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i dati di unioncamere regionale 

Le imprese femminili “tengono”

Il calo è contenuto. Commercio e agricoltura in rosso, bene i servizi

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Al 30 settembre scorso le imprese attive femminili erano 85.158, pari al 21,0 per cento del totale delle imprese regionali, con una leggera flessione (-178 unità, pari a un -0,2%). È quanto emerge dal report di Unioncamere. Gli effetti della crisi si riflettono ancora in misura maggiore sulle imprese non femminili, che sono risultate 3.620 in meno (-1,1%). Quindi le imprese rosa “tengono meglio”.

Negli ultimi tre anni la demografia delle imprese ha un andamento migliore a livello nazionale, anche per le sole imprese femminili, che nel trimestre sono aumentate in Italia (+0,3 per cento) e nella metà delle regioni italiane. L’incremento è stato più rapido nel Lazio e in Campania (+1,2%, in entrambi i casi), ma le imprese femminili aumentano anche in Lombardia (+0,5%) e in Veneto (+0,3%).

Le tendenze a livello settoriale risultano ampiamente divergenti. Crescono le imprese dell’insieme dei servizi (+0,4 per cento, +219 unità), grazie soprattutto all’incremento delle imprese dei servizi alla persona (+143 unità, +1,5%) e delle attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi di supporto alle imprese (+101 unità, +9,2%), nonostante la rilevante eccezione dell’insieme del commercio (-342 unità, -1,5%). Detto del commercio, le tendenze negative originano inoltre dalla storica tendenza negativa in agricoltura (-331 unità, -2,5%) e dalla crisi delle costruzioni (-1,4%).

La flessione dell’insieme delle imprese femminili è da attribuire a quella delle ditte individuali (-0,6% -317 unità) e alla sensibile riduzione delle società di persone (-336 unità, -2,5%), che risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplice.

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