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killer in fuga

«Ravaglia doveva garantire la sicurezza di Valerio Verri»

«Ravaglia doveva garantire la sicurezza di Valerio Verri»

Sul caso Igor e l’omicidio è sempre più scontro: tra procura, familiari e gli inquirenti Ma nell’opposizione all’archiviazione, chiamano in causa anche il collega-poliziotto

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FERRARA. Il caso Igor resta sullo sfondo, ma ciò che lo ha costruito - indagini, attività, atti giudiziari dei primi giorni - rischia di diventare uno scontro istituzionale senza precedenti a Ferrara. Finirà tutto in tribunale, davanti ad un giudice - udienza da fissare a breve - che dovrà mediare e dare risposte alle domande del caso: fu fatto tutto il possibile dal 30 marzo all’8 aprile per capire chi fosse quell’uomo che girava vestita con una mimetica, che rapinò prima una guarda giurata e poi uccise il barista di Budrio, Davide Ferri? Vi furono sottovalutazioni e mancanza di informazioni tra inquirenti, i carabinieri di Ferrara e altre autorità di Polizia, prefettura, Provincia e quant’altre, che portò a non lanciare l’allarme della presenza, pericolosa, di Igor Vaclavic/Nobert Feher in giro per il Mezzano, dove venne poi ucciso Verri? A questi dubbi hanno già risposto, in modo diametralmente opposto, la procura di Ferara - pm Ciro Alberto Savino - che ha chiesto l’archiviazione dell’esposto dei familiari di Verri, i quali tramite l’avvocato Fabio Anselmo ora si oppongono alla decisione dei magistrati cittadini, affermando in modo tranciante che la mancanza di informazioni tra Carabinieri e Questura e Prefettura ha innescato, nei giorni che precedettero la tragedia del Mezzano, una serie di reati,

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«poichè - scrive il legale nell’atto - la morte di Valerio Verri è configurabile come conseguenza del delitto di rifiuto d’atti d’ufficio», le mancate comunicazioni delle indagini su Igor. Ipotesi, al momento, che lo studio Anselmo ha proposto nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione del pm Savino. E ora questa delicatissima e imbarazzante (per lo scontro istituzionale) materia dovrà essere valutata da un giudice nella udienza che verrà fissata a breve.

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Nel proprio atto, però, al di là delle mancate comunicazioni tra inquirenti (i carabinieri hanno già indicato di aver condiviso tutti gli elementi investigativi con tutti) c’è un aspetto passato in secondo piano, in questi giorni. Che chiama in causa l’agente di Polizia provinciale Marco Ravaglia che l’8 aprile venne ridotto in fin di vita da Igor, dalla cui furia si salvò fingendosi morto: Ravaglia e Verri, di pattuglia quel giorno, inseguirono Igor, a bordo di un Fiorino, credendolo un bracconiere nel Mezzano. Secondo l’atto della famiglia Verri, Ravaglia doveva insospettirsi del comportamento di chi scappava, «avrebbe dovuto astenersi dall’inseguirlo e nel caso chiedere rinforzi alla centrale, data la presenza a bordo di Verri, guardia ecologica volontaria, non armata, di cui doveva garantire la sicurezza». Parole misurate che indicano che lo scontro istituzionale è appena cominciato.

Daniele Predieri
 

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