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Tortora: «Lascio una città che non è più isola felice»

di Marcello Pulidori
Tortora: «Lascio una città che non è più isola felice»

Il Prefetto, dopo quattro anni molto intensi, il 20 novembre traslocherà a Vercelli «Qui il livello di civiltà è alto. Turbato da alcuni fatti, ma sarei rimasto volentieri»

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Michele Tortora, 62 anni, prefetto di Ferrara, dal 20 novembre sarà il nuovo prefetto di Vercelli (il prefetto, oltre ad essere il massimo rappresentante del Governo in sede locale, è anche capo delle forze dell’ordine a livello provinciale). Ieri la “Nuova” lo ha incontrato negli appartamenti di Palazzo Giulio d’Este, sede della prefettura.

Prefetto Tortora, 4 anni a Ferrara. Cosa lascia a questa città, e cosa, invece, si porta via da Ferrara?

«Intanto voglio premettere che sono stati quattro anni entusiasmanti. Lascio una città di grandissima civiltà, evoluta, nella quale ho potuto lavorare, pur tra alti e bassi, in modo, mi auguro, fecondo. Cosa porto via da Ferrara? Il sentimento di una città molto sviluppata socialmente e tante amicizie straordinarie che terrò nel cuore per il resto della mia vita. Persone di raro valore, e mi riferisco soprattutto alle loro doti umane oltreché professionali. Una esperienza bella, gratificante. Qui a Ferrara mi sono trovato bene».

Eppure, proprio dal suo arrivo, è successo di tutto. Quattro anni durante i quali non sono certo mancati gravi fatti di sangue. Come li ha vissuti, al di là del suo alto ruolo istituzionale?

«Alcuni di questi fatti, particolarmente efferati, mi hanno profondamente turbato. Mi riferisco all’omicidio Tartari, ai fatti di sangue di Pontelangorino, all’omicidio della donna a Renazzo, al caso Igor. Senza dimenticare il fenomeno migranti».

Un fenomeno che, goccia dopo goccia, ha finito col “contaminare” anche Ferrara. Dal suo osservatorio che scenari può prevedere?

«Il fenomeno è caratterizzato da una straordinaria complessità. È una situazione che ha toccato tutta l’Europa, certo prima l’Italia per questioni geografiche. Scenari futuri? Non sono in grado di fare previsioni. Molto dipenderà dagli accordi internazionali tra i Governi, molto dipenderà anche dalla situazione in Libia. Ciò che mi auguro è che il problema possa trovare una equa soluzione».

Par di “annusare” una certa insofferenza che inizia a montare tra i cittadini. La preoccupa?

«Avverto anch’io una insofferenza da parte della popolazione, o perlomeno di una parte di essa, nei confronti del fenomeno migranti. E questo mi preoccupa. Non è certo un dato confortante».

Crede che questa insofferenza trovi giustificazioni?

«Il mio ruolo non è quello di trovare giustificazioni, ma una cosa è certa: si tratta di un disagio, e mi riferisco a quello palesato da molti cittadini, che va capito».

Ha avuto modo, in questi quattro anni, di avere rapporti diretti coi cittadini?

«Sì, mi è capitato. Io sono stato un Prefetto che ha preso parte a cerimonie, occasioni di confronto e incontro, dibattiti, convegni. Non mi sono mai sottratto alle sollecitazioni interessanti che mi sono venute dalla società civile. Ho sempre cercato, in questi quasi quattro anni, di svolgere la funzione istituzionale in maniera aperta. Questo mi ha consentito di conoscere meglio questa città. Come è altrettanto vero che questo fa parte anche di una cifra caratteriale di ognuno di noi. Io ho cercato costantemente di vivere questa città. E ne sono orgoglioso».

Le dispiace lasciare Ferrara?

«Sì. Lo dico, come sempre faccio, con estrema sincerità. Mi dispiace, sarei rimasto ancora un po’ con voi. Ferrara mi è entrata nel cuore. È una città civile, dove si respira un’atmosfera di serenità, malgrado quanto avvenuto negli ultimi anni».

Ritiene Ferrara ancora un’isola felice?

«Ormai le isole felici non esistono più. Basta guardarsi attorno: Bologna, Padova, Verona. Purtroppo i fenomeni criminosi non sono calati. Però, detto ciò, credo che Ferrara abbia ampie condizioni di tranquillità sociale».

Come giudica i suoi rapporti con le altre istituzioni cittadine?

«Ottimi. Ho registrato un notevole spirito di collaborazione, che ho molto apprezzato».

Una Ferrara dove è arrivato anche l’Esercito. Una novità che lei vede positivamente?

«Penso di sì, credo che l’arrivo dell’Esercito, peraltro impegnato soprattutto al quartiere Gad ed in modo molto, come dire, “discreto”, possa rappresentare un deterrente nei confronti dei delinquenti. Sono convinto che questi soldati faranno bene a Ferrara, la loro presenza aiuterà i ferraresi ad avere meno paure e fungerà anche da collante tra le varie forze dell’ordine».

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