicidio di Pier Luigi Tartari. Perchè Colombani la sera del 26 luglio 2015, quando venne aggredito davanti casa, venne poi imbavagliato e legato. «Mi picchiarono con un bastone, Pajdek dice che è stato Ruszo, ma l’unica cosa che ricordo è la voce dell’altro, di Igor che oggi in aula non ho riconosciuto in quella di Pajdek che ha voluto scusarsi: ma di che cosa? Del fatto che da quella notte non ho più una mia tranquillità che ho paura solo a rientrare a casa?». Colombani ha sempre detto di essere un sopravvissuto alla violenza della banda Igor/Pajdek/Ruszo: «Ancora oggi non so perchè scapparono, se non lo avessero fatto mi avrebbero caricato in auto, nascosto per prendere più soldi possibili con il mio bancomat. E chissà poi...»

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